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Così abbiamo portato l'America nel fumetto italiano

Venticinque anni fa nasceva la Marvel Italia. Cosa è cambiato da allora? Chiacchierata con gli editor, gli sceneggiatori e gli artisti che hanno accompagnato Spider-Man e Hulk da queste parti

14 Aprile 2019 alle 06:00

Così abbiamo portato la postmodernità nel fumetto italiano

Numeri zero usciti per l'evento alla Lucca Comics del 1994 con copertine di disegnatori italiani

A volte quegli anni erano davvero formidabili. Nella primavera del 1994, venticinque anni fa, nasce la Marvel Italia. La Marvel americana decide di pubblicare da sola le versioni italiane dei suoi personaggi. È un momento particolare (e per molti versi epocale) dell’editoria a fumetti supereroistica in Italia. Dopo il grande successo degli anni Settanta, dove i vari Spider-Man (all’epoca noto come Uomo Ragno), Thor, Capitan America erano pubblicati dall’Editoriale Corno, a causa del fallimento della casa editrice, a inizio Ottanta, i personaggi spariscono dalle edicole. Ci tornano timidamente nella seconda metà del decennio, prima con la Star Comics che pubblica i classici L’Uomo Ragno, i Fantastici Quattro e gli X-Men, poi con la Play Press, con serie come Wolverine e Thor. Ai vecchi lettori della Corno, si aggiunge una nuova generazione: ragazzini nati negli anni Settanta e Ottanta, che si formano non più con i fondatori della Marvel come Stan Lee e Jack Kirby, ma con le star degli anni Ottanta, gli X-Men di Chris Claremont, il Devil di Frank Miller, i Fantastici Quattro di John Byrne. Sono serie cronologicamente sfasate: mentre la Star nel 1990 pubblica gli X-Men di inizio Ottanta, la Play edita gli spin-off Wolverine ed Excalibur di fine Ottanta, spoilerando (anche se all’epoca il termine non veniva utilizzato) anni di storie.

 

A inizio anni Novanta sono quattro gli editori italiani di albi Marvel: Star, Play, Comic Art e Max Bunker Press. La casa madre decide di pubblicarli direttamente, e nasce così la Marvel Italia alla fiera di Lucca Comics della primavera del 1994. Lo staff è in buona parte quello dei curatori degli albi Star, con direttore editoriale Marco Marcello Lupoi ed editor come Massimiliano “Max” Brighel e Luca Scatasta. Anche il lancio è “all’americana”: cinque numeri zero (L’Uomo Ragno, Fantastici Quattro, I Vendicatori, Gli incredibili X-Men, Devil & Hulk) con copertine disegnate per l’occasione da artisti italiani (Claudio Castellini, Pino Rinaldi, Stefano Raffaele, Dante Bastianoni) e versioni diverse per la fiera (e le fumetterie) e per le edicole, le cosiddette variant cover. All’epoca una novità assoluta, negli ultimi anni anche la Bonelli di Tex ha moltiplicato i numeri zero e le variant.

 

Parte del vecchio staff Marvel Italia (ancora attivo) all'aperitivo dei 25 anni
(in mezzo, con la barba, lo storico direttore editoriale Marco M. Lupoi)


   

“Ebbene sì, facevo già parte della squadra Marvel Italia al suo esordio ufficiale nella Lucca di aprile 1994, quando avevamo come ospiti Tom DeFalco, scrittore e all'epoca direttore editoriale della Marvel, e i disegnatori Mark Bagley e Paul Neary” dice al Foglio Max Brighel. “In realtà avevo iniziato a lavorare con gli altri colleghi e amici ai programmi e ai progetti di Marvel Italia almeno nell'autunno 1993, e quella Lucca mi sembra ancora oggi come la realizzazione di un sogno. Io che lavoravo direttamente per la Marvel Italia, e non per un licenziatario di fumetti Marvel. La differenza era abissale, visto che avevamo a disposizione tutti i personaggi e fumetti della cosiddetta Casa delle idee, e non solo alcuni di essi. Per questo, i numeri zero avevano un sommario così pazzesco. Andando a ricrearli per l'imminente libro ‘25 anni di Panini e Marvel in Italia’ siamo tutti impazziti per ritrovare le mille storie che contenevano”.

  

Un evento quasi epocale, come può testimoniare chi c’era: “La prima cosa che ricordo di quella Lucca Comics della primavera 1994 è che il palasport in cui si teneva era chiuso per problemi di agibilità”, dice Brighel. “Tom DeFalco stesso si recò con me e altri ai cancelli del Palasport per parlare con i fan e rassicurarli che il problema sarebbe stato risolto: e così fu. Che bagno di folla quella Lucca! A cena, comunque, avevo ancora la forza per tediare gli autori con le mie domande, nonostante fossi stanchissimo anche per essermi perso in auto per Lucca con gli ospiti a bordo che cercavano di non borbottare o mettermi più a disagio di quanto già non fossi. Nel disegno, Paul Neary mi ha scritto come dedica: spero tu sia riuscito a trovare la strada di casa”.

