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Il tamarrismo disvelatore di Checco Zalone spiegato dal produttore che lo ha lanciato

Il comico pugliese incarna il poco o tanto di eccessivo, inappropriato e maleducato che c’è in ciascuno di noi, anche in chi ha cercato di chiuderlo a chiave dietro a strati di buon senso e politicamente corretto

4 Gennaio 2020 alle 06:00

Il tamarrismo disvelatore di Checco Zalone spiegato dal produttore che lo ha lanciato

Al direttore - Conosco Checco Zalone da più di dieci anni e credo che il primo passo per cercare di capire questo fenomeno veramente unico sia quello di ripartire proprio dal suo nome che, come ormai tutti sanno, deriva dall’espressione pugliese “Che cozzalone”, che significa più o meno “che tamarro”. Ecco, il tamarro: Checco incarna il poco o tanto di tamarro, di eccessivo, inappropriato, egoista, maleducato che c’è in ciascuno di noi, anche in chi ha cercato di chiuderlo a chiave dietro a strati di buon senso e politicamente corretto. Come tutti i grandi comici che hanno fatto la storia del cinema italiano, in primis Totò e Alberto Sordi – una ristretta lista di nomi a cui ormai si deve aggiungere a pieno diritto anche Checco – anche il suo personaggio attraversa la realtà dei diversi film restando se stesso. Il suo tamarrismo gli fa attraversare tutte le situazioni che affronta mostrandoci i nostri difetti, senza mai mettersi in cattedra, restando umano e meschino come possiamo esserlo tutti, più interessati al particolare (una cremina antirughe) che al generale che ci circonda. Quindi lo zalonismo è un modo particolarmente efficace, proprio perché mai moralistico, di farci vedere che il re è nudo, anche se il re a volte siamo noi stessi. Se volessi scomodare citazioni alte, che Checco Zalone saprebbe subito rinfacciarmi a modo suo, potremmo dire che la sua è la maschera del fool del teatro elisabettiano, l’unico personaggio autorizzato a fare satira su tutti indiscriminatamente, senza che nessuno si debba sentire ferito o penalizzato. In fondo Zalonismo è essere liberi, dalle costrizioni di chi ci vuole tutti omologati, etichettati, “di destra”, “di sinistra”, liberi grazie alla fatica di anni e anni di lavoro per arrivare a parlare a tutti senza scorciatoie, ma prendendo sempre di petto la realtà, e in questo ho scoperto che, da quando lo conosco e lavoro con lui, in fondo un po' Zalone lo sono anch’io.

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  • J.Wrangler

    J.Wrangler

    04 Gennaio 2020 - 17:19

    Non solo lei è zalone, perchè zalone è l'italiano (e senza medio e senza tamarro): trovo, quindi, sicuramente modi, tempi, scene con Alberto sordi e le sue interpretazioni; ne "La grande guerra" (lo sguardo prima sofferente e poi "riscattoso" nei confronti del colonnello tedesco) e lo stesso gesto, dapprima la discesa dal camion nel deserto e la rincorsa per riprenderlo, con la scena capovolta di Albertone nei " I vitelloni" in macchina con il gesto dell'ombrello ai "Laavoratoorii" e la discesa finale con rincorsa del lavoratori. Direi quindi che Tolo Tolo è un ulteriore traguardo di Luca Medici verso i migliori.

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