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Tanto sgommò che piovve

L'uomo che ha taroccato la Ferrari non va imprigionato: va premiato!

Alberto Mattioli

Ad Asti, un ventiseienne da giorni e si pavoneggiava al volante della sua rossissima F420, un modello, prodotto dal 2005 al 2009 su design Pininfarina. Solo che sottoposto a un controllo della Guardia di finanza si è scoperto che la sua macchina non era made in Maranello, bensì una modesta Toyota MR Coupé. Una storia meravigliosa

E adesso speriamo solo che non lo mettano in galera. La storia è meravigliosa, come tutte quelle che arrivano dalla deep provincia italiana. Nel caso, Asti. Protagonista, un ventiseienne che da giorni strombazzava e rumoreggiava e si pavoneggiava al volante della sua rossissima Ferrari F420, un modello, informa l’Ansa, prodotto dal 2005 al 2009 su design Pininfarina. Tanto sgommò che piovve un controllo della Guardia di finanza.

 

E così i solerti finanzieri scoprirono che la Ferrari non era made in Maranello, anzi non era nemmeno una Ferrari, bensì una modesta Toyota MR Coupé nella quale stemmi, loghi, cerchi delle ruote, carrozzerie, volante e in sintesi tutto il visibile era stato sostituito con analoghi oggetti similCavallino. Insomma, una Ferrari taroccata, come il parmesan cheese, il chianti messicano, il prosciutto di Parma di Pechino, gli Armani made in chissà dove. A seguire, perizia dei periti e la solerte procura di Asti che denuncia il malcapitato per utilizzo senza autorizzazione di marchi di fabbrica registrati. Il sottoscritto avrebbe voluto lanciare una petizione per chiedere all’inflessibile giudice (ce ne sarà pure qualcuno, in Italia) di soprassedere. Uno che falsifica una Ferrari non è un criminale ma un genio, tanto più che lo faceva non per venderla a qualche babbeo, ma per l’unico piacere di farcisi vedere sopra, ventisei anni e già in Ferrari, chissà che frisson ad Asti, che successi con le ragazze, che invidie al bar, che ammirazione di coetanei.

 

Siamo alla tradizionale passione nazionale per la bella figura, l’idea così barocca e italiana che l’apparire conta più dell’essere, del trompe l’oeil, dei palazzi dove supremi ebanisti facevano sembrare marmo il legno una volta finiti i soldi del committente, della rutilante facciata con dietro il nulla, dell’inaugurazione invece della manutenzione, dei fuochi d’artificio e dell’artificio dialettico (i governi Conte, in pratica). E poi, tutta una tradizione antichissima e arcitaliana della truffa che certifica la prevalenza del furbo sul cretino. La Ferrari tarocca è la divisone binaria di Mussolini (due reggimenti invece di tre, così il numero delle divisioni cresce più in fretta), sono i due intriganti italiani del Rosenkavalier di Hofmannsthal, è Wanna Marchi che urla in tivù di non mettere troppi sali da bagno dimagranti nella vasca, perché poi rischiate di finire giù per lo scarico, è Totò che vende la fontana di Trevi all’americano boccalone (però in materia, ci fosse ancora Paolino Isotta confermerebbe, il vero capolavoro è il cameo di Nino Taranto come ispettore doganale Giuseppe Mastrillo in Totò contro i quattro: c’era stato un vero ispettore Cesare Mastrella che truffò alle Dogane 750 milioni – di allora – con uno scandalo clamoroso che arrivò fino in Parlamento).

 

Insomma, ci si stava già mobilitando per chiedere che al ventiseienne di Asti fossero concesse tutte le possibili attenuanti, compresa quella della genialità, e che venisse non punito ma premiato quando si è scoperto, ahinoi, che la truffa non è italiana. Il giovine, retrocesso latae sententiae da genio ad asino, la “Ferrari” se l’è andata a comprare nel Regno Unito, pare per 35 mila euro (fosse stata vera, ne sarebbe costati almeno 100). Il trucco e l’inganno ci sono ma sono tutti britannici. Realizzati bene, almeno, se si pensa che la contraffazione includeva perfino uno speciale marchingegno per riprodurre il tipico rombo delle Ferrari autentiche. Pare anche che il caso sia molto più diffuso di quel che si pensi. Informa Libero che è già stata smascherata una sedicente Lamborghini che era in realtà un’utilitaria, mentre su Internet è possibile acquistare il necessario per il taroccamento fai-da-te. Ci hanno pensato i giapponesi e il kit completo costa duemila euro, che per una Ferrari è in effetti un affare. Delusione ma consolazione per noi chic per nulla radical che la macchina proprio non l’abbiamo perché non abbiamo nemmeno la patente e giriamo nel modo più elegante possibile: in tram.

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