cerca

A Palazzo Chigi come al giro d’Italia

Due bizzarrie (con retroscena) sul prossimo governo

14 Marzo 2018 alle 06:00

A Palazzo Chigi come al giro d’Italia

La maschera di Luigi di Maio al carnevale di Viareggio (foto LaPresse)

Partiamo da alcuni dati certi. Nelle elezioni nessun partito o coalizione ha superato il 50 per cento dei voti. La Costituzione prevede che il governo, non il premier che non è previsto, sia votato dalla maggioranza. Che in questo caso non c’è. Finiti i dati certi, iniziano le bizzarrie. La prima è che dalla sera del voto nessuno abbia trovato singolare che i leader di due partiti diversi si siano entrambi proclamati vincitori e autonominati premier. Ci sono precedenti nel dopoguerra ma non in Europa. I precedenti dicono che la faccenda può protrarsi al massimo per un paio di settimane, dopo la parola passa alle armi. Qui è rimasta ai retroscenisti.

 

Nel frattempo una parte non insignificante degli opinionisti politici, dal politologo all’ex segretario di sezione, ha sostenuto che un partito che, dopo aver perso le elezioni, dichiara che andrà all’opposizione compie un atto eversivo. Gli stessi nulla hanno trovato da replicare a uno dei due autonominati che ha sostenuto come, avendo preso il 33 per cento dei voti, comunque avrebbe fatto il premier o sarebbe stata la fine della democrazia. Il risultato è stato che il giovanotto è rimasto fermo sui suoi propositi e da un paio di giorni fa discorsi sempre più strani. Ieri per esempio ha detto di non essere disponibile “a immaginare una squadra di governo diversa da quella espressa dalla volontà popolare”. Dunque continua a pensare che basti un terzo dei voti per prendere tutto il governo. In altre parole che basti arrivare primi (e nel suo caso non è nemmeno del tutto vero) come al giro d’Italia. La prossima tappa sarà l’inevitabile scontro frontale con il Quirinale.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Commenti all'articolo

  • giantrombetta

    14 Marzo 2018 - 08:08

    Resta il fatto che per rispettare il dettato costituzionale relativo alla sovranità popolare l’unico strumento democratico a disposizione e’ quello che fa scegliere agli elettori, richiamandolo alle urne, chi deve governare tra i due contendenti che hanno ottenuto il maggior numero di voti senza però raggiungere la maggioranza. Accade già da anni nelle Regioni, con solo amministrano ma pure legiferano, ed in quelle a Statuto speciale pure con poteri primari in molti settori. Inventarsi una legge elettorale con un confuso mix tra proporzionale e collegi uninominali e con soglie elettorali non tali da scoraggiare la presentazione di liste con consensi da prefisso telefonico e’ follia politica attribuibile a Rosato/Renzi più molti complici. Il caos era prevedibilissimo come la balzana ipotesi di continuare ad essere governati da chi non ha il consenso reale e verificato del voto elettorale. Scelgano gli elettori se esserei governati dal centro destra o dai grillini, come male minore.

    Report

    Rispondi

Servizi