Perché ci interessa tanto l'incongruo scontro social tra Jim Carrey e la Mussolini

Antonio Gurrado

Digerita questa, già pregustiamo la prossima polemica fra Icardi e Juncker, fra Cacciari ed Emma Stone, fra Favij e Dan Brown

Dell’incresciosa polemica fra Jim Carrey e Alessandra Mussolini, il dettaglio con più sugo è che sia stata a senso unico poiché l’attore canadese non è mai intervenuto nel vespaio che si è scatenato. La polemica fra una parte che polemizza e l’altra che non se ne accorge è indicativa del tipo di agone che prediligiamo online. Anzitutto, più che l’acrimonia di per sé, ci entusiasma l’accostamento postmoderno fra personalità incongrue; quanto più distanti e inconciliabili sono i mondi che evocano, tanto più ci percorre un brivido di piacere a vederli inesorabilmente accomunati.

   

 

Digerita questa, già pregustiamo la prossima polemica fra Icardi e Juncker, fra Cacciari ed Emma Stone, fra Favij e Dan Brown. Noi italiani poi troviamo consolazione in queste polemiche asimmetriche perché i social ci illudono di non essere periferia, e che le glorie globali siano sullo stesso piano delle nostre celebrità locali, rivelandoci un domani che il Divino Otelma possa avere pari rilievo ed eco di un Dalai Lama. La brevità di Twitter ci favorisce nell’export: siamo un popolo che con l’inglese se la cava così così ma almeno a “You are a bastard” ci arriviamo. Infine, amiamo queste polemiche assurde perché i social, con l’orizzontalità che favorisce gli attaccabrighe, insinuano che i beati abitanti di un empireo (può essere Hollywood o l’Eliseo, il Barcellona o la Apple) non saranno magari raggiungibili dalle blandizie ma, quanto meno, vulnerabili agli improperi. Se solo Jim Carrey avesse risposto, per rafforzare le nostre convinzioni.