Sequestrata la nave della Ong tedesca: “Soccorre migranti non in pericolo” - Come si è arrivati al fermo della Iuventa
L’ipotesi è “favoreggiamento dell'immigrazione clandestina”. Ma non c’è nessun collegamento con la mancata firma del codice del Viminale. In mare prevale il diritto internazionale, ricorda Bruxelles
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2 AUG 17
Ultimo aggiornamento: 03:08 AM | 15 AUG 20

Il reato contestato dalla procura di Trapani alla ong tedesca Jugend Rettet, proprietaria della nave Inventa sequestrata stamattina, è favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. Non si tratta di "associazione a delinquere perché parliamo solo di accordi”, ha detto il procuratore aggiunto di Trapani, Ambrogio Cartosio, in conferenza stampa. Un'attività per la quale, secondo Cartosio, i membri dell'equipaggio non prendono alcun compenso dai trafficanti. “La motivazione riteniamo resti essenzialmente umanitaria. L'unico ritorno possibile potrebbe essere solo di immagine e in termini di donazioni”.
Ma ci sono “gravi indizi di contatti tra i trafficanti e membri dell'equipaggio”, ha aggiunto Cartosio, che precisa di riferirsi a incontri avvenuti “in mare”. Nessun legame, “nella maniera più assoluta”, tra il sequestro della nave e la mancata firma da parte dell’ong del codice di condotta predisposto dal Viminale. Anche dal ministero dell'Interno hanno tenuto a chiarire che se ci sarà una “stretta” sulle ong che non hanno firmato, questa non è da intendersi come atteggiamenti "invasivi", ma piuttosto basata sulla attività di controlli delle navi che chiedono di attraccare nei porti italiani con a bordo migranti raccolti dai barconi nel Mediterraneo centrale.
Bruxelles ha sostenuto il codice di condotta delle ong, ha dichiarato martedì il portavoce della Commissione europea per la migrazione e gli affari interni, Natasha Bertaud. L’Ue auspica che un "numero maggiore" di organizzazioni firmino il documento preparato dal Viminale e sostiene che a chi non firma non sarà garantito l’accesso nei porti della penisola, se salverà migranti in aree non di competenza italiana. Ma il portavoce ha sottolineato che “il diritto internazionale continua a essere valido in tutte le circostanze e richiede che la barca più vicina a un incidente debba salvare i migranti e condurli al porto più sicuro" (e questo non implica che sia il più vicino).
“Sostenere che ci sia – ha continuato Cartosio nel corso della conferenza stampa di oggi – un piano coordinato tra Ong e trafficanti libici mi sembra fantascienza, anche perché le finalità sono umanitarie”. È però “accertato che, seppure questa imbarcazione in qualche caso interviene per salvare vite umane, in più casi questo non avviene di fronte a 'un imminente pericolo di vita'": i migranti “vengono scortati dai trafficanti libici e consegnati non lontano dalle coste all'equipaggio che li prende a bordo della Iuventa. Non si tratta dunque di migranti salvati, ma recuperati, potremmo dire consegnati. E poiché la nave della Ong ha ridotte dimensioni, questa poi provvede a trasbordarli presso altre unità di Ong e militari”.
Il magistrato ha spiegato che si indaga su tre episodi specifici, due avvenuti il 18 e il 26 giugno 2017 e uno risalente al 10 settembre 2016, anche se ce ne sono altri che fanno ritenere come “abituale” la condotta dell'equipaggio. “Si procede contro ignoti perché l'equipaggio cambia spesso e quindi occorrono accertamenti ulteriori” e non sono emerse “responsabilità dei vertici della Ong”. “C'è un pericolo serio di reiterazione dell'attività delittuosa”, ha detto il pm. “È una indagine delicata – ha aggiunto – che ci rendiamo conto può essere oggetto di strumentalizzazioni”, ma questo rischio “non può frenare le indagini".