  

Per Stefano Raffaele, classe 1970, la copertina del numero zero dei Vendicatori (adesso noti con il nome originale di Avengers) è stato l’inizio di una brillante carriera, soprattutto negli Stati Uniti (dove ha lavorato anche per la Marvel) e in Francia. “La nascita della Marvel Italia corrispose con la mia nascita come disegnatore di fumetti, quindi per forza di cose appartiene ai ricordi più belli che ho della mia carriera” dice al Foglio. “Come tutti i disegnatori avevo i maestri ai quali mi ispiravo in maniera molto forte come l’americano di origine coreana Jim Lee, che ho avuto l'onore di incontrare personalmente lo scorso anno. Poi ho fatto la mia strada e il mio stile si è allontanato moltissimo da quegli esordi. Ma tutto quello che è legato a quei primi anni di lavoro resta impresso in modo indelebile”. Lavorare per l'America è stato fondamentale per Raffaele. “Come autore mi ha insegnato subito il mestiere, perché mi ha inserito giovanissimo in un mondo lavorativo dove non potevi permetterti il lusso di perdere tempo. Ho imparato lavorando con gli States ad essere estremamente inflessibile nei miei ritmi lavorativi, cosa che poi mi è servita per tutto il resto della mia carriera. Non sono un disegnatore veloce, anche se produco tanto: sono semplicemente un disegnatore che resta al tavolo da disegno per tantissime ore al giorno, senza perdere concentrazione”.

  

E c’è chi all’epoca era un semplice lettore, come Roberto Gagnor, classe 1977, da anni sceneggiatore di fumetti (in primis disneyani) e di cinema. Nel 2013 scrive, per i disegni Alberto Lavoradori, “Paperinik contro... Capitan Paperopoli!”, storia che porta il supereroe disneyano in un mondo molto simile a quello Marvel, in un appassionato omaggio quasi metanarrativo. “Il mio vero battesimo supereroistico è stato acquistare in edicola X-Men 54, nel 1991, con gli X-Men di Jim Lee” dice al Foglio. “Ho quindi visto l’era Marvel Italia dall’inizio, ed è stato un momento importante per tutti noi fumettisti e fan: lo sforzo editoriale per riunire personaggi e collane sotto un unico marchio, ricostruendo la continuity originale americana (tutti gli albi Marvel sono collegati fra di loro, ndr), senza spoiler o flashback obbligati, ha ricreato anche per noi fan italiani il vero universo Marvel. Lupoi e il suo staff hanno fatto un lavoro fondamentale! Per me, poi, era tutto nuovo ed emozionante: ricordo ancora lo shock e l’esaltazione nel leggere l’Era di Apocalisse, con Legione che uccide il padre Xavier per sbaglio nel passato e cambia tutto l’universo Marvel, creando una distopia in cui Apocalisse trionfa e Magneto è a capo degli X-Men”.

  

Venticinque anni dopo, se da tempo i supereroi Marvel sono pubblicati da Panini che ha rilevato la Marvel Italia, buona parte dello staff che se ne occupa è lo stesso, Lupoi è sempre il direttore editoriale. Sono molti più noti grazie ai film, ma le vendite degli albi sono calate. All’epoca Brighel curava “L’Uomo Ragno”, è sempre editor della stessa testata (arrivata al numero 720) che però adesso si chiama “Spider-Man”. “A mio parere, nel 1994 la Marvel come brand era conosciuta in Italia prevalentemente dagli appassionati di fumetti, a dispetto delle repliche dei vari cartoni animati e dei telefilm di 'L'incredibile Hulk' con Bill Bixby e Lou Ferrigno” dice. “Oggi è davvero ovunque, a partire dal supermarket sotto casa. Come tutti i brand globali, è molto più semplice e chiaro per i consumatori se i nomi dei prodotti (o dei personaggi, nel nostro caso) sono gli stessi in tutto il mondo. Il lettore di fumetti è cambiato come qualunque altro cliente di un'azienda: è più esigente, perché sa che non c'è solo quella. Per questo, ogni mese in Panini Comics cerchiamo di essere sempre al top, mantenendo lo stesso se non un maggiore entusiasmo rispetto al 1994”. Anche se i supereroi vendono meno, Raffaele non è pessimista. “Non credo nella crisi. Semplicemente, il mercato si è frazionato. E, anzi, penso che il fumetto stia godendo di un bellissimo periodo storico. Ci sono una grandissima quantità in più di albi, serie, materiale di tutti i tipi. È vero però che i fumetti Marvel, così come tutti i fumetti di supereroi, adesso vendono meno. Una volta la facevano da padrone, sul mercato. Adesso non è più così, sebbene  i film di supereroi siano invece diventati mainstream. Ma sono due cose diverse”. È un po’ un paradosso, però, che quando erano di nicchia gli albi dei supereroi vendessero ben di più di adesso. “Ora la cultura nerd ha trionfato ed è patrimonio comune, ma ironicamente i fumetti, pur essendo ovunque nello zeitgeist, hanno vendite minori” conclude Gagnor. “Però non muoiono mai e, anzi, si evolvono. Mi resta l’orgoglio di essere stato tra i primi: posso dire, parafrasando la frase di Enrico Ruggeri a proposito del punk , ‘Sono stato nerd prima di voi’”.

Stefano Priarone

Stefano Priarone scrive, ha scritto (e, si spera) scriverà, in genere di cultura pop  e di tennis (ma non solo), un po’ dappertutto da La Stampa a Il Foglio da Oggi a Fumo di China da Dylan Dog Magazine a Urania all’ahinoi scomparso Telefilm Magazine. Appassionatissimo di fumetti (ha fatto pure la tesi di laurea in economia su Paperon De’ Paperoni), lo vedete raffigurato, come Dottor Priarigaris, da Alfredo Castelli e Giancarlo Alessandrini, autori della serie a fumetti della Bonelli  Martin Mystère.  Dei suoi libri finora usciti il suo preferito è Nerd Power (Tunuè), analisi del mondo nerd al quale è fiero di appartenere.

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