Il caso Moro, antichi dubbi e zero prove

Un articolo sull’eccidio di Via Fani pubblicato dal Fatto e firmato dal professore Ugo Mattei riapre la tesi cospirazionista

12 Maggio 2018 alle 06:00

Il caso Moro, antichi dubbi e zero prove

Via Fani il mattino del 16 marzo 1978 (foto via Wikipedia)

A tutto c’è un limite, si usa dire, quando il limite viene superato. Più che di una prescrizione si tratta di una petizione di principio, come tale destinata a restare lettera morta. Per quanto il limite si sposti in avanti, accade che venga sistematicamente superato. Un po’ il contrario del paradosso di Achille e la tartaruga. Viene da pensarlo leggendo l’articolo sull’eccidio di Via Fani pubblicato ieri dal Fatto e firmato dal professore Ugo Mattei. Il professore per la verità mette subito le mani avanti, scontando in anticipo una prevista accusa di cospirazionismo ma non resiste alla tentazione di esplicitare un suo antico dubbio su come andarono davvero le cose. L’unica precauzione è un consulto preventivo, come racconta, con suo figlio, esperto di videogame. Le due domande da cui si parte sono antiche, coeve ai fatti. Come mai Moro non fu colpito? Perché nelle sue lettere non parlò mai della strage della sua scorta? Il professore ha sempre pensato a una risposta e ieri l’ha finalmente svelata. Moro fu rapito prima, mentre era a messa, da ignoti personaggi che, simulando una emergenza, l’avrebbero convinto a uscire da una porta secondaria. E la scorta? Ripartì senza Moro per poi cadere nell’imboscata, definita dal professore una “messinscena”, anche se i morti non si sono rialzati da terra. E Moro? Moro venne portato in Via Gradoli, dove viveva Moretti, poi sospettato, aggiunge maliziosamente il professore, come infiltrato da alcuni brigatisti, senza però mai prove. Come nessuna prova esiste che Moro sia stato tenuto a via Gradoli. Anche perché, pure volendo, non c’era proprio spazio. Non è vero che a tutto c’è un limite.

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Commenti all'articolo

  • fabriziocelliforli

    12 Maggio 2018 - 13:01

    alleluja

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  • fabriziocelliforli

    12 Maggio 2018 - 13:01

    Probabilmente morirò prima di conoscerLa, adorato Bordin; adorato, voglio che sia chiaro, senza che né io né lei abbiamo avuto a che vedere direttamente. Ma siccome credo ai miracoli, coltivo questa consonanza ed ammirazione come si accudisce ad una piantina di rose appena svasata e messa a dimora in giardino. Cosa che ho fatto giorni fa con una rosa rampicante. Vedremo. nel frattempo La abbraccio, ringraziandoLa di esistere. ed esistere, vivaddio, non è ancora reato.

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    • quadroemerito

      14 Maggio 2018 - 15:03

      Anche stavolta non posso fare a meno di unirmi agli elogi per la lucidità, la copetenza e l'onestà professionale di Massimo Bordin.

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