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Winona di Carta e il circo

C’è solo una cosa quasi più deprimente del giornalismo manettaro: il nostro star-system

Maurizio Crippa

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crippa@ilfoglio.it

5 Giugno 2019 alle 06:00

Winona di Carta e il circo

Marco Carta (foto Stefano Colarieti/LaPresse)

La cronacaccia pop-manettara a volte dà delle soddisfazioni. Qualche giorno fa alla Rinascente di Milano arrestano Marco Carta, cantante, per furto di sei magliette del controvalore di 1.200 euri (qualcuno ha tuittato che il vero furto è il prezzo, e ha un senso). Subito ma subito, i titoli di tutti i siti e poi i giornali inchiodano il Carta: arrestato, ladro, già condannato prima del processo per direttissima. Il giorno dopo si scopre che il giudice non ha convalidato l’arresto, la ladra sarebbe la tipa con cui era. E (quasi) tutti a scrivere ah, non era vero, ma nessuno a scusarsi. Ma per noi, per una volta, l’articolo contro questa merda di giustizialismo mediatico era già fatto, anzi si scriveva da solo. Soltanto che poi vien fuori che il cantante non è stato arrestato, ma rinviato a giudizio sì, perché per gli inquirenti il sospetto che abbia rubato, assieme a quella che si scopre essere un’amica, rimane. E riecco il circo che si rianima: vedete? non avevamo pestato proprio una merda. E in cima alla classifica di settore, c’è un giornale che si scandalizza, sapete già quale: “Ecco dove si trova il cantante dopo il rinvio a giudizio”. E’ andato a Mykonos, il malvagio: “Carta si gode il sole”. Perché loro vorrebbero farglielo vedere a scacchi, anche prima del tempo. Ma siccome il Carta indigente non è, viene in mente che sia il nostro Winona Ryder, o quantomeno un fessacchiotto che s’è fatto tirar dentro a fare una cazzata, così per provare. Una roba da tamarri. E c’è solo una cosa quasi più deprimente del giornalismo manettaro: è quanto è cheap il nostro star-system da quattro soldi.

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