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Milano batte Roma

Facciamo una prova: riuscite a distinguere la concretezza ambrosiana dalla chiacchiera romana?

30 Giugno 2020 alle 06:00

Milano batte Roma

(foto LaPresse)

Domenica Milano (quella rossonera) ha battuto Roma due a zero. E noi milanisti siamo riusciti a dimenticare il lockdown per un attimo. Senza dare di matto come hanno fatto a Napoli, certo, qui al nord siamo fatti così, sobrietà anche nel godimento. Ma Milano batte Roma anche in politica. Lo so, mi ripeto, ma l’evidenza della realtà torna ogni volta prepotente a sottolineare le differenze tra chi fa proposte concrete per affrontare la crisi che stiamo attraversando e chi si limita a suggestioni piene di vuoto. E non ho dubbi che chi mi legge la pensa come me. Facciamo una prova? Cito due dichiarazioni recenti, una di un imprenditore milanese e l’altra di un politico romano. Scommetto che riuscite a distinguere la concretezza ambrosiana dalla chiacchiera romana. Prima dichiarazione: “Nel piano di interventi concreti per i settori produttivi a rischio delocalizzazione che abbiamo presentato al governo c’è la transizione energetica, con una ricaduta sugli investimenti pari a 50 miliardi di euro l’anno, quasi 5 milioni di posti di lavoro nei settori della green economy e l’incremento medio dello 0,5 sul pil per i prossimi 10 anni”. Seconda: “Ora è il tempo di un salto nel futuro e di costruire un nuovo modello. Rinascita è anche questo: avere una visione nuova. Queste sfide saranno nei prossimi mesi e anni decisive non solo per produrre benessere, ma anche per ricostruire fiducia nella capacità dello stato di essere utile e vicino ai bisogni delle persone”. Indovinato? Stay tuned.

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Commenti all'articolo

  • guido.valota

    01 Luglio 2020 - 16:21

    Però la prima dichiarazione non porterebbe un solo voto ai due partiti antindustrialisti azionisti del governo, anzi indignerebbe il loro elettorato: soldi sottratti all'assistenzialismo clientelare, al postificio pubblico e al resto della normale redistribuzione Alitalia style. Mentre la seconda è meno chiacchiera generica di quanto appaia. La sua retorica á la qualunque ammicca con precisione al tradizionale assistenzialismo che li caratterizza, anzi lo richiama proprio nelle ultime parole, quelle che rimangono impresse nell'ascoltatore attento ai segnali di questo tipo (e ricordarsi sempre della tecnica Pravda: 5000 battute di tirate antimperialiste perfettamente evitabili, e la ciccia nelle ultime due righe). Il Barbaro lo conferma: la prima dichiarazione è di un privato, la seconda di un politico organico a un governo in cui il Nord non è minimamente rappresentato politicamente, né idealmente, né tantomeno fisicamente.

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