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Ora che la Brexit è un affare di donne, c’è una moglie ciarliera e spietata che fa paura a tutte

5 Luglio 2016 alle 06:15

Ora che la Brexit è un affare di donne, c’è una moglie ciarliera e spietata che fa paura a tutte

Regina Elisabetta II incontra Nicola Sturgeon

La Brexit, prima che accadesse, era tutto un affare di maschi, di liti tra maschi, di alleanze tra maschi, di patti tra maschi, di gare tra maschi, di dispetti tra maschi. Poi quando la Brexit è successa davvero, le donne hanno svegliato i mariti che dormivano, hanno iniziato a risolvere i calcoli più difficili, si sono messe a scrivere e segnalare le verità importanti e ora eccole: sono dappertutto. Ci sono le candidate, due per la leadership dei Tory, una per quella del Labour: c’è Tehersa May, leader schiva e algida che sta rilasciando interviste “umanizzanti” con foto sorridenti e rilassate per togliersi di dosso l’etichetta di seria-noiosa (ha comunque fatto un elogio dell’antisocialità che andrebbe imparato a memoria, non è che sono una solitaria è che voi mi annoiate a morte, ha detto ai giornalisti che ascoltavano l’ennesimo annuncio di candidatura dell’ultima settimana); c’è Andrea Leadsom, che è bravissima con i numeri e che raccoglie il consenso di chi vuole una Brexit dura ma elegante e convinta; c’è Angela Eagle, che sta organizzando una rivolta al leader del Labour, Jeremy Corbyn, e continua a mandare avvertimenti decisi, anche se la sua verve sembra evaporare ogni giorno che passa – la storia del Labour insegna che più si parla di golpe meno un golpe si avvera, e il cerchio magico di Corbyn si sta intanto allargando e rafforzando. Poi c’è Nicola Sturgeon, leader indipendentista scozzese, che ha costretto gli europei a prestarle orecchio, cosa che per gli unionisti di Bruxelles che raccattano cocci d’Europa per rimetterli insieme è quasi una tortura, ma di lei si sapeva già che è una tostissima. Quel che non avevamo capito, nella distrazione permamente che invade Londra ora, è che c’era una first lady in attesa, una donna ambiziosa e brutale che non conosce l’imbarazzo. Da giorni non si fa che chiacchierare di lei, leggendo e rileggendo gli articoli che ha scritto negli anni, forse preparandosi a questo momento. La donna del momento, la moglie del momento, è Sarah Vine, la signora Gove, giornalista del Mail, che ha ordito il grande tradimento – quello nei confronti di Boris Johnson, uomo forte della Brexit che ora è rimasto senza un lavoro.

 

Grazie alla Vine, sappiamo molte cose di Gove, che è l’attuale ministro della Giustizia, nonché l’accoltellatore di Johnson, nonché candidato alla leadership dei Tory, per quanto oggi con poche probabilità di vittoria rispetto alla May. Sappiamo che il ministro Gove manda messaggi pieni di emoticon (unico vero motivo per non fidarsi di lui, mai), che guida malissimo, che spaccia pigiami scadenti per sartoria raffinata e sua moglie, amante del lusso, gli crede pure, che i due vivono in camere separate, perché questo “è il segreto di un matrimonio felice”, che Rupert Murdoch lo apprezza molto, e così anche i proprietari del Mail, i Rothermere, i suoi editori (oggi furiosi con lei, perché questo apprezzamento è diventato pubblico, per un leak che non ha l’aria dell’incidente e che sembra pilotato proprio dalla signora Gove). La Vine ha raccontato tutto di sé, di suo marito e dei figli, ma Gove se n’è fatto una ragione, non ha mai neppure tentato di convincere sua moglie a scrivere d’altro, o forse la sceneggiatura della storia dei Gove prevede proprio questo, che lui sembri l’intellettuale innocuo e intelligentissimo, lei la spiattellatrice di pettegolezzi familiari che s’aggira con il suo cane bianco e racconta tutto di tutti: “Il mio rapporto con mia moglie è un po’ come quello con il primo ministro – aveva raccontato una volta Gove – Lei è il capo, decide cosa fare e mi dà istruzioni. Se pensa che sia giusto rispondere o dire qualcosa, come al Question Time in Parlamento, è mio dovere applaudire, assolutamente”.

 

Il primo ministro, ecco. Gove non voleva farlo, il primo ministro, l’ha detto non si sa quante volte. Ma in questo momento nulla vale più, tutto quel che è stato deciso nelle stanze dei maschi ha perso valore, perché quel che conta è rispettare una promessa che risale a qualche anno fa, quando la Brexit non era ancora una dichiarazione di guerra, quando le amicizie parevano solide e le donne erano ancora soltanto comparse. Era il 14 luglio dell’anno scorso, il premier Cameron aveva fatto un rimpasto in cui Gove era stato danneggiato – Cameron non mostra affetto, avevano titolato i giornali. E la signora Gove aveva twittato: “Una giornata vergognosa che Cameron rimpiangerà finché vive”.

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