cerca

Spifferare segreti è un’arte che alla Casa Bianca s’è affinata parecchio

Per tutti, vendicatori, innamorati, carrieristi, semplici chiacchieroni vale un’unica regola: non essere scoperti

Paola Peduzzi

Email:

peduzzi@ilfoglio.it

15 Maggio 2018 alle 06:03

Spifferare segreti è un’arte che alla Casa Bianca s’è affinata parecchio

Donald Trump (foto LaPresse)

Cera una volta “ti dico un segreto, ma non dirlo a nessuno”. Jonathan Swan di Axios ha scritto un resoconto basato sulle indiscrezioni di spifferatori professionisti che spiegano perché rivelano ai media quel che accade alla Casa Bianca, l’evoluzione su scala politico-globale di quel “non dirlo a nessuno” che fin da piccole abbiamo imparato a non prendere mai sul serio. Ci sono vari tipi di segreti non conservati: le indiscrezioni piccine che fanno quasi sorridere (tra le ultime ce n’è una deliziosa, che fa quasi tenerezza: tutte le sere Donald Trump chiacchiera a lungo con l’amico e alleato Sean Hannity, anchorman di Fox News; si ritirano presto nelle loro stanze ma dormono poco entrambi, vedono il mondo allo stesso modo, si consolano, non c’è amico migliore di quello che ha voglia di ascoltarti proprio quando tu hai bisogno di parlare), le indiscrezioni in tempo reale (quelle che fan sbagliare tutti i titoli ai giornali), le indiscrezioni brutali e quelle storiche – le gole profonde non sono nate oggi. Swan è andato dai suoi leaker più generosi – sa di non avere alcuna esclusiva – e ha chiesto: perché?

 

Uno risponde che ci sono due tipi di indiscrezioni: il primo è la vendetta personale, il secondo è più tecnico, riguarda il mestiere dei comunicatori, dare informazioni accurate o almeno condivise di quel che accade nelle stanze del potere. Solitamente se hai perso un dibattito interno – e nel mondo trumpiano ce ne sono tantissimi, finiscono di solito anche male – è facile che la trasformazione in leaker sia immediata: speri che là fuori qualcuno ti dia ragione postuma, magari lo stesso presidente, bisognerà anche approfittare qualche volta di tanta volubilità. Ma il fattore personale ha più spesso il sopravvento: pare di essere in uno “stallo di tipo messicano”, dice un leaker. Tutti hanno un’arma (un’indiscrezione) a disposizione contro qualcun altro, i segreti non esistono più, e prima o poi la useranno: meglio sparare per primi, anche se abbiamo visto molti film di Tarantino, e sappiamo come va a finire: con una carneficina. Ma se pensi che il leak sia l’ultima risorsa, vita o morte, ti sbagli: molti spifferatori professionisti non sono i più disperati, usano le informazioni a loro conoscenza in modo strategico e tattico, oggi dico questo e domani dico quest’altro, tanto i giornalisti là fuori prendono tutto e reinterpretano a loro volta, nel telefono senza fili puoi sempre mentire. Poi sì, ci sono anche i frustrati, gli incompresi, quelli che spifferano perché altrimenti non li ascolta nessuno, e ci sono i i leaker per amore (o per sesso comunque basta), che rivelano segreti altrui per farsi belli o come pegno di fiducia: lo dico a te perché sei tu.

 

Per tutti, vendicatori, innamorati, carrieristi, semplici chiacchieroni vale un’unica regola: non essere scoperti. Uno spifferatore dice che si segna le espressioni utilizzate dagli altri, i tic linguistici, le parole preferite e poi, quando è il momento di svelare il segreto, usa quelle, in modo da sviare i sospetti. Un altro ha raccontato che conta quante persone ci sono nella stanza, li guarda negli occhi – pare che tra leaker ci si riconosca – e capisce le intenzioni degli altri. Finora gli è andata bene, ma è un attimo confondersi, a maneggiare segreti bisogna essere precisi e sbagliarsi di rado, soprattutto non ci si deve divertire troppo, perché chi tradisce con sprezzo poi si vede.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi