I blindati turchi restano schierati lungo il confine con la Siria, nei pressi di Kobane (foto LaPresse)

La Turchia autorizza l'uso delle proprie basi aeree, dicono gli Usa. Ankara nega

Redazione

In Siria Kobane resta assediata mentre gli Stati Uniti concentrano i propri sforzi nel nord dell'Iraq.

A Kobane, sul confine tra Turchia e Siria, i combattenti curdi continuano a difendere la città dall'assedio dello Stato islamico, sebbene la città resti circondata e i jihadisti mantengano sotto il loro controllo diversi quartieri a sud e a est del centro cittadino. Nel frattempo la Turchia, pur restando immobile la di là della frontiera dove sono schierati i suoi uomini e i suoi mezzi blindati, ha concesso l'uso delle proprie basi aere alla coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti. Susan Rice, rappresentate americana alle Nazioni Unite, ha annunciato che Ankara ha dato finalmente il proprio avallo e ha aggiunto che i turchi contribuiranno anche all'addestramento dei ribelli siriani. Oggi però la Turchia ha smentito l'esistenza di un accordo con gli Stati Uniti per l'utilizzo delle basi aeree ma ha ammesso che il dialogo con Washington prosegue. "Non c'è ancora nessuna intesa per la disponibilità della base di İncirlik", ha riferito una fonte governativa al quotidiano Hurryet. "Gli Stati Uniti hanno grandi aspettative e il dialogo prosegue", ha aggiunto.

 

Un'eventuale accordo tra Ankara e Washington, se da un lato permetterebbe  di intensificare i bombardamenti della coalizione contro lo Stato islamico, dall'altro potrebbe rimanere una misura insufficiente per salvare la città (o per lo meno per sconfiggere i jihadisti), come ammesso più volte da Washington e dai propri alleati. Il presidente turco Erdogan continua a prendere tempo e ha chiuso la frontiera con la Siria impedendo ai guerriglieri curdi di raggiungere la cittadina e di prestare soccorso a coloro che sul campo di battaglia continuano a indietreggiare perdendo il controllo di Kobane.

 

Mentre la Casa Bianca nega qualsiasi invio di truppe di terra in Iraq e Siria, il generale Martin Dempsey, intervistato in tv, ha dichiarato che questa soluzione potrebbe comunque essere adottata in futuro. L'attenzione del Pentagono, tuttavia, resta focalizzata nel nord dell'Iraq, come ha ammesso lo stesso Dempsey: "La mia sensazione è che a Mosul si stia giocando la partita decisiva e che lì si potrebbero immaginare nuove forme di assistenza e intervento", ha affermato all'emittente Abc. In Iraq, solo negli ultimi due giorni sono rimaste uccise oltre 70 persone in due attacchi kamikaze dello Stato islamico (uno ad Anbar e l'altro in una cittadina curda nel nord) e gli Stati Uniti hanno cominciato i primi bombardamenti condotti con elicotteri Apache. Il loro impiego, seppur comporti maggiori rischi dovendo volare a più bassa quota rispetto agli aerei militari, ha il vantaggio di sferrare attacchi più precisi contro il nemico.