Far rispettare il codice delle Ong per misurare gli attributi dell'Italia

Claudio Cerasa

Perché la lotta contro l'estremismo umanitario è giusta

Al direttore - Leggo che alla fine alcune Ong hanno scelto di non firmare il codice di autogoverno voluto dal Viminale. Leggo che addirittura, e provo imbarazzo per questo da italiano, che Medici senza frontiere non ha firmato il codice perché, sostiene, “in nessun Paese in cui lavoriamo accettiamo la presenza di armi, ad esempio nei nostri ospedali”. Dunque, continueremo ad avere immigrazione non controllata e Ong non controllate che alimentano l'immigrazione?

Marco Rareti

 


  

Il codice di condotta per le Ong era effettivamente un passaggio importante per ricominciare a gestire l'immigrazione in modo umanitario, certo, ma senza più subirla, e soprattutto governando il fenomeno. Il codice prevedeva e prevede alcuni passaggi importanti. Assoluto divieto per le navi umanitarie di entrare in acque libiche. Possibilità di raggiungere le acque libiche solo in presenza di “un evidente pericolo per la vita umana in mare". Vincolo a “non telefonare o mandare segnali luminosi per facilitare la partenza e l'imbarco di mezzi che trasportano migranti, per non facilitare i contatti con i trafficanti". E soprattutto “obbligo ad accogliere a bordo ufficiali di polizia giudiziaria per indagini collegate al traffico di esseri umani”. Tra le Ong hanno sottoscritto il documento Moas e Save the Children. Le altre non hanno accettato il documento.

 

 

Il Viminale ha detto che “l’aver rifiutato l’accettazione e la firma pone quelle organizzazioni non governative fuori dal sistema organizzato per il salvataggio in mare, con tutte le conseguenze del caso concreto che potranno determinarsi a partire dalla sicurezza delle imbarcazioni stesse. In una condizione diversa, saranno invece parte integrante le Ong che hanno sottoscritto il Codice”. Questa affermazione può voler dire molte cose. Noi ci auguriamo che ne voglia dire soltanto una: alle Ong che non accettano di avere personale di polizia giudiziaria sulle loro navi non può che essere vietato l'ingresso nei porti del nostro paese. Parlando con questo giornale, due settimane fa, il ministro Minniti è stato chiaro. Vale la pena riportare le sue parole: “Le Ong considerano prioritario salvare persone in mare non garantire la sicurezza nazionale del paese che andrà ad accogliere quei migranti. Nel momento in cui operano numerose navi civili un paese serio prende tutte le misure per coniugare la salvezza della vita con le esigenze della propria sicurezza e con l'indefettibile obiettivo di combattere i trafficanti di esseri umani”. La lotta contro l'estremismo umanitario è giusta. E il rispetto del codice sulle Ong sarà un passaggio importante per misurare gli attributi dell'Italia.

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  • Claudio Cerasa Direttore
  • Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.