Fessi in condotta

La riforma del voto in condotta va nella direzione indicata da Mattarella per "incoraggiare il lavoro degli insegnanti". Ma per la solita eterna litania di sigle astruse e mal assortite nemmeno questo va bene: "Progetto di scuola autoritaria", tuonano
19 SET 23
Ultimo aggiornamento: 04:00
Immagine di Fessi in condotta

Il ministro dell'Istruzione Valditara (LaPresse)<br />

Non c’è niente da fare, metti insieme la solita eterna litania di sigle astruse e mal assortite – Flc-Cgil, Unione degli studenti, Rete degli studenti medi e Coordinamento genitori democratici – e il risultato è sempre quello, un mix grottesco e disperante. Persino quando parla Mattarella, niente, a loro non va bene manco Mattarella. Inizia l’anno scolastico, il Presidente Saggio va nella Forlì ancora ferita e dice: “Dobbiamo incoraggiare il lavoro di tanti insegnanti, entusiasti e volenterosi, aiutare la loro strada… restituendo pienamente alla loro funzione il prestigio che le compete nella società e che talvolta è messo in discussione da genitori che non si rendono conto di recar danno ai propri figli”. Lo stesso giorno, il governo vara un piccolo e saggio provvedimento che va in quella stessa strada: la riforma del voto in condotta: alle superiori il 6 produrrà un “debito” (in educazione civica), e il 5 varrà la bocciatura. Il minimo sindacale per poter fare scuola. Ma ecco che arrivano loro, Mattarella o non Mattarella: “Si punta a un progetto di scuola autoritaria in cui lo strumento di contrasto principale diventa il voto in condotta”. Se riuscite a capire cosa significa, vi meritate un 10 in condotta, ma anche in tutte le materie.