Scontri al corteo di Milano contro le Olimpiadi
A due giorni dall'approvazione del decreto sicurezza e a una settimana dalle violenze di Torino, ancora cariche e idranti a Corvetto durante la manifestazione promossa dal Comitato Insostenibili Olimpiadi. Fermati alcuni attivisti
Momenti di forte tensione nel pomeriggio a Milano durante il corteo nazionale contro le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina. La manifestazione, promossa dal Comitato Insostenibili Olimpiadi e che, secondo gli organizzatori, ha radunato oltre cinquemila persone provenienti da diverse regioni del nord Italia, si è trasformata in scontri con le forze dell’ordine nella zona di piazzale Corvetto.
Il corteo, partito nel primo pomeriggio da Porta Romana e da piazza Medaglie d’Oro, ha attraversato alcuni snodi sensibili della città, avvicinandosi all’area dello Scalo di Porta Romana, dove è in costruzione il Villaggio Olimpico. Qui i manifestanti hanno ribadito la loro contrarietà alle opere legate ai Giochi, denunciando l’impatto ambientale e sociale degli interventi urbanistici previsti. La situazione è degenerata quando un gruppo di manifestanti si è staccato dal corteo principale tentando di dirigersi verso la Tangenziale est. In quel frangente si sono verificati contatti con le forze dell’ordine, che sono intervenute con cariche e l’uso degli idranti per contenere l’avanzata. Dal fronte dei manifestanti sono stati lanciati bottiglie, petardi, fumogeni e, secondo alcune ricostruzioni, anche lacrimogeni. Il bilancio provvisorio parla di cinque o sei manifestanti fermati e accompagnati in questura dopo gli scontri. Dopo l’intervento delle forze dell’ordine, i partecipanti hanno indietreggiato e il corteo si è arrestato, mentre gli agenti in assetto antisommossa hanno sbarrato la strada in direzione della tangenziale.
Durante la giornata non sono mancate azioni simboliche. In via Benaco, poco distante dal Villaggio Olimpico, alcuni attivisti si sono arrampicati su un’impalcatura per esporre uno striscione con la scritta “Ice out of Milan”, in riferimento alla contestata collaborazione con l’agenzia statunitense Immigration and Customs Enforcement nell’ambito dei dispositivi di sicurezza. Altri striscioni sono stati calati da un cavalcavia dell’ex Scalo Romana, accompagnati dall’accensione di fuochi d’artificio e fumogeni. Prima della partenza del corteo, i manifestanti avevano inscenato anche un flash mob, sollevando alberi di cartone come simbolo degli abbattimenti legati alla realizzazione della pista da bob di Cortina.
Nelle ore in cui a Milano si registravano cariche e idranti, il tema dell’ordine pubblico era già al centro dello scontro politico dopo quanto accaduto a Torino il 31 gennaio scorso, durante la manifestazione legata allo sgombero dell’ex centro sociale Askatasuna: secondo la ricostruzione riferita in Consiglio comunale dal sindaco Lo Russo, ai tre cortei (circa 20mila persone) si sarebbe aggiunto un gruppo di circa 1.500 che per circa due ore ha attaccato le forze dell’ordine con pietre, bottiglie, razzi e bombe carta, causando il ferimento di oltre 100 agenti; il bilancio indicato è di tre arresti (due in flagranza e uno in flagranza differita) e 24 denunciati, oltre a danni stimati per circa 164mila euro.
Su questa scia, il governo ha appena accelerato e approvato in Consiglio dei ministri il 5 febbraio un nuovo decreto sicurezza, che interviene anche sulla gestione delle manifestazioni: tra le misure indicate figurano la possibilità di perquisizioni immediate sul posto e un accompagnamento “preventivo” fino a 12 ore in occasione di servizi di ordine pubblico, oltre all’estensione dell’arresto in flagranza differita a nuove fattispecie, tra cui il danneggiamento commesso durante manifestazioni. Per la maggioranza è una risposta necessaria dopo episodi di violenza; per opposizioni e movimenti è invece un irrigidimento del diritto di protesta, destinato a pesare proprio in vista dei grandi eventi.
"Esperienza anni '90"