bandiera bianca

A far evolvere la lingua non è una legge o un'ideologia, è solo la pigrizia

Antonio Gurrado

La legge approvata dal Senato francese, per impedire le infiltrazioni del cosiddetto linguaggio inclusivo in quel sublime idioma, è demenziale tanto quanto il linguaggio inclusivo

Intendiamoci, la legge da poco approvata dal Senato francese, per impedire le infiltrazioni del cosiddetto linguaggio inclusivo in quel sublime idioma, è demenziale tanto quanto il linguaggio inclusivo che si propone di abolire. Si fondano infatti entrambe sul presupposto che sia una norma imposta a stabilire come debba parlare la gente, esattamente come quel film di Woody Allen in cui un rivoluzionario sudamericano sanciva che dopo il golpe tutti dovessero parlare in svedese. Non può tuttavia calare dall’alto di un’aula parlamentare la decisione di stabilire che il maschile abbia valore di neutro, così come non può calare dall’alto della pressione sociale degli attivisti l’obbligo di dire “caru tuttu” onde non offendere né maschietti né femminucce.

   

Pensate solo a cosa accadrebbe se la legge approvata al Senato venisse respinta dall’Assemblea Nazionale, dove è passata in lettura: avremmo una forma grammaticale corretta secondo un ramo del Parlamento e scorretta secondo l’altro. La storia insegna che la lingua francese – come le altre – ha evoluto le proprie regole con l’uso; ad esempio, nel Seicento ai e oi si pronunciavano in maniera diversa da oggi, senza che la riforma dei dittonghi venisse affidata a una commissione bicamerale.

   

Dovessi puntare un soldino su come finirà la querelle del linguaggio inclusivo, scommetterei che con l’andare del secolo le desinenze cadranno naturalmente; diremo “car tutt” per lo stesso motivo per cui, dal latino, abbiamo lasciato cadere le -s e le -m alla fine delle parole: perché a far evolvere la lingua non è mai una legge o un’ideologia, è solo la comodità, la pigrizia di chi la parla.

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