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Perché al successo non è dovuta obbedienza

Vendo dunque sono? I milioni di libri di Camilleri e De Crescenzo, i milioni di idee, fatti e voti del Truce, dei grillini, di Putin. Si può restare selettivi senza negarne i significati, e in certi casi la gloria

21 Luglio 2019 alle 06:41

Perché al successo non è dovuta obbedienza

Andrea Camilleri (foto LaPresse)

Vendo, dunque sono. Il compianto Andrea Camilleri ha venduto trenta milioni di libri. Il compianto Luciano De Crescenzo ha venduto 18 milioni di libri. Il Truce e i grillini e Orbán e Putin hanno venduto sul mercato elettorale e dei sondaggi un numero ultramilionario di idee, fatti e voti. Trump grazie alle vendite è in buona posizione per un secondo mandato. Boris Johnson per lo stesso motivo sarà premier a Londra. Il successo è sempre significativo, genera immedesimazione, emozione, produce...

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Giuliano Ferrara

Giuliano Ferrara

Ferrara, Giuliano. Nato a Roma il 7 gennaio del ’52 da genitori iscritti al partito comunista dal ’42, partigiani combattenti senza orgogli luciferini né retoriche combattentistiche. Famiglia di tradizioni liberali per parte di padre, il nonno Mario era un noto avvocato e pubblicista (editorialista del Mondo di Mario Pannunzio e del Corriere della Sera) che difese gli antifascisti davanti al Tribunale Speciale per la sicurezza dello Stato.

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  • gaetano.tursi@virgilio.it

    gaetano.tursi

    22 Luglio 2019 - 12:12

    “Il successo per numeri è […] il preliminare necessario di una società illiberale che nel suo inconscio paganesimo non celebra gli individui e la loro singolarità ma il piedistallo in cui li colloca”. Delizioso. Ma contiene un paradosso (il paradosso della modernità): la “società illiberale” che impone obbedienza al successo è quella, apparentemente liberalissima, che fa dire al Bellavista di De Crescenzo (per restare in tema celebrativo): “vi dovete mettere paura di quelli che hanno certezze”. E’ quella che (sempre per restare in tema), liscia il pelo agli epicurei (che è più divertente che rompere le scatole come gli stoici). Epperò - poi - non ci lamentiamo se, con Gomez Davila, constatiamo che: “Aver ragione è una ragione in più per non aver successo”.

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  • oliolà

    21 Luglio 2019 - 17:05

    Tu pensa, cominciavo a preoccuparmi. Di fronte a quei numeri mi chiedevo se il torto fosse mio. Decisi di prendere un Camilleri e leggerlo. A tutto malandare l'avrei riportato in biblioteca prima di finirlo - in biblioteca, eh! Non si portano vasi a Samo -. E la scelta? Messo di fronte a una marea di titoli, ho avuto l'impressione di dover prendere un coniglio per le orecchie in un allevamento di conigli, tutti uguali, manco fossero clonati. Non l'ho fatto e la preoccupazione mi è rimasta. Però, però, mi preoccupa anche il fatto di dover mettere nello stesso bidone Camilleri e De Crescenzo con Salvini e Trump. Questi due vogliono la stessa cosa e lo dichiarano apertamente. I primi due cosa volevano?

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    21 Luglio 2019 - 13:01

    Belli i contorni culturali che lei traccia. La realtà biologica ci narra. Ogni entità umana che nasca viva, per continuare a vivere attiva immediatamente l’istinto di sopravvivenza. Cioè tutti quegli accorgimenti difensivi ed offensivi che la sua natura gli mette a disposizione. Li usa “senza guardare in faccia nessuno”, Idem accade per la conservazione della specie e della razza e per tutto quello che riteniamo “mio, nostro”. L’identico procedimento deterministico si instaura in ogni comunità tra i soggetti interni delle stesse e tra comunità diverse. Nasce così, in ogni senso, la “lotta per il potere”. Poiché il “pensiero” ci dice, “fatti non fummo per viver come bruti ma per seguir virtute a conoscenza”, da sempre cerchiamo di conciliare, armonizzare, modellare l’istinto col pensiero. Il successo e tutte le sue implicazioni, malvage o virtuose che siano, obbedito o avversato, fa parte del meccanismo, meglio, della vacca vita boia quotidiana. Il campo di battaglia tra Bruti e Truci

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