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Ted Cruz, il-brutto-e-cattivo dei repubblicani in corsa per il 2016, ha un’arma segreta di nome Heidi

13 Ottobre 2015 alle 06:18

Ted Cruz è il-brutto-e-cattivo della compagine repubblicana americana che si prepara alle primarie per la corsa presidenziale del prossimo anno. I suoi nemici sono tutti i repubblicani cosiddetti moderati, quelli che mirano al centro, che pensano che per vincere sia necessario scendere a compromessi sui propri valori. Di amici, Ted Cruz non ne ha tantissimi, e adesso che inizia a fare sul serio, ne sta perdendo altri. Forte di un bottino di 12,2 milioni di dollari raccolti negli ultimi tre mesi – Marco Rubio, “l’altro cubano” nella corsa, ben più moderato e con una visione del mondo che fa commuovere quanto è vigorosa, ne ha raccolti soltanto sei, per dire – Cruz ha preso le distanze da Donald Trump, con il quale era sempre stato più che accomodante a differenza di tutti gli altri compagni di candidatura, e soprattutto da Rand Paul, “l’altro libertario”: Cruz vuole i loro voti, e anzi, molti di più.

 

Oratore sublime formatosi a Princeton nei celebri “parliamentary debate” – le gare di oratoria in cui ti presenti alla sfida senza nemmeno sapere quale sarà l’argomento della discussione, è tutta improvvisazione e conoscenza del mondo – Ted Cruz punta agli elettori conservatori che oggi non si sentono rappresentati da alcun candidato, ma che in realtà non si sentono rappresentati da anni – sono quelli che nel 2012 non andarono nemmeno a votare l’impalpabile Mitt Romney. Grazie al sostegno dei “data scientist”, Cruz sta preparando una campagna capillare – se guidi una Ford f-150 e leggi “Guns & Ammo”, sei mio – a cominciare dall’Iowa e dal New Hampshire, i primi stati delle primarie. Conta nel frattempo di togliersi di dosso la fama di “absolutist” arcigno e inavvicinabile, che lo ha reso rinomato finora ma che a livello nazionale rischia di farlo sembrare soltanto “un altro degli invotabili”. Ecco che allora se le idee restano le stesse – conservatorissime – i toni possono essere più dolci. La storia di suo padre che arrivò da Cuba in Texas con una banconota da cento dollari cucita nelle mutande è ormai nota (se la scommessa di Cruz dovesse funzionare, sentirete parlare parecchio di suo padre Rafael), ma c’è ancora margine per ammorbidirsi grazie alla signora Cruz.

 

Con un Mba a Harvard e un ruolo di prestigio a Goldman Sachs, la vegana Heidi Nelson Cruz sembra quanto di più lontano dal brutto-e-cattivo vi possiate immaginare. Ma se la ragazza bionda, intelligente e pragmatica si è innamorata di lui, vuol dire che anche gli americani possono svegliarsi una mattina ammaliati da Cruz. Ted e Heidi si sono conosciuti in Texas, a Austin, nel 2000, quando entrambi lavoravano nella campagna elettorale di George W. Bush. Parlarono per ore in un bar, arrivando a discutere di come si vedevano nell’arco dei successivi vent’anni, una mossa non esattamente tipica al primo appuntamento. Due giorni dopo lui la invitò fuori a cena e sei mesi dopo erano sposati – lui ancora oggi dice che ci mise troppo a richiamarla, due giorni sono tanti quando hai trovato la donna della tua vita. Quando Cruz si candidò al Senato nel 2012, con il mondo contro (“avevo il due per cento dei voti e il margine di errore dei sondaggi era del tre per cento”), chiese a sua moglie di mettere tutti i loro risparmi nella campagna. Lei non ci pensò più di un minuto, “assolutamente sì”, rispose, per amore, certo, o forse perché è una che di investimenti se ne intende. Soprattutto Heidi è una con il dono della sintesi, che manca del tutto al marito-oratore. Una volta Ted Cruz parlò per ventuno ore al Senato contro l’Obamacare: in quell’occasione, al collaboratore di Cruz che chiamò Heidi chiedendo quale libro leggesse il senatore alle figlie prima di dormire, lei rispose sicura: il preferito di Ted, il preferito delle bambine.

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