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Col Napoli doveva finire in fanfara, ma almeno esultiamo come veri bomber

Per quel che si è visto in campo poteva e doveva finire in fanfara, quattro a zero, nessuno sforzo, come il Real Madrid. Invece abbiamo ancora dovuto stringerle.

16 Dicembre 2014 alle 14:55

Col Napoli doveva finire in fanfara, ma almeno esultiamo come veri bomber

Per quel che si è visto in campo poteva e doveva finire in fanfara, quattro a zero, nessuno sforzo, come il Real Madrid. Invece abbiamo ancora dovuto stringerle. Lì a pregare che un po’ prima della fine non arrivasse uno svarione e non ci si ritrovasse a fare muro contro una beffa fatale. 

 

In questa quindicesima colpisce soprattutto il modo di esultare, è questo che definisce il bomber. I nostri eroi sono sobri e terreni. Non sono esagitati come Tévez, non corrono verso la gloria come se fuggissero da un bar dove hanno scatenato una rissa. Non hanno reminiscenze da giovane Totti che ha figli grandicelli ma continua a esultare ciucciandosi il pollice. Non fanno scivolarella come Wayne Rooney per cui evidentemente l’erba ha un che di erotico, non brandiscono la bandierina del corner come il fu Inzaghi, non fanno sventagliate volgari e ridicole come Edinson Cavani, non alzano le mani al cielo come Kaká, i calciatori di Cristo stanno ormai solo nelle squadre degli sceicchi del Qatar. E nemmeno fanno capriole all’indietro o in avanti, con gli acciacchi che corrono c’è sempre qualche rischio.

 

Jérémy Ménez agita un dito come la bacchetta di un direttore d’orchestra, sottolinea i ghirigori spesso geniali, a volte velleitari, sempre imprevedibili del suo spartito. E se sbaglia, si lima un dente, lo picchietta, si scaccola, insomma. Jack Bonaventura è ancora più discreto e solidale, si vede che è figlio di una provincia sana e laboriosa dove non si coltivano grilli, non si alimentano perniciose vanità.

 

Chi paga e chi comanda era molto contento l’altra sera: con un sorriso a trentadue impianti si proiettava non so bene dove, visto che ci sono sempre sette o otto pretendenti incollati alla ruota. Sabato saremo a casa di Nainggolan, lui e Strootman dovevano essere nostri, non so perché non lo sono. E’ probabile che ci diano una rincagnata, così saremo di nuovo superati. Ma Dio non voglia avessimo una botta di culo, facessimo il colpaccio, allora sì che la fantasia andrebbe al galoppo: cari miei, a ventisette punti, vi teniamo tutti per le palle.

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