Moll Flanders e l'arte romanzesca di inventarsi bugie

Mariarosa Mancuso

Beato Defoe, che non ha dovuto sorbirsi le paturnie che stanno martellando Jeanine Cummins

Per fortuna le paturnie che stanno guastando la festa a Jeanine Cummins e al suo romanzo Il sale della terra non esistevano all’epoca di Daniel Defoe (i tempi passati sono spesso più svegli dei successivi, in materia). Riassumiamo: la scrittrice non può raccontare la fuga dal Messico di una madre con figlio – dopo che i Narcos hanno fatto strage durante una “quinceañera”, festa per le quindicenni – perché non è mai scappata dal Messico con un rampollo, inseguita dai trafficanti di droga. Mrs Cummins è mezza portoricana e mezza irlandese: quindi non deve appropriarsi di storie altrui. E soprattutto – perché questo davvero brucia – deve buttar via l’anticipo da un milione, annullare il booktour, restituire il bollino dell’Oprah Book Club, e le lodi ricevute da Don Winslow e Sandra Cisneros – per dire due che non hanno niente in comune.

 

Se dette paturnie fossero esistite, non avremmo avuto – tra centinaia di romanzi che ci hanno tirato grandi, a pensarli cancellati il cuore sanguina – Moll Flanders di Daniel Defoe. Che era maschio, bianco, sessantenne, e dopo una vita da scribacchino al servizio di chiunque – i cambiamenti di casacca non si contano, e lui stesso confessa “Ho visto il fondo di tutti i partiti” – inventò il naufrago più famoso del mondo. Senza essere mai finito su un’isola deserta. Fece romanzesco tesoro dei guai di Alexander Sellkirk, mollato dal capitano della sua nave su uno scoglio e lì rimasto quattro anni e quattro mesi.

 

Peggio assai sarebbe andata con Moll Flanders, che uscì nel 1722 (tre anni dopo Robinson Crusoe: quattro edizioni in cinque mesi, e subito un paio di sequel per sfruttare il successo del personaggio). Il catalogo è questo, recitato dall’interessata: “Dodici anni puttana, cinque volte moglie (una volta di mio fratello), dodici anni ladra, otto anni criminale deportata in Virginia, per diventare alla fine ricca e onesta, e morire pentita”.

 

Daniel Defoe fece molte cose, nella sua vita. Per esempio fallì, più di una volta, da commerciante e da fabbricante di laterizi, le cronache registrano un buco di 17 mila sterline. Fu messo alla gogna per tre giorni (il che fece dire a quella malalingua di Jonathan Swift “quel tipo che era alla gogna, ho dimenticato come si chiama”). Finì nella prigione di Newgate. Ebbe molte avventure, ma certo non paragonabili a quelle raccontate dalla sua eroina, che oltre alla cinquina di matrimoni vanta venti rampolli (qualcuno morto) e venti amanti.

 

Siccome il buco della serratura – vabbè, la vita vissuta – andava forte anche allora, Robinson e Moll Flanders raccontano in prima persona, la più gustosa per chi legge. Fingono la verità senza abbellimenti, coraggiosa in un caso e scandalosa nell’altro, mentre raccontano un sacco di bugie. Insomma, inventano (e come lo faceva bene, Mr Foe che a quarant’anni nobilitò il suo nome con un De, debolezza condivisa da Balzac, anche lui registrato all’anagrafe senza il De). Questa è la stoffa di cui son fatti i romanzi. Se preferite un impiegato del catasto che annoti e certifichi cose vere, misure giuste, parole davvero pronunciate, provate con le partite doppie e lasciate il romanzo a chi lo apprezza.

 

Moll Flanders nasce nella prigione di Newgate, dove la madre era rinchiusa per aver rubato qualche pezza di stoffa. Ancora bambina e povera, decide che da grande farà la signora, e ci riesce. Dopo aver ingannato vari mariti, e aver insegnato al lettore una grande varietà di furti con destrezza e truffe che oggi si chiamano “all’americana”. Ma sempre per necessità, mica per vizio. Poiché alla gente piace anche parlare di malattie, l’astuto Defoe scrisse anche un Diario dell’anno della peste (la Grande Peste del 1665, che sterminò un quinto della popolazione londinese). E prima ancora uno stuzzicante manualetto: Due Preparations for the Plague, as Well for Soul as Body: Precauzioni indispensabili in vista della peste, non solo per il corpo ma per l’anima. Non si trova facilmente, ma quando lo avremo tra le mani – ben lavate – sarete i primi a saperlo.