Alexis Tsipras (foto LaPresse)

Domani l'Eurovertice

Perché ha ancora un senso che Tsipras mostri la faccia feroce

Luciano Capone

Lo stallo tra Bruxelles e Atene spiegato con la teoria dei giochi da Panunzi (Bocconi) e Brusco (Stony Brook). La “profezia” di James Dean.

Milano. Manca poco al “giorno del giudizio” della Grecia. Domani ci sarà una riunione straordinaria dell’Eurogruppo, che raccoglie i ministri delle Finanze della zona euro, per discutere del futuro di Atene e i toni della vigilia sono molto alti. Il governo di Alexis Tsipras ha dichiarato la fine del programma sottoscritto con la Troika e chiesto di ristrutturare il debito. I creditori europei hanno risposto che alla chiusura del memorandum corrisponde la chiusura dei rubinetti. Tsipras ha rilanciato dicendo che attuerà integralmente il programma elettorale fatto di maggiori spese. Il ministro delle Finanze pop-rock, Yanis Varoufakis, ha gettato altra benzina sul fuoco dicendo che pure l’Italia rischia di fallire. La Grecia sta arrivando alla trattativa senza carte in mano, rischiando l’uscita dall’euro. Varoufakis è esperto di teoria dei giochi e probabilmente ha una strategia per ottenere comunque qualcosa. Ma in che tipo di gioco ci troviamo? “E’ un classico ‘game of chicken’ – dice al Foglio Fausto Panunzi, economista della Bocconi – una situazione che si vede spesso nei film, in cui due macchine vanno a forte velocità l’una contro l’altra e a perdere è chi sterza per primo, il pollo. Il rischio è che se non lo fa nessuno, si fanno male entrambi”. Rispetto allo schema base ci sono differenze e complicazioni. Grande differenza: le due macchine non sono uguali, i creditori europei sono su un tir, Tsipras e Varoufakis su un’utilitaria: “In caso di incidente anche i creditori subiranno dei danni – dice Panunzi – ma la Grecia rischia di rimanere schiacciata: corsa agli sportelli, uscita dall’euro, rialzo dell’inflazione, crollo del sistema bancario e comunque l’obbligo di avere un surplus primario”. Secondo Sandro Brusco, economista della Stony Brook di New York, “la vittoria elettorale di Syriza ha dato maggiore spinta emotiva ai greci, ma Varoufakis ha la stessa macchina che guidava il governo precedente e l’unica arma che ha contro il tir europeo è quella di sembrare completamente pazzo, essere disposto al peggio pur di non sterzare”.

 

L’Europa potrebbe decidere di fermarsi e di fare qualche concessione ma non è semplice perché questo gioco ha tante altre complicazioni, dice Panunzi: “Le elezioni sono appana passate, i toni sono alti. E’ come se la corsa avvenisse in un campo con gli spalti gremiti di tifosi delle due fazioni, fare la figura del pollo ha per i politici un costo molto elevato”. Inoltre quella con la Grecia non è l’unica corsa per l’Europa, ci saranno le elezioni in Spagna e Pablo Iglesias, leader di Podemos, potrebbe mettere le mani sul volante di una macchina molto più grande di quella greca: “Se la Grecia ne esce vincitrice, riducendo in maniera sostanziale il debito, scatterebbe un forte incentivo ad adottare comportamenti simili in altri paesi che hanno seguìto duri piani di risanamento”. Se diventa chiaro che conviene fare i pazzi al volante, il rischio è che l’impalcatura dell’euro non regga. E’ questa la differenza sostanziale tra un governo che prometteva di rispettare gli accordi senza farlo sempre e comunque, quello di Samaras, e un altro che li rifiuta apertamente, come Tsipras. “Un’altra complicazione – dice Brusco – è il poco tempo e l’imprevedibilità degli interlocutori greci, nuovi e appena eletti. Non è semplice capire le reali intenzioni delle parti, quanto si può tirar la corda”. Per Panunzi e Brusco in una situazione da manuale si dovrebbe arrivare al compromesso, evitare lo schianto senza che nessuno faccia la fine del pollo. Ma resta un gioco pericoloso, nella realtà spesso non si applicano i manuali. E neppure nella fiction. In “Gioventù bruciata”, il film col più celebre “game of chicken” del cinema, il rivale di James Dean muore schiantandosi giù per una scogliera. Buzz cerca all’ultimo di lanciarsi dalla portiera, ma resta impigliato con la sua giacca di pelle. Proprio come quella che indossa Varoufakis.

Di più su questi argomenti:
  • Luciano Capone
  • Cresciuto in Irpinia, a Savignano. Studi a Milano, Università Cattolica. Liberista per formazione, giornalista per deformazione. Al Foglio prima come lettore, poi collaboratore, infine redattore. Mi occupo principalmente di economia, ma anche di politica, inchieste, cultura, varie ed eventuali