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Un gatto dimostra come le università si siano trasformate in un asilo

La North Carolina State University ha permesso a una studentessa di portare a lezione il suo micio per supporto emotivo. La ragazza aveva minacciato di denunciare l'ateneo per discriminazione

18 Ottobre 2017 alle 15:29

Un gatto dimostra come le università si siano trasformate in un asilo

foto di Josh Antonio via Flickr

Buonasera, sono un gatto americano e, in combutta con un cane romano, sto minando alla radice tutte le università del mondo e, di conseguenza, il senso stesso dell’identità culturale dell’uomo adulto. Del mio compare avete già letto su tutti i giornali: è il quadrupede per accudire il quale una signora ha ottenuto un permesso di lavoro dietro grave motivo familiare e personale. È significativo che il permesso le sia stato accordato dalla Sapienza, in quanto equiparando un animale a un familiare il mondo accademico riconosce implicitamente che la famiglia è un’istituzione ormai superata o quanto meno fluida, assimilabile a qualsiasi rapporto affettivo con persone, animali o (abbiate fiducia) cose.

 

Il mio caso invece è meno noto. Sono proprietà di una studentessa che ha ottenuto il permesso di portarmi ogni giorno a lezione e di tenermi con sé in aula per supporto emotivo. È significativo che il permesso le sia stato accordato dalla North Carolina State University, in quanto riconoscendo il diritto all’animaletto da asporto, il mondo accademico dichiara implicitamente che d’ora in poi qualsiasi richiesta di uno studente, balzana quantunque, sarà accolta per timore di venire accusati (come ha minacciato la studentessa) di discriminazione sulla base di razza, colore, religione, sesso, status familiare o nazione di origine. Sono solo un gatto quindi non so cosa c’entri la mia presenza in aula con razza, colore, religione, sesso, status familiare o nazione di origine; fatto sta che i professori della North Carolina hanno ottemperato e mi sono insinuato felinamente in quell’interstizio che separa l’università come luogo in cui si studia per diventare adulti dall’università come bambagia della regressione all’infanzia, all’amico immaginario.

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Commenti all'articolo

  • GianniR

    19 Ottobre 2017 - 08:08

    Ogni capriccio sia trasformato in diritto, La meravigliosa eredita' del '68 e la fine della civlta' occidentale.

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  • angelo54

    19 Ottobre 2017 - 08:08

    E se il compagno di banco è allergico ai peli di gatto che facciamo ? Lo discriminiamo ? Orrore...

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  • luigi.desa

    18 Ottobre 2017 - 17:05

    Laddove si dimostra che gli animali casalinghi sono in fatto schiavi dei padroni ,più che animali da compagnia sono trattati come oggetti senza alcun rispetto per la loro libertà che forse vorrebbero viverla secondo il loro volere piacere e natura o non per volere e piacere dei padroni. Non ci si deve far ingannare dalla gregarietà del cane scambiata da corti di ragione per un sentimento esclusivo degli umani ,l'affetto ..lds

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  • Dario

    Dario

    18 Ottobre 2017 - 16:04

    Forse pagare 30.000$ di iscrizione annua può incentivare un certo livello di pretesa. Piuttosto il gatto: se ne poteva stare in santa pace a dormire o leccarsi o rifarsi le unghie sul divano fino al ritorno della sua ansiosa padrona dalle lezioni, e invece gli tocca fare il peluche spupazzato da torme di ragazzotte bisognose di affetto per intere mattinate!

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