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La fine degli esperti e l'odissea contemporanea del concetto di libertà

Siamo tutti medici, professori, allenatori e politici

4 Febbraio 2018 alle 06:00

La fine degli esperti e l'odissea contemporanea del concetto di libertà

Public Domain Pictures

A “Radio anch’io” di giovedì 1 febbraio Marco Cappato illustra le proprie ragioni e prospettive sulla legge sul biotestamento appena entrata in vigore. La sua chiarezza aiuta a capire nel frattempo altri aspetti dell’odissea attuale del concetto di libertà. Nell’augurarsi che la prossima legislatura introduca il suicidio assistito, infatti, Cappato spiega che la legge non indebolisce la cosiddetta alleanza terapeutica ma impedisce che i medici possano praticare delle cure “contro la volontà del paziente”. Sulla vicenda del biotestamento e sui suoi fondamenti nella concezione problematica di libertà come pura autodeterminazione si è già detto. Nelle parole di Cappato, però, emerge un secondo aspetto culturalmente significativo, che va al di là della legge in questione.

 

L’idea che il medico non possa praticare cure contro la volontà del paziente sembra pacifica ma non lo è. Certo, esclude casi estremi di accanimento terapeutico. Tuttavia, che il medico ne sappia più del paziente e che possa indicargli il suo bene anche quando quest’ultimo, non capendo, sia in disaccordo era un’esperienza comune e accettata. L’esperto, il medico in questo caso, conosce di più la situazione e può quindi vedere il bene del paziente al di là del momento doloroso e delle considerazioni immediate. Lo stesso valeva per i maestri, i professori, gli allenatori e anche i politici, cioè per tutti coloro che avevano in mano elementi di sapere che dovevano far valere per il bene altrui, a scapito dell’apparenza e della volontà che troppo spesso solo su di essa si basa per giudicare.

 

Come le scelte del medico potevano sembrare contro la volontà del paziente, così i pesanti compiti erano senz’altro avvertiti come contrari alla volontà dello studente, le decisioni dell’allenatore contro quella dei giovani giocatori, il faticoso cammino di una linea politica che richiede sacrifici contro l’immediato benessere. Si pensava però che l’esperto potesse portare a realizzazione il vero desiderio del suo “paziente”, potesse cioè indicare la strada che, attraverso qualcosa di apparentemente contrario alla volontà e al gusto, potesse alla fine portare a un bene maggiore.

  

In effetti, la concezione della libertà come pura autodeterminazione che sta alla base delle frasi di Cappato e di buona parte della mentalità dominante ha alterato profondamente questo senso comune. La pura autodeterminazione richiede di togliere gli intermediari esperti, che sono sempre un pericolo in quanto diversi da me e potenzialmente opprimenti, e la disintermediazione sembra facile ai tempi di internet. Quasi tutti, con un’occhiata a internet, possono mettere in dubbio il parere del medico e anche, come nel caso dei vaccini, di un’intera tradizione medica. Contrariamente a quanto avveniva un tempo, spesso i genitori a scuola contestano i professori in nome del benessere dei figli studiato su qualche fonte alternativa, per non parlare dell’assalto nei confronti degli allenatori delle squadre giovanili di calcio. Siamo tutti medici, tutti professori, tutti allenatori e, ovviamente, tutti politici. L’idea della politica senza gli esperti della politica è ormai diffusa e apparentemente giustificata – fino agli estremi del partito senza alcuna intermediazione, costruito solo utopicamente dalla rete – salvo poi lamentarsi del fatto che i politici non sono statisti e non riescono ad avere visioni a lungo termine.

   

Certo, gli esperti spesso si sono rivelati deludenti e fallibili, ma l’idea che se ne possa fare a meno è ingenua e dannosa, come dimostrano l’attuale impoverimento culturale e le difficoltà sociali a esso connesse. Alla base di questa disintermediazione dai saperi esperti, però, c’è sempre la stessa riduzione del concetto di libertà: la libertà senza un fine, senza il bene a cui aderire, senza una comunità o una società da servire, tende ad affermare solo se stessa e diventa progressivamente sempre più isolata e solipsista. Sospettosa ormai di ogni rapporto, essa tende a combattere per una sola cosa: la norma, la legge che renderà la vita come quella delle mummie leopardiane, “lieta no, ma sicura”.

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Commenti all'articolo

  • mauroumb

    18 Febbraio 2018 - 10:10

    Questa è ' una diatriba molto poco centrata. Nel caso , non è in discussione il come curare , quali medicine prendere, o l'evoluzione delle malattie . Si sceglie il vivere o il morire . Su questo , non esistono esperti più esperti . Quindi l'esempio non va . E' vero però quello che sostiene l'articolo sul dissprezzo sostanziale che si ha dell'esperto. In nome di unastrana forma di democrazia che annulla il valore dello studio e del sapere. Il quale sapere , non deve allargare arbitrariamente il suo campo , accapare diritti oltre quelli che il sapere acquisito comporta . In fondo è questione di limiti . I limiti del sapere, quelli dell'ignoranza e quelli della libertà . Difficile evitare invasioni di campo. Ma possbile con buon senso e misura

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