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Boko Haram fa strage in un liceo e uccide gli islamici moderati

A Potiskum, la capitale economica dello stato di Yobe, nel nord-est della Nigeria, ieri uno studente, reclutato dal gruppo terroristico Boko Haram, si è fatto esplodere all’interno del liceo.

11 Novembre 2014 alle 11:35

Boko Haram fa strage in un liceo e uccide gli islamici moderati

Due bambini feriti dopo l'attentato di ieri in Nigeria (foto AP)

A Potiskum, la capitale economica dello stato di Yobe, nel nord-est della Nigeria, ieri uno studente, reclutato dal gruppo terroristico Boko Haram, si è fatto esplodere all’interno del liceo della città mentre i ragazzi erano riuniti in attesa dell’inizio delle lezioni: ne sono morti almeno 46. Il resoconto degli ultimi attacchi è feroce: giovedi scorso i miliziani hanno attaccato e conquistato la città di Malam Fatori, nello stato orientale di Borno, provocando oltre 20 morti. Il giorno successivo una bomba è stata fatta esplodere nella città d’Azar, causando diverse vittime, e un altro attentato ha colpito la località di Potiskum facendo 15 morti. A oggi, dopo oltre 10 mila morti e continue persecuzioni, sono 700 mila le persone che, in Nigeria, sono state costrette ad abbandonare le proprie abitazioni per trasferirsi in zone ancora più povere, aumentando il rischio di una grave crisi alimentare.

 

Giovedì scorso uno tra i più importanti leader religiosi della tijaniyya, confraternita sufi espressione dell’islam mistico e moderato, lo sceicco Adam Nafada, è stato assassinato assieme ad almeno 12 suoi discepoli a Gombe, nel nord del paese, da un commando di Boko Haram. E’ la prima volta che i miliziani guidati da Abubakar Shekau colpiscono il movimento sufi a un così alto livello, dopo averne perseguitato e ucciso centinaia di seguaci. Il movimento, composto da oltre 15 milioni di membri, è considerato da molti il vero antidoto per combattere la crescente diffusione dell’integralismo islamico.

 

Lo scorso agosto Nafada, durante un convegno internazionale in Marocco, aveva sottolineato l’urgenza di contrastare con ogni mezzo l’avanzata sanguinosa dell’esercito multinazionale di Boko Haram, intenzionato, dopo la città di Gwoza, a estendere il suo dominio in tutto il nord del paese. Altro argomento affrontato da Nafada sarebbe stato quello delle commistioni tra gli apparati di sicurezza nigeriani e Boko Haram: c’è una lunga serie di episodi in cui ai jihadisti è stato lasciato campo libero o perfino aiuto operativo. Da qui l’invito rivolto alle confraternite sufi a mobilitarsi contro Boko Haram e le altre formazioni jihadiste attive nei paesi nordafricani. Ciò è bastato per indurre Shekau a eliminare Adam Nafada. Questi aveva apertamente denunciato le autorità di Abuja, e il presidente Goodluck Jonathan, di non aver fatto nulla per la liberazione delle studentesse del liceo di Chibok e per le altre centinaia di donne (molte appartenenti al movimento sufi) e bambini sequestrati negli ultimi mesi.

 

[**Video_box_2**]“La morte di Nafada – dice al Foglio una fonte saharawi – rappresenta una grave perdita per l’islam moderato che sta tentando di reagire all’offensiva islamista alimentata e resa ancora più penetrante dai successi riscossi, in Siria e Iraq, dallo Stato islamico. Boko Haram si va sempre più rafforzando con l’afflusso continuo di mujaheddin provenienti da ogni parte dell’Africa occidentale e persino dai campi di Tinduf del Fronte Polisario al cui interno sarebbero tenute prigioniere almeno 153 ragazze appartenenti ad alcuni capi jihadisti in rapporti organici con Abubakar Shekau. Alcune di esse avrebbero fatto parte delle oltre 830 donne e adolescenti, comprese le 200 liceali che determinarono un grande scorno internazionale, rapite da aprile in poi dai miliziani di Boko Haram. La loro situazione è drammatica e ricorda da vicino quella delle yazide finite nelle mani degli uomini dello Stato islamico. Di contro appare quanto mai significativa, sul fronte del contrasto all’integralismo islamico, l’iniziativa assunta dal governo del Marocco di valorizzare il ruolo della donne inserendole a pieno titolo anche nelle forze di sicurezza. E’ di qualche giorno fa la notizia di un primo gruppo di ragazze che è entrato a far parte, come motocicliste, della polizia stradale, accolte con grande simpatia dai cittadini di Rabat, Fes, Marrakech, Casablanca e Agadir”.

Pio Pompa

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