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Urbano premier

Mattarella trova la quadra e affida Palazzo Chigi a Cairo. Fontana ministro per gli animali

7 Aprile 2018 alle 06:28

Urbano premier

Foto LaPresse

Dove non riuscì il Cavaliere, riuscirà Cairo. Consultazioni nel pallone, ecco la soluzione: Urbano premier. Finalmente trovata la quadra. Sergio Mattarella può ben dirsi sollevato. Tra la tesi di Di Maio & Salvini e l’antitesi di Silvio Berlusconi, ecco la sintesi: l’incarico per la formazione del nuovo governo va a Urbano Cairo.

  

Dove non riuscì il Cavaliere, riuscirà Cairo. Dove non arriva il retroscena, arriva Nove Colonne e questa povera rubrica è in grado di raccontare ai propri lettori quello che già da lunedì sarà ben più che cronaca, ancor più che storia, molto più che epopea: una vera e propria epica.

  

Dove non riuscì il Cavaliere, riuscirà Cairo. Consultazioni nel pallone, ecco la soluzione: dove non riuscì Silvio Berlusconi, pur col sole in tasca, riuscirà Cairo dalle tasche ben cucite. C’è da dire che Joe Servegnini, al solito suo, s’era già buttato avanti. Forte del suo rapporto con Luigi Di Maio s’era già candidato lui stesso come premier ma sia alla Casaleggio Associati, sia in via Bellerio a Milano – sede della Lega – si era da subito creato un assembramento di investitori pubblicitari di 7 (vero, Irene?) tutti infuriati all’idea di Joe a Palazzo Chigi: “Ridurrà l’Italia come le nostre aziende, un campo di rovine?”.

  

Dove non riuscì il Cavaliere, riuscirà Cairo. Il proprietario de La7, nonché padrone del Corriere, ovviamente non vuole ammettere di avere sbagliato nel caricarsi Joe sul groppone – Servegnini direttore, disperato è l’editore (vero, Irene?) – e comunque un dicastero glielo trova: ministro per le politiche comunitarie, relegato ai rapporti con l’Erba del Vicino (in ricordo della sua proverbiale trasmissione tivù).

  

Dove non riuscì il Cavaliere, riuscirà Cairo. Interessante assai la lista dei ministri. Naturalmente, il presidente Urbano, si fa forte dell’esperienza maturata nell’editoria e recluta nel proprio esecutivo il fior fiore del giornalismo. A Maurizio Molinari e a Gianni & Riotto detto Johnny affida la delega ai servizi segreti. Il primo dialoga con i suoi amici del Mossad, il secondo con gli amici degli amici di Detroit e di Raffadali.

  

Dove non riuscì il Cavaliere, riuscirà Cairo. L’importantissimo ministero degli animali va, manco a dirlo, a Luciano Fontana mentre al Mibac, ovvero il ministero dei Beni culturali e artistici, Cairo non ha ancora risolto il dilemma. Fonti accreditate dicono di un ballottaggio Paolo Mieli-Candida Morvillo sebbene frulli in testa del presidente un’altra accoppiata: quella di Davide Parenzo e Myrta Merlino.

  

Dove non riuscì il Cavaliere, riuscirà Cairo. A differenza di Silvio Berlusconi che dovette sbrogliarsela, senza riuscirci, coi vari Pier Ferdinando Casini, Gianfranco Fini e Umberto Bossi, Urbano mette subito le cose in chiaro con Salvini e Di Maio. Dice di sì ma precisa: comando io. Niente caminetti e niente gabinetti. Mai e poi mai Cairo si prenderebbe una gatta a pettinare senza decidere lui e non concede nulla al M5s e alla Lega.

  

Dove non riuscì il Cavaliere, riuscirà Cairo. Vantaggio a nessuno ed ecco che nei ministeri pesanti – come alla Farnesina dove mette Sandro Mayer – o al Viminale, con Paolo Sottocorona, il meterologo, alla guida degli Interni, Cairo mette personalità con cui ha consuetudine. All’Economia c’è, infatti, Fed Fubini, mentre all’agricoltura – chissà perché – ha voluto fare un bis: Joe Servegnini. E sempre con delega ai rapporti con l’Erba del Vicino.

  

Dove non riuscì il Cavaliere, riuscirà Cairo. Le cancellerie internazionali sono ben disposte verso il governo di Urbano Cairo, Trump in persona – accompagnato dalla figlia, Ivanka – non vuole mancare al brindisi di insediamento del nuovo esecutivo. E così anche Macron, trovandosi a passare da Bardonecchia ha già fatto sapere di voler fare un salto a Palazzo Chigi e davvero dove non riuscì il Cavaliere riesce Cairo perché Merkel, in un’intervista firmata da Massimo Franco, dichiara tutto il suo entusiasmo per il modello Cairo: l’unico a saper coniugare flat tax e reddito di cittadinanza. Detrazioni fiscali ai taxi della tratta Roma-Crema (per compensare la fatica di portare a bordo Joe) e distribuzioni dei buoni taxi ai terroni del sud i quali, non potendo mangiare, almeno possono viaggiare (per sentirsi tutti, almeno una volta, un po’ Joe e un po’ anche Servegnini).

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Commenti all'articolo

  • oliolà

    10 Aprile 2018 - 19:07

    Perfetto. Bisognerà, però, avere un po' di pazienza (speriamo molta): che l'anima di Eugenio Scalfari salga in cielo. A meno che non sparisca, in uno sbuffo.

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