(foto LaPresse)

Imparare dal passato

Rileggere la storia di Saianogorsk per capire cosa può essere andato storto a Suviana

Jacobo Giliberto

Era il 17 agosto 2009 quando esplose una turbina nella centrale idroelettrica della diga Sajano-Sciuscenskaia, in Siberia. Morirono 75 persone

Cupo di rabbia e di dolore, racconto una tragedia oscena che ha molte somiglianze con quella della centrale di Bargi. Era il 17 agosto 2009 quando esplose una turbina nella centrale idroelettrica della diga Sajano-Sciuscenskaia vicino a Sajanogorsk, in Siberia; l’acqua in alta pressione a 2 mila chilopascal scoppiata dalle condotte forzate distrusse la sala macchine e allagò i locali adiacenti. Morirono 75 persone, molte delle quali erano esperti e ingegneri a consulto attorno a una turbina, la numero 2, che continuava a dare problemi. La centrale idroelettrica è sotto il paramento della diga sul fiume Enisei. Ha dieci turbine in parallelo, ciascuna alimentata da una delle dieci condotte che scendono dallo sbarramento della diga, per una potenza totale di 6.400 megawatt. Una potenza enorme.
 
La centrale fu avviata nel 1979 a 30 chilometri a monte di Sajanogorsk, la città sorta nel 1975 per costruire la diga e poi per ospitare le industrie che vengono alimentate da quell'elettricità, come gli stabilimenti di produzione di alluminio Sajanskij Aljuminevyj Zavod. Andava a manetta in quei giorni la centrale di Sajano e il 2 luglio 2009 la RusGidro aveva annunciato il primato di produzione di quell'impianto. Problema: delle dieci macchine, la turbina 2 vibrava come un’ossessa. Aveva sempre vibrato fin dal primo avviamento nel 1979, spaccava flange e cuscinetti, saltava sul suo asse, e nell'agosto 2009 aveva 29 anni e 10 mesi d’età e stava per compiere i 30 anni di garanzia. Si stava avvicinando finalmente il momento di rottamarla. C'era sempre qualcuno a smontare per tentare di aggiustare quella maledetta turbina numero 2. Nel marzo 2009, cinque mesi prima che esplodesse, alla turbina venne aggiunto un regolatore automatico di velocità realizzato dalla ProvAvtomatika ma, niente da fare, al contrario vibrava ancora più forte, fuori da ogni tolleranza di progetto, fino a far impazzire il pennino sul nastro del sismografo della centrale. (Sì, ogni centrale elettrica ha un sismografo pronto a interrompere l'attività in caso di terremoto). Alle 23,14 della notte tra il 16 e il 17 agosto 2009 venne riavviata la numero 2 ma il fracasso pazzesco in tutta la sala macchine era diventato insopportabile; si regolarono più volte le saracinesche dell'acqua per rallentare o accelerare il flusso, perché la turbina 2 era di turno per il compito di modulazione della produzione elettrica della centrale. Cioè le altre turbine lavoravano a manico per fare il carico costante di base, invece la turbina 2 era modulata di continuo per seguire le variazioni di domanda dei consumatori elettrici. Ogni volta che il flusso di acqua si abbassava, l’acqua spingeva con forza pazzesca la turbina contro il coperchio. Nella notte, all’1,20 un incendio nella centrale idroelettrica siberiana di Bratsk aveva provocato un blackout ai sistemi automatici delle centrali della zona, fra le quali la centrale di Sajano.

La mattina del 17 agosto 2009 intorno alla turbina 2 si era riunito un consulto di una cinquantina fra ingegneri e tecnici. Alle ore 8,13 la numero 2 con 256 metri cubi d’acqua al secondo stava lavorando a 475 megawatt (potenza massima di 640 megawatt). Strappati gli 80 bulloni, il carter di copertura esplose e volò il rotore di mille tonnellate e il getto d’acqua in alta pressione devastò l’intera sala macchine e i locali sottostanti. Chi era sopravvissuto all’esplosione cercava di nuotare via tra gorghi feroci. I sistemi automatici di regolazione erano senza alimentazione e addetti corsero ai rubinetti manuali per chiudere con una lentezza esasperante le valvole d’afflusso dell’acqua immense, pesanti 150 tonnellate; poi in alto sulla diga furono spalancate le paratoie degli scolmatori per deviare, rovesciandola nel fiume, l’acqua che spingeva nelle condotte forzate. Tra i danni correlati, la perdita di 40 tonnellate di olio dielettrico dei trasformatori e la distruzione di allevamenti di pesce lungo il fiume. Ribelli ceceni millantarono una rivendicazione dell’incidente e se ne attribuirono la paternità come attentato. Il direttore del giornale Novy Fokus, Michail Afanasev, lo stesso ora in carcere per avere pubblicato notizie censurate sulla guerra in Ucraina, scrisse reportage non graditi sulla tragedia e venne picchiato da due aggressori anonimi. Una tragedia cupa di dolore e rabbia con troppe somiglianze a martedì.

Di più su questi argomenti: