Guerra di spie a Roma

Giulia Pompili

Non c’è un uomo all’Avana, ma di sicuro c’è una spia nordcoreana a Roma. E' quanto si scopre mettendo insieme i pezzi di una spy story che coinvolge i rapporti diplomatici tra le due Coree, le sanzioni contro Pyongyang, l’attività delle agenzie dell’Onu, i servizi segreti, i privilegi diplomatici, l’arte dell’humint.

Roma. Non c’è un uomo all’Avana, ma di sicuro c’è una spia nordcoreana a Roma. E non è il frutto di un romanzo di Le Carré, ma quanto si scopre mettendo insieme i pezzi di una spy story che coinvolge i rapporti diplomatici tra le due Coree, le sanzioni contro Pyongyang, l’attività delle agenzie dell’Onu, i servizi segreti, i privilegi diplomatici, l’arte dell’humint (sta per human intelligence, la raccolta d’informazioni per mezzo di contatti interpersonali, attività di cui i nordcoreani sono maestri). E in mezzo a tutto questo l’Italia.

 

La spia nordcoreana di cui parliamo si chiama Kim Su-Gwang. Anzi no, forse si chiama Kim Sou-gwang, o forse Kim Sou-kwang, oppure Kim Su-kwang, oppure Kim Son-kwang, oppure Kim Son-gwang. Non scherziamo, i nordcoreani giocano molto sul fatto che un nome può pronunciarsi nella stessa maniera, ma può avere anche cinque spelling diversi. Dicevamo, il nostro Kim Su-Gwang, agente sotto copertura, è stato sicuramente residente a Roma dal 13 agosto del 2003 al 17 gennaio di quest’anno – è infatti questo il periodo di tempo in cui il suo nome è registrato nel protocollo diplomatico del ministero degli Esteri italiano (diciamo “residente” citando il decreto ministeriale del Principato di Monaco n. 2014-81 del 6 febbraio 2014). La sua copertura era quella di funzionario del World Food programme, un rapporto di lavoro che, in base agli accordi internazionali con le agenzie delle Nazioni Unite, prevede dei privilegi molto simili a quelli del corpo diplomatico (anche se non eguagliabili). La richiesta di iscrizione al cerimoniale della Farnesina è giunta il 13 agosto di dodici anni fa dalla Fao – un’altra agenzia dell’Onu con base a Roma che si occupa di programmi alimentari.

 

Vichi De Marchi, portavoce italiana del World Food programme, ha confermato al Foglio che “la persona in questione non lavora più per l’agenzia”. Il personale del Programma alimentare mondiale è composto da funzionari internazionali, spiega De Marchi, ma “in quanto tale, un funzionario internazionale deve rimanere indipendente da qualunque entità esterna all’organizzazione e la sua condotta deve rispecchiare questa indipendenza. Un impiego con una qualsiasi autorità nazionale è considerato incompatibile con un simultaneo impiego al Programma alimentare mondiale”. Emilia Casella, global media coordinator del quartier generale romano, conferma la dichiarazione ufficiale. Conferma anche che il signor Kim effettivamente lavorava per l’Onu a Roma, ma risponde con un no comment quando le chiediamo da quanto tempo non è più un dipendente. Il dato, però, è facilmente deducibile: quando un funzionario non lavora più per le Nazioni Unite torna a essere un privato cittadino, e quindi il suo nome viene cancellato dalla lista del cerimoniale. Una fonte diplomatica a Roma ci dice che Kim Su-Gwang, al febbraio del 2014, era funzionario del dipartimento Operation Service, divisione informatica, sezione Beneficiary IT solution. Non siamo riusciti a parlare con Edgardo Yu, capo della sezione. Yu, tra le altre cose, “gestisce lo sviluppo della piattaforma Scope, un insieme di servizi che consente al Wfp di fornire assistenza alimentare con denaro digitale e buoni elettronici”, si legge su internet. E però deve esserci un po’ di confusione, perché la portavoce per l’Italia del World Food programme, quando le chiediamo di che cosa si occupa la Beneficiary IT solution, dice al Foglio di non conoscere questa sezione.

 

Il nome di Kim Su-Gwang esce fuori per la prima volta circa un anno fa. E’ il ministero delle Finanze francese che il 30 gennaio del 2014 congela – con un provvedimento pubblico – i beni di tre cittadini nordcoreani: secondo i servizi segreti francesi due di queste tre persone sono membri del Reconnaissance General Bureau, il centro di comando dei servizi segreti nordcoreani. E il Bureau di Pyongyang è sottoposto a sanzioni economiche (provvedimento dell’Unione europea n. 1355/2011 del 20 dicembre 2011). I beni congelati sono quelli del signor Kim Yong-Nam (68 anni), di suo figlio Kim Su-Gwang (38 anni) e di sua figlia Kim Su-Gyong (41 anni). E’ in questo documento del ministero delle Finanze francese che si fa per la prima volta ufficialmente il nome di una spia nordcoreana a Roma, e il nome è quello del nostro uomo Su-Gwang, funzionario del Wfp. Il padre dei Kim, Yong-Nam, è invece residente a Parigi e fa parte dei funzionari dell’Agenzia delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura (Unesco). L’altra figlia, Su-Gyong, vive in Corea del nord e lavora per la Korean United Development Bank, banca di Pyongyang sanzionata sempre dalle Nazioni Unite. Secondo una fonte del Foglio i due figli sarebbero cresciuti a Parigi assieme a papà Kim, che nella capitale francese ha vissuto per molto, molto tempo. Per i francesi queste tre persone “sono propensi a commettere, dalla loro funzione, atti sanzionati o proibiti dalle risoluzioni adottate ai sensi del capitolo VII della Carta delle Nazioni Unite”, capitolo che riguarda le azioni “rispetto alle minacce alla pace, alle violazioni della pace e agli atti di aggressione”. La storia delle due spie nordcoreane infiltrate in Europa all’interno di agenzie dell’Onu esce anche su un quotidiano giapponese circa un anno fa.


Il ministro degli Esteri nordcoreano Ri Su Yong ha parlato dal Consiglio dei diritti umani il 28 febbraio scorso  (foto LaPresse)


[**Video_box_2**]La notizia dei due infiltrati esce di nuovo il 25 febbraio scorso. Succede perché vengono diffuse delle indiscrezioni su un report del Consiglio di sicurezza dell’Onu. E’ il lavoro del panel di esperti che si occupa del funzionamento delle sanzioni economiche contro la Corea del nord. Che cosa dice il report? Che “diplomatici, funzionari e rappresentanti di commercio nordcoreani hanno giocato un ruolo chiave nel traffico delle armi illegali e di missili e spesso sono stati coinvolti anche in trasferimenti di fondi illegali”. Gli esperti dicono anche che agenti segreti nordcoreani hanno aiutato il trasferimento di denaro che si ritiene essere legato a compravendita di armi. E lo fa citando il provvedimento francese, quindi direttamente Kim Su-Gwang. Che lavora – sotto copertura – nella sezione informatica che trasferisce soldi ai paesi dove il Wfp ritiene ci sia bisogno. Mica male come posizione.

 

Dalla prima volta in cui si cita il nome della spia nordcoreana a Roma a quando viene mandata via dal Wfp trascorre un anno. Secondo una fonte del Foglio, è questo il periodo di tempo che è servito all’agenzia dell’Onu per capire se la persona che lavorava presso di loro fosse la stessa persona che i servizi segreti francesi affermano sia una spia. Un anno per un’indagine interna.

 

A questo punto, restano aperte alcune questioni. A Roma risiede (risiedeva? Altro punto: nessuno sembra saperlo) una spia nordcoreana, con privilegi diplomatici, da più di dodici anni. Da un anno si sa che è una spia, ma è stato spogliato dalla sua carica all’Onu soltanto poco più di un mese fa. Cosa dicono i servizi segreti italiani? L’Italia ha dei rapporti ufficiali con la Corea del nord ancora poco chiari: è l’unico paese al mondo a ospitare un’ambasciata nordcoreana nella sua capitale ma a non avere un’ambasciata a Pyongyang. Perché? C’è poi da interrogarsi sul ruolo e le capacità delle varie agenzie delle Nazioni Unite. Un panel di esperti dell’Onu ricorda all’Onu stessa che ci sono due infiltrati in due delle sue agenzie: soltanto dopo questo memento il signor Kim viene fatto fuori. Per un anno ha lavorato per l’agenzia nonostante la Francia l’avesse sottoposto a sanzioni. Tranquillamente, seduto in poltrona nella sua casa romana.

  • Giulia Pompili
  • È nata il 4 luglio. Giornalista del Foglio da più di un decennio, scrive soprattutto di Asia orientale, di Giappone e Coree, di Cina e dei suoi rapporti con il resto del mondo, ma anche di sicurezza, Difesa e politica internazionale. È autrice della newsletter settimanale Katane, la prima in italiano sull’area dell’Indo-Pacifico, e ha scritto tre libri: "Sotto lo stesso cielo. Giappone, Taiwan e Corea, i rivali di Pechino che stanno facendo grande l'Asia", “Al cuore dell’Italia. Come Russia e Cina stanno cercando di conquistare il paese” con Valerio Valentini (entrambi per Mondadori), e “Belli da morire. Il lato oscuro del K-pop” (Rizzoli Lizard). È terzo dan di kendo.