L'album "Wake up!" è curato da don Giulio Neroni, produttore artistico e sacerdote

I discorsi del Papa in chiave pop non riabilitano la musica sacra

Mario Leone
Don Giulio Neroni, produttore artistico, sacerdote paolino votato alla comunicazione, ha curato l’uscita di "Wake up!", raccolta di discorsi di Papa Francesco accostati a inni della tradizione sacra, arrangiati in chiave pop. “E’ un album di musica prog-rock, con venature anche pop” scrive Rolling Stone recensendolo.

In una società segnata dal cambiamento repentino, dalla “liquidità” dei rapporti umani (come teorizza Zygmunt Baumann), anche i codici di riferimento nel giudicare l’esperienza musicale stanno subendo grosse modifiche. Lo scriveva Riccardo Muti nell’introduzione al libro di Benedetto XVI “Lodate Dio con arte” (Marcianum Press). Muti ricordava come ormai si percorrono nuove strade: la musica si sta affermando come fenomeno mutevole  e complesso. Il linguaggio si è arricchito e proliferano modelli culturali e musicali che cercano spazio e attenzione non solo tra culture altère ma molto volte da uomo a uomo.  Di certo, non è opportuno reputare uno stile “migliore” rispetto a un altro. Tuttavia, non si possono dimenticare quegli elementi di autentica bellezza che hanno ispirato il patrimonio culturale della nostra storia.

 

Lo stesso sguardo lo si deve usare nell’ambito della musica sacra, che risente delle stesse problematiche e che, negli ultimi tempi, è sempre più eseguita nei teatri, luoghi “culto” della musica colta e quasi inutilizzata nei luoghi “di culto”. Qui, infatti, è sovente sostituita da repertorio più ispirati al pop o al folk. Non è il caso di tornare per l’ennesima volta sullo schitarramento che ormai anima le nostre liturgie. Penne più illustri del sottoscritto e un Pontefice come Benedetto XVI hanno approfondito esaustivamente il tema. Allora di cosa parliamo? Di Don Giulio Neroni, produttore artistico, sacerdote paolino votato alla comunicazione, che da pochi giorni ha curato l’uscita di Wake up!, raccolta di discorsi di Papa Francesco accostati a inni della tradizione sacra, arrangiati in chiave pop. “E’ un album di musica prog-rock, con venature anche pop” scrive Rolling Stone recensendolo. Don Neroni la definisce una operazione ardita per avvicinare ancor più le persone, compiuta grazie all’aiuto di Tony Pagliuca, tastierista storico de Le Orme, insieme a PFM e Banco del Mutuo Soccorso. E’ proprio Pagliuca ad addentrarsi in territori a lui forse poco noti: “Abbiamo messo le mani sul canto gregoriano che da musicista ho sempre considerato troppo semplice” […] Con il maestro Doni abbiamo cercato il meglio dell'armonizzazione e di inserire il ritmo, completamente assente nel Gregoriano, dando energia dove serviva e dove c'era la possibilità".

 

E’ questo il metodo giusto per riabilitare (se mai ce ne fosse bisogno) e far incontrare il repertorio sacro? Pensiamo di no. La musica sacra nasce dalla fede “ed è capace di esprimerla e comunicarla facendoci intuire le armonie Celesti”. Con queste parole Benedetto XVI pone il primo punto: la musica sacra ha la sua origine in un avvenimento, quello della fede, capace di ispirare l’uomo. Nessun piano commerciale o d’avvicinamento. Per quanto concerne il canto gregoriano,  Pio X nel motu proprio “Tra le sollecitudini” ricordava che il carattere sacro di una composizione lo si coglie nella ”ispirazione e sapore alla melodia gregoriana”. Questa, per rispondere a Pagliuca, è sì senza ritmo e priva di armonizzazioni, ma volutamente tale. L’unica sua forza risiede nella parola orante che vive sulla bocca del fedele che domanda.

 

[**Video_box_2**]Si pone un’ultima domanda che esplicitiamo “utilizzando” Fëdor Dostoevskij: “Un uomo colto, un europeo dei nostri giorni, può credere, credere proprio, alla divinità del figlio di Dio, Gesù Cristo?” Può ancora ascoltare, pregare e apprezzare il repertorio sacro? Sì. La bellezza (dell’arte, della musica sacra etc…) ha un potere positivo, che attira, che suscita, che risveglia. Ha un potere di attrattiva che non necessita di altro aiuto se non di essere puramente bellezza. Non ha bisogno di Stratocaster e tamburi, arrangiamenti particolari e ritmi sfrenati. Si impone perché bella come chi l’ha ispirata: il Figlio di Dio che “spogliò se stesso” mostrando,  nella semplice umanità, tutto il “potere” della sua attrattiva. Questo riaccade sempre nel bello, quindi anche nella musica sacra (soprattutto se utilizzata all’interno della Liturgia). Questo la rende “vincitrice” come chi l’ha ispirata.