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Il trionfo dello spin. Cosa c’è di vero (e di tattico) negli scricchiolii tra Renzi e Berlusconi

Per capire quello che sta succedendo tra Renzi e Berlusconi bisogna partire dalla parola chiave di questi giorni: lo spin. Tutti i grandi giornali tendono ad accreditare la tesi della rottura imminente del patto del Nazareno più per questioni editoriali, e di tifo, che per questioni politiche o fattuali.

7 Novembre 2014 alle 16:17

Il trionfo dello spin. Cosa c’è di vero (e di tattico) negli scricchiolii tra Renzi e Berlusconi

Matteo Renzi nella galleria Colonna a Roma (foto LaPresse)

E’ una partita a scacchi, forse persino un gioco di nervi, e non c’è altro modo per capire quello che sta succedendo tra Renzi e Berlusconi se non utilizzando quella che è la parola chiave di questi giorni: lo spin. Tutti i grandi giornali tendono ad accreditare la tesi della rottura imminente del patto del Nazareno più per questioni editoriali, e di tifo, che per questioni politiche o fattuali. Esiste una distanza vera e reale tra Renzi e Berlusconi, o meglio, più corretto, tra il Pd e Forza Italia ma è una distanza che oggi viene amplificata in modo sapiente dai massimi dirigenti del Pd per mettere pressione a Forza Italia e forse per fare persino un favore a Berlusconi. Il Pd di Renzi non ha alcuna intenzione di ricominciare la trafila sulla legge elettorale (l’Italicum è approvato alla Camera, manca il sì del Senato e ricominciare da capo sarebbe un disastro) non ha alcuna intenzione reale di fare una legge elettorale con il Movimento 5 stelle e di dar vita a una forma rinnovata di governo di cambiamento con gli stessi senatori e deputati che fino a qualche ora fa chiamavano Renzi “ebetino”, con gli stessi senatori e deputati accusati dal Pd di preferire la trattativa con il Califfato piuttosto che la trattativa con il Pd e con gli stessi senatori e deputati che fino a qualche settimana fa dicevano, esplicitamente, che il Pd è tecnicamente un partito mafioso.

 

I segnali di questi giorni sul Csm, la Consulta, la responsabilità civile (approvata in commissione giustizia senza i voti di Forza Italia ma con l’appoggio del movimento 5 stelle), sommati alle parole, perfettamente coordinate, di Renzi ("il patto scricchiola"), Boschi ("noi andiamo avanti anche senza Forza Italia") hanno come unico scopo quello di provare a saldare i bulloni del patto. E, paradossalmente, l’idea, fatta circolare in queste ore, che il Pd possa unirsi in matrimonio al Movimento 5 stelle è un assist reale per Silvio Berlusconi ed è un’arma utile per il Cav. per dimostrare ai suoi parlamentari e senatori potenzialmente ribelli che senza un accordo con il Partito democratico diventa un casino. Perché se il Pd fa un accordo con Grillo si accorda sul Mattarellum (già depositato la scorsa settimana alla Camera da Roberto Giachetti, renziano, vicepresidente della Camera, in ottimi rapporti con Luigi Di Maio, altro vicepresidente della Camera, ma grillino). Perché se il Pd si accorda con Grillo sulla legge elettorale si accorderà con Grillo anche sul presidente della Repubblica. E perché l’unica speranza che ha Forza Italia oggi di contare qualcosa nel panorama politico è quello di rimanere aggrappata al patto del Nazareno. Lo scetticismo nei confronti del patto (manifestato in modo palese da Raffaele Fitto, 17 senatori, tanta roba) è legato a una questione persino razionale e una domanda lineare che gira in Forza Italia: ma se noi diamo a Renzi la possibilità di fare una nuova legge elettorale che garanzie abbiamo che Renzi poi non colga l’occasione per andare a votare?

 

[**Video_box_2**]In questo quadro caotico ma tutto sommato razionale, fatto di spin e contro spin, dove Berlusconi e Renzi sono più vicini tra loro di quanto si possa credere e immaginare, un elemento centrale è legato ai numeri parlamentari. E a un numero in particolare: quello di una commissione oggi centrale per il futuro della legge elettorale. Parliamo della Commissione Affari Costituzionali, guidata dalla senatrice del Pd Anna Finocchiaro, alla quale alcuni renziani stanno non casualmente lasciando intendere che in caso di esito positivo della trattativa sulla legge elettorale potrebbero aprirsi le porte anche del Quirinale (ma anche qui è tutto spin). E parliamo in particolare dei numeri di questa commissione. Renzi dice che il Pd avrebbe i numeri per approvare la legge elettorale, l’Italicum, anche senza i numeri di Forza Italia ma dice una mezza verità. La Commissione Affari Costituzionali è composta da 27 senatori. Pd, Scelta Civica e Ncd ne hanno 13. Per arrivare alla maggioranza (che è di 14) ci sono due strade. O far votare la presidente di Commissione (difficile). O provare a far votare la legge a un ex senatore del 5 stelle (Campanella). La minaccia del “abbiamo i numeri” è dunque credibile. E se è vero che Renzi ha bisogno di Berlusconi per poter silenziare e disinnescare la minoranza del Pd, è anche vero che Berlusconi ha bisogno dello spin di Renzi per poter piegare la minoranza ribelle del suo partito. Spin e contro spin. Il patto del Nazareno oggi funziona anche così.

Claudio Cerasa

Claudio Cerasa

Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.

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