cerca

La foto di Saigon che non cambiò la Storia

Cinquant’anni tondi di anniversario da quello scatto, che come tutti gli altri pieni della violenza del mondo non ha il potere di cambiare gli uomini 

30 Gennaio 2018 alle 21:02

La foto di Saigon che non cambiò la Storia

Oggi molti giornali e siti online hanno ripubblicato e nuovamente raccontato la storia della fotografia che Eddie Adams dell’Associated Press scattò in Vietnam, il 1 febbraio 1968. Cinquant’anni tondi di anniversario. La foto la conosce chiunque, è famosa come “L’esecuzione di Saigon”. Cattura il millesimo di secondo in cui il generale sudvietnamita Nguyen Ngoc Loan punta la pistola alla tempia di un vietcong. Proprio l’istante in cui spara. Adams vinse un Pulitzer, e un tormento infinito confessato più volte. Per essere stato scelto dal destino come l’occhio dietro l’obiettivo, come il dito su quel pulsante meccanico, che oggi sarebbe digitale ma non cambia nulla. “Due persone sono morte in quella foto”, disse anni dopo, mettendo nel conto anche il generale. Sono cinquant’anni che si discute se fu giusto pubblicarla o no, dibattito sommamente inutile. Oggi i giornali, i siti, hanno fatto quasi tutti lo stesso titolo: la foto che cambiò la guerra del Vietnam. Saigon cadde il 30 marzo 1975. Non fu quella foto a cambiare il corso della storia. Ma soprattutto, quella foto da Pulitzer non cambiò il senso della guerra. Come non lo cambiarono né lo cambieranno la bambina nuda bruciata dal napalm, Aylan morto sulla spiaggia e cento altri scatti, che racchiudono tutta la violenza del mondo e tutta la potenza del caso, tutto il coraggio e l’orrore e persino il pentimento. Ritagli del tempo, icone implacabili del vero, le fotografie non hanno il potere di cambiare gli uomini.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Commenti all'articolo

  • Skybolt

    31 Gennaio 2018 - 13:01

    Egregio, nessuno ha raccontato perchè il vietcong fece quella fine. Si chiamava Nguyễn Văn Lém ed era un capitano e quella mattina aveva ucciso, lui e la sua squadretta di assassini, con un colpo alla testa 34 persone, di cui sette ufficiali di polizia, due o tre civili americani, il resto mogli e figli e figlie di ufficiali di polizia, che non avevano trovato in casa. Tutti con le mani legate e a fianco di un pozzo, dove dovevano essere fatti sparire. Venne preso in flagrante in abiti civili. Il Generale Loan era a capo dei reparti che davano la caccia proprio a questo tipo di personaggi, a Saigon, gente dalla vita apparentemente normale che era entrata in cladestinità appena prima dell'offensiva del Tet. Inoltre, tra gli ufficiali e le altre persone c'erano diversi amici personali di Loan. Se vuole continuo e paragono il Vetcong ai tagliagole dell'ISIS, di Al Qaeda, di Hamas e compagnia. Ma penso che basti.

    Report

    Rispondi

  • Giovanni Attinà

    31 Gennaio 2018 - 10:10

    Il giornalismo è anche fatto di questi anniversari. In ogni caso coloro che a suo tempo avevano inneggiato ai vietcong dovrebbero farsi un esame di coscienza per quello che è avvenuto dopo anche nelle nazioni vicine per l'affermarsi di regimi comunisti. Quanto alle cronache del tempo, il giornalismo italiano aveva seguito quella guerra e per una posizione non di parte bisognerebbe rileggere i reportage dei vari Egisto Corradi, Corrado Pizzinelli, Giorgio Torchia e Piero Buscaroli, tanto per citare alcuni nomi.

    Report

    Rispondi

Servizi