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Quarant'anni fa usciva “L’aereo più pazzo del mondo”. Oggi l'avrebbero censurato

Era una parodia dei film catastrofici che andavano negli anni Ottanta, uno dei più spassosi mai girati. Ma se teniamo conto della suscettibilità di questi anni dovrebbe sparire dalla storia del cinema

4 Luglio 2020 alle 06:03

Quarant'anni fa usciva “L’aereo più pazzo del mondo”. Oggi l'avrebbero censurato

Salta fuori una vecchia vignetta di Altan (i traslochi fanno questi scherzi). “Ancora violenza su donne e bambini”, dice uno. L’altro ha la risposta pronta: “E con chi dovrebbero sfogarsi, con i panda e le foche monache?”. Era satira fatta da uno bravo, su Panorama di fine anni Ottanta. A ripeterla oggi si rischia la fucilazione. Non da una parte sola quindi gli offesi dovrebbero mettersi d’accordo su chi spara il primo colpo e chi il colpo di grazia. Più pericoloso che riferire la battuta del comico W. C. Fields, nato nel 1880 e morto nel 1946: “Uno che odia così tanto i cani e i bambini non può essere completamente malvagio”.

  

La vignetta di Altan capita a proposito, mentre si festeggiano i primi quarant’anni di “Airplane!”. Da noi “L’aereo più pazzo del mondo”, scritto e diretto dal trio Jerry Zucker / Jim Abraham / David Zucker. Parodia dei film catastrofici che andavano allora. Non era l’intero pianeta, a essere sotto attacco. C’erano aerei che precipitavano e grattacieli che andavano a fuoco (mentre sulla scena arrivava qualche supereroe, ancora isolato prima del grande focolaio che nessuno riuscirà a spegnere). Ne scrive anche il Guardian, celebrando il film come uno dei più spassosi mai girati. Dimentica di dire che se teniamo conto della suscettibilità di questi anni dovrebbe sparire dalla storia del cinema.

  

In meno di un’ora e mezza – anche queste sono durate d’altri tempi, quando la commedia faceva ridere – “L’aereo più pazzo del mondo” ha 150 gag, 3,2 ogni minuto che passa (le ha contate la rivista Empire, che invitava i lettori a segnare quelle mancanti). I neri, per esempio, parlano sottotitolati. E ricordiamo benissimo la gag della bambina imbarcata nel suo letto di dolore con tanto di flebo al braccio: per allietarla la hostess canta accompagnandosi con la chitarra. La chitarra stacca la flebo, la poveretta boccheggia, l’infermiera è rapita dalla musica.

  

Serve la lista per ricordarsi le gag sulle tribù primitive (o come si chiamano, tempo fa era più corretto dire “di interesse etnologico”). Il reduce dal Vietnam insegna loro il baseball, ma sono già campioni. La hostess Elaine fa una dimostrazione dei contenitori in plastica tupperware: “I panini per gli hot dog si conserveranno freschi per giorni”. Non serve la lista per ricordare la gag con il pilota automatico, un pupazzo gonfiabile che per entrare in servizio ha bisogno di un servizietto sotto la cintura. E’ sempre Elaine che si presta, e dopo il blowjob – il doppio senso si perde in italiano, ma la gag funzionava benissimo lo stesso – il pilota di gomma si accende una sigaretta. Ci sono un paio di suicidi per noia (harakiri, impiccagione). E una fila di schiaffeggiatori per la passeggera isterica – uno arriva munito di incudine. Oggi si metterebbero in fila gli offesi, gli offesissimi, gli offesi a morte.

Mariarosa Mancuso

Critica cinematografica, ha studiato filosofia e ha cominciato a occuparsi di cinema per le radio della svizzera italiana. Lavora per Il Foglio sin dai primi numeri e ha tradotto i racconti di Edgar Allan Poe. Ha raccolto le recensioni di un anno di lavoro in un libro del Foglio che ha preso il nome dalla rubrica del sito, Nuovo cinema Mancuso. Nel 2010 Rizzoli ha aggiornato e ristampato Nuovo cinema Mancuso, con la partecipazione di Giuliano Ferrara e Aldo Grasso.

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Commenti all'articolo

  • guido.valota

    04 Luglio 2020 - 16:01

    Lo salveremo dal rogo copiandolo su hard disk per adorarlo nascosti nelle catacombe, mentre in superficie le gang degli zombie politicamente corretti divisi per oltre un miliardo di sfumature di pigmentazione, gender e minoranza si cannibalizzeranno a vicenda dopo aver predato e distrutto la civiltà.

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