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Occhio a fidarsi troppo dei testimoni-chiave, lo dice anche la neuroscienza

Annalisa Chirico

Se il libero arbitrio è un’illusione, su quali basi un tribunale può emettere una condanna? “La società ha il compito di adottare regole che limitino i crimini. L’individuo che si è reso cosciente dell’illecito compiuto memorizzerà quell’esperienza nei propri circuiti cerebrali e ciò avrà un effetto deterrente in futuro”.

Carbonara o amatriciana? Sei al ristorante, il cameriere raccoglie le ordinazioni e tu compulsi il menù. “Sto per scegliere, eh, un minuto”. Sei convinto di essere sul punto di operare una scelta. Pensi di essere tu, e soltanto tu, a decidere tra carbonara e amatriciana. E invece ti illudi. Lo scienziato Piergiorgio Strata ti spiega il perché in un libello dal titolo “La strana coppia. Il rapporto mente-cervello da Cartesio alle neuroscienze” (Carocci, 161 pp., 12 euro). “La mente è una proprietà della materia, al pari della gravità e del magnetismo”, dichiara al Foglio il professore emerito di Neurofisiologia all’Università di Torino. Non siamo altro che molecole. Pensiero, memoria e coscienza sono “proprietà emergenti” determinate da interazioni molecolari. L’anima? Non esiste. Dall’alto dei suoi 80 anni, dopo una vita trascorsa a studiare tra Canberra e Chicago con il premio Nobel Sir John Carew Eccles, Strata non ha paura di apparire blasfemo: “Il mio libro sconfessa i dogmi del metafisico e dell’immortalità dell’anima. Con un milione di miliardi di sinapsi e 170 mila chilometri di fibre nervose, come si può pensare che esista un pianista in grado di scegliere quale tasto pigiare?”. Eppure Cartesio si sforzò non poco per dimostrare il dualismo tra res cogitans, mente, e res extensa, cervello. “Erano i tempi dei Savonarola e dei Galilei. Chi dissentiva finiva sul rogo. Cartesio aveva l’incubo dei preti”.

 

Quando si schiudono le uova di tartaruga, spiega Strata, le creature appena nate, come primo atto di vita, zampettano verso il mare. La loro non è una libera scelta ma un’azione determinata da precise molecole contenute nel loro Dna. Ma se il libero arbitrio è un’illusione, su quali basi un tribunale può emettere una condanna? “La società ha il compito di adottare regole che limitino i crimini. L’individuo che si è reso cosciente dell’illecito compiuto memorizzerà quell’esperienza nei propri circuiti cerebrali e ciò avrà un effetto deterrente in futuro”. Quindi niente attenuanti, la regola è quella a stelle e strisce: chi sbaglia paga. In tribunale l’imaging, ovvero l’uso delle scansioni cerebrali, consente di rilevare anomalie anatomiche e funzionali. Tuttavia, tale metodo non vanta un grado di attendibilità paragonabile all’esame del Dna. Soprattutto, una volta appurata l’esistenza di un’anomalia, come si può stabilire che essa sia la causa diretta dell’illecito? Bel dilemma. Negli Usa non c’è cervello che tenga. Quando nel 1983 il 52enne Brian Dugan, psicopatico al terzo omicidio, rapì e uccise Jeanine Nicarico di appena 10 anni, fu condannato alla pena di morte, poi commutata in ergastolo, sebbene l’imaging cerebrale avesse rilevato gravi segni di psicopatia. “Le immagini sono meravigliose ma non rilevanti”, affermò il perito del tribunale. Oltre che per i suoi incarichi internazionali – è stato direttore dello European Brain Research Institute, fondato nel 2001 dalla Montalcini – Strata è noto per aver vestito i panni scomodi di consulente della difesa in alcuni processi spettacolo.

 

[**Video_box_2**]Ricordate il caso Marta Russo? “Il video choc della Alletto e le confidenze telefoniche della Lipari (‘Tutto il pomeriggio sono stati a dirmi: lei è in una posizione delicata, mors tua, vita mea’) sono formidabili esempi di manipolazione della mente”. E che dire di Olindo e Rosa responsabili, stando alla sentenza definitiva, della strage di Erba? “Li hanno condannati all’ergastolo sulla base delle dichiarazioni che il defunto Frigerio rilasciò soltanto in un secondo momento, a seguito di interrogatori manipolativi”. Il problema, secondo Strata, è che nel pubblico e nei tribunali prevale la falsa convinzione che la memoria sia perfetta. Non è così. I testimoni chiave possono essere considerati tali solo a condizione che la persona nell’immediatezza del fatto ricostruisca l’accaduto in modo coerente e preciso. Se ciò non avviene, “via via che i giorni passano, le testimonianze rese costituiscono manipolazioni della mente prive di valore probante, tantomeno cruciale per emettere una condanna”.

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