contro mastro ciliegia
C'era un paese in coma
Irregolare cinese, dimesso inspiegabilmente dal reparto psichiatrico, a piede libero a Milano con nunchaku, ha rubato una pistola a un vigilante e ha sparato contro la polizia. Ma che razza di paese è quello in cui tre fermi in quattro giorni non conducono a misure più serie
Andava a Rogoredo, episodio 2. Ma lui non “vosava come un strascée”, come quello di Jannacci, lui usava bastoni “nunchaku” come nei film del Kung Fu e da ultimo ha rubato una pistola a un vigilante e ha sparato contro la polizia. Cosa ci facesse a piede libero a Milano un cinese irregolare, già fermato tre volte in quattro giorni e inspiegabilmente dimesso da un centro psichiatrico d’emergenza, non lo si può capire. Può darsi che fosse arrivato apposta, come gli altri teppisti globali, e intendesse andare a menare le mani a Torino, come l’altro anarco-delinquente di 22 anni in trasferta da Grosseto (un posticino peggio di Wuhan, in effetti) che ha quasi ammazzato un agente. Lo strascée cinese di Rogoredo è stato fortunatamente neutralizzato dai poliziotti, gli hanno sparato. Ora lo danno tra la vita e la morte e viene in mente la famosa barzelletta del film di Verdone, “C’era un cinese in coma”, che pure oggi si guarderebbe bene di raccontare. L’unica cosa che però non fa per niente ridere è un’altra: che razza di paese è quello in cui tre fermi in quattro giorni non conducono a misure più serie, e i fuori di testa pericolosi escono dai centri psichiatrici perché qualcuno ancora si ispira, per sentito dire, ai metodi di Basaglia? C’era un paese in coma.
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