sul grande schermo
Quello che non si può perdere al cinema nel 2026
Il duello estivo tra l’Ulisse di Christopher Nolan e un misterioso Steven Spielberg. Noi aspettiamo David Fincher
Il film più atteso del 2026 è “The Odyssey” di Christopher Nolan. Lo sfacciato regista ha cominciato a vendere i biglietti lo scorso luglio, un anno prima dell’uscita. Forte di una vicenda che ha successo da millenni – ben salda nella memoria collettiva e nella letteratura dell’occidente – tenta una scommessa audace, a misura del suo talento indiscutibile. Sceglie come Ulisse – ma nel film usa il nome greco Odisseo – l’attore Matt Damon (già circolano le foto con elmo e cimiero, l’ornamento che pare uno scopettone). Anne Hathaway è Penelope (dopo il bis accanto a Meryl Streep con “Il diavolo veste Prada 2”). Zendaya è la dea Atena, correttamente distante da una english rose con la pelle chiarissima.
L’estate 2026 se la dovrà dividere con “Disclosure Day” di Steven Spielberg. La trama è tenuta segreta, potrebbe essere il seguito di “Incontri ravvicinati del terzo tipo”, con Josh O’Connor che “vuole sapere” e Emily Blunt che mentre legge le previsioni del tempo si blocca e emette strani versi. E con la saga dei giocattoli molto amati e poi dimenticati dai bambini che torna a giugno – dopo un intervallo di 7 anni – con “Toy Story 5” diretto da Andrew Stanton, il migliore tra gli eredi di John Lasseter (credenziali: il robot spazzino “WALL-E” e “Alla ricerca di Nemo”). Nella stanza della bambina Bonnie arriva un tablet, chiamato Lilypad: il dramma dei vecchi giochi accantonati per il nuovo amore diventa più cruento, e aggiornato.
“The Social Reckoning” – il seguito di “The Social Network” – uscirà il 9 ottobre. Senza Jesse Eisenberg, che dopo il meritato successo di “A Real Pain” (ricuperare su Disney+, è un ordine) sta lavorando al suo prossimo film. Sarà un musical, ancora senza titolo, su una donna timida che viene scelta dall’imperioso regista Paul Giamatti, in un “community theatre” – sono gli spettacoli creati all’interno di una precisa comunità.
Un audace progetto – corteggiato da tutti i festival del 2026, Cannes in testa – si intitola “The Unknown”: opera terza di Arthur Harari. Era il cosceneggiatore, premiato con l’Oscar, del film di Justine Triet “Anatomia di una caduta”, Palma d’oro a Cannes 2023 (e primo di una lunga serie di premi). Un uomo si sveglia nel corpo di una donna sconosciuta, l’attrice è Léa Seydoux.
“Wild Horse Nine” di Martin McDonagh, strepitoso sceneggiatore e regista irlandese (sono due mestieri diversi, lui ne esce trionfante) è una commedia nera ambientata in Cile con un gran cast: Sam Rockwell, Steve Buscemi e Tom Waits, per citarne solo alcuni.
L’Italia nelle liste è pressoché assente, c’è solo “Rosebush Pruning” del regista brasiliano Karim Aïnouz, che adatta il film di Marco Bellocchio “I pugni in tasca”, anno 1965. E’ nel programma della Berlinale 2026, dal 12 al 22 febbraio, assieme all’ungherese Kornél Mundruzcó che per il suo “At The Sea” ha scelto Amy Adams (e ha già un altro film pronto per Cannes, dopo che i critici l’hanno celebrato oltre misura).
E’ un piacere sapere che James Gray – di famiglia ebraico-ucraina emigrata a Little Odessa, sfondo per il suo primo film – ha pronto per i festival che lo vorranno “Paper Tiger”. Nel cast ci sono Adam Driver, Scarlett Johansson, Miles Teller e naturalmente la mafia russa, che mette alla prova la lealtà della famiglia. Mafia russa anche in “Minotaur” di Andrey Zvyagintsev, che già aveva diretto “Leviathan”, altro mostro pericoloso. Un uomo d’affari russo deve vedersela con una crisi professionale e una personale. Chiudiamo con i giganti veri: David Fincher dirigerà “The Adventures of Cliff Booth” con Brad Pitt, lo stuntman del tarantinesco “C’era una volta… a Hollywood”.