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Halloween rende più stupidi gli adulti

Inutile girarci intorno. Farsi i selfie al centro commerciale su una sedia elettrica significa che la ricerca del macabro pittoresco trascende i confini del buon senso

1 Novembre 2018 alle 18:00

Halloween rende più stupidi gli adulti

Foto via Pxhere

Per fortuna la Mongolia è lontana quindi siamo ancora distanti dal modello del governo di Ulan Bator, che proibisce Halloween in quanto festa che corrompe i costumi dei bambini. Però si può dire senza essere additati né come sovranisti né come falange armata di Militia Christi che Halloween è una festa che rende più stupidi gli adulti o, se non altro, meno sensibili? L’ho dedotto dall’indifferenza attorno all’iniziativa di un centro commerciale milanese, la Galleria Borromea, che fino a ieri garantiva ai clienti un horror selfie ossia uno scatto che v’immortalasse (paradossalmente) sulla sedia elettrica. Va bene esorcizzare, va bene non diventare bigotti piagnoni che non sanno prendere con un sorriso i consueti cedimenti del volgo al paganesimo, ma l’idea che uno vada a fare la spesa all’Ipercoop e poi metta il figlio o sé stesso sul patibolo significa che la ricerca del macabro pittoresco trascende i confini del buon senso. Non nei confronti dei bambini, chi se ne frega, ma nei confronti del fatto volentieri dimenticato che al mondo ci sono posti civilissimi in cui i condannati vengono uccisi con la scossa; gli stessi da cui arriva la gragnola di zucche che tormenta questi giorni autunnali. Se devo ravvisare l’inconciliabilità di Halloween col Cristianesimo, la vedo proprio in quest’omissione: nel non ricordare che Gesù è morto sul più atroce strumento di uccisione legalizzata di duemila anni fa e nel non chiedersi se, per un buon cristiano, sia bene ad andare al centro commerciale per scattarsi un horror selfie inchiodato alla croce.

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Commenti all'articolo

  • Chichibio

    01 Novembre 2018 - 22:10

    Ciò che indigna è costatare che tra le più solerti nel diffondere tra i bambini questa stupida zuccheria sono le maestre.

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