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Nella nuova puntata della telenovela romana, Grillo vs i giornali

15 Febbraio 2017 alle 06:00

Nella nuova puntata della telenovela romana, Grillo vs i giornali

Luigi Di Maio ospite a "In Mezz'Ora" (foto LaPresse)

L’ultima complicata puntata della intricatissima vicenda delle nomine al comune di Roma rischia di focalizzarsi sullo scontro fra Grillo e i giornali. Ma sono le questioni laterali, rispetto al fuoco di questa polemica, ad essere forse le più interessanti. “Su Marra aspettiamo la risposta di Pignatone che tu hai interpellato” dice a un certo punto Di Maio alla sindaca, via sms. Il senatore Maurizio Gasparri ha preannunciato ieri una interrogazione parlamentare in cui intendeva porre il problema della liceità dell'operato della procura nel momento in cui avesse fornito alla sindaca informazioni magari coperte da segreto istruttorio. Senza nemmeno bisogno di depositarla, l’interrogazione ha subito avuto risposta dal procuratore capo, che ha ricordato come, non solo al comune ma anche ad altri enti, dalla procura promanano risposte in materia e che nel caso specifico di Marra era stata adottata una formula - “nessuna iscrizione suscettibile di comunicazione” – che, senza violare il segreto investigativo, indirettamente confermava il corso di una indagine. Se non a Di Maio, almeno alla sindaca, che è anche avvocata, la risposta sarà parsa intelligibile. È un fatto che Marra ciò malgrado sia rimasto al suo posto. Lateralmente è comunque interessante interrogarsi su questo ruolo di consulenza in termini di nomine pubbliche da parte delle procure, nemmeno basato più su atti, peraltro riservati, come un avviso di garanzia ma addirittura su ipotesi investigative. Nulla di illegale ma un po’ inquietante. Infine, Marra è detenuto da quasi due mesi. Siamo sicuri che il protrarsi della carcerazione preventiva sia giustificabile?

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Commenti all'articolo

  • riflessivo

    15 Febbraio 2017 - 19:07

    E' una grave ferita alla democrazia del nostro paese che i politici sentano il bisogno assoluto e incombente di rivolgersi alla magistratura prima di prendere qualsiasi decisione. Una gravissima mescolanza e confusione tra gli ordinamenti democratici di uno stato. La nostra costituzione proprio per evitare tale commistione prevedeva saggiamente l'immunità parlamentare per deputati e senatori. Ma la costituzione quando fa comodo o sotto l'urgenza di pressioni populiste viene cambiata, per correre dietro alla irrazionalità e demagogia di certi momenti storici(vedi Mani Pulite). Quando le riforme costituzionali sarebbero e sono urgenti e necessarie ecco che, approfittando della difficile congiuntura, costituzionalisti di fana, ,giornalisti e sindacalisti(in testa la CGIL con la sua linea sindacale retriva), che godono ad autoincensarsi salvatori della patria, le affossano portando l'Italia in una situazione critica.

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  • giantrombetta

    15 Febbraio 2017 - 09:09

    Molto inquietante, non soltanto un po'. Ma da tempo ormai l'intera classe politica e amministrativa pare abbia deciso di sottomettersi rispettosamente alle Procure. Tutto credo sia cominciato con la gioiosa rinuncia all'immunità parlamentare introdotta dai saggi padri costituenti. Il rivolgersi per prudenza alla Procura prima di compiere ogni passo pare prassi diffusa. E sono purtroppo rimasti in pochi ad interrogarsi ancora se sia consona ai compiti e alle responsabilita' stabilite dalla costituzione democratica e repubblicana vigente.

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