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Il paradosso della prof. antisistema che ambisce al posto fisso

La maestra antifascista di Torino che ha scandalizzato Matteo Renzi ha una caratteristica che, fra strida e auguri di morte ai poliziotti, rischia di passare inosservata

28 Febbraio 2018 alle 18:07

Il paradosso della prof. antisistema che ambisce al posto fisso

Sarà un pezzo di pane come scrive Repubblica, sarà una che spaventa i bambini perché urla come scrive il Corriere, fatto sta che la maestra antifascista resa eterna del servizio di Matrix che ha scandalizzato Matteo Renzi ha una caratteristica che, fra strida e auguri di morte ai poliziotti, rischia di passare inosservata. È una precaria. Oltre a temere per il proprio lavoro (Renzi ha detto che la licenzierebbe in tronco, ma non decide certo lui) la maestra antifascista si difende rivendicando che la propria condizione professionale non le consente di avere a disposizione il tempo che le servirebbe – non è chiaro a cosa.

 

 

E sottintende, questo sì chiaramente, di sentirsi lesa nella retta aspirazione a uno stipendio pubblico vita natural durante, così come tanti suoi colleghi messi alle stesse strette.

 

Auguri: solo in Italia una simpatizzante anarchica può sentirsi realizzata ambendo al posto fisso. Sarà una brava persona, sarà una militante ingenua, fatto sta che la discussione etica e politica riguardo alla maestra antifascista rischia di far passare in secondo piano la questione fondamentale, che è invece economica: la stessa bocca che inveisce contro chi serve lo Stato pretende il diritto di essere sfamata dallo Stato come sua servitrice.

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Commenti all'articolo

  • gaetano.tursi@virgilio.it

    gaetano.tursi

    01 Marzo 2018 - 18:06

    Arguto il Gurrado del “paradosso della prof antisistema che ambisce al posto fisso”. Ma dov’è il paradosso? La distanza che corre tra la “maestrina dalla penna rossa” (al netto della mielosità deamicisiana) che la mia generazione ha conosciuto sui libri delle elementari e la “maestra che augura la morte ai poliziotti” è pari infatti alla distanza che corre tra un mondo che non c’è più (con tutti i suoi limiti) e un mondo che ripudia ogni limite in nome di un assoluto relativismo etico e pratico: perché mai la maestra equa e solidale e simpatizzante anarchica non dovrebbe ambire ad essere mantenuta a vita con un posto fisso da quello stesso Stato che vorrebbe abbattere se… così “le sembra giusto”? PS Ed è pure scaltra: incalzata, è ricorsa all’espediente retorico della sineddoche (mica come la collega a digiuno di grammatica che scriveva “scuola” con la “c”) precisando di aver, si, inveito contro gli agenti, ma volendosi riferire all’ “apparato che difende il fascismo”….

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  • andrea.maccarini

    01 Marzo 2018 - 08:08

    Sì, il paradosso è bello. Ma forse è soltanto apparente. Quella che la signora maestra ci sta dicendo è, in fondo, una cosa non nuova e molto italiana: che le istituzioni sono legittime, democratiche e buone solo se sono occupate e dominate da "noi" (che ovviamente abbiamo ragione), mentre diventano illegittime, cattive e dittatoriali se ci sono anche "loro". Cioè tutti quelli che non la pensano come "noi". Perciò "noi" abbiamo il diritto-dovere di conquistarle, quelle istituzioni, per il bene dell'umanità. Quindi non c'è alcuna contraddizione tra il fare l'estremista nelle manifestazioni e la pretesa di un posto statale, perché è precisamente in quello stesso modo che un ruolo statale dovrebbe essere degnamente, moralmente interpretato. Se serve a fare apostolato ideologico. Una sorta di reinterpretazione dell'idea di egemonia culturale, ovviamente in dimensione e qualità adeguate al degrado culturale contemporaneo.

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  • guido.valota

    28 Febbraio 2018 - 19:07

    È ora di aggiornare l'aforisma di Flaiano sui due tipi di fascisti presenti in Italia, perché quelli antifascisti hanno ormai esaurito tutto lo spazio disponibile tra il tragico e il ridicolo (subito dopo aver esaurito i soldi degli altri).

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  • branzanti

    28 Febbraio 2018 - 18:06

    Fuori dalla scuola per sempre. È l'unica risposta sensata. Il resto lo lasciamo agli psichiatri.

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