L'indagine su Regeni non è un gioco di telecamere

Ecco perché non serve una commissione parlamentare di inchiesta con onorevoli che giocano a fare gli investigatori

L'indagine su Regeni non è un gioco di telecamere

Conferenza stampa sulla morte di Giulio Regeni (foto LaPresse)

Il dibattito nelle commissioni esteri di camera e senato sull’omicidio di Giulio Regeni, come era prevedibile, ha mostrato, fortunatamente con qualche eccezione, i limiti di un ceto politico volto alla demagogia, all’iperbole, alla confusione. Oggi qualcuno ha scoperto come funziona il sistema egiziano e paragonato al Sisi a un feroce Pinochet venuto dal nulla, eppure fin dai tempi di Nasser gli oppositori sparivano o venivano impiccati. Applicando criteri appena accettabili sui diritti umani il nostro paese avrebbe dovuto, da molto tempo, ritirare gli ambasciatori da quasi tutto il medio oriente. Qualcun altro forza le indubbie reticenze dell’Università di Cambridge fino ad offendere senza motivo la figura di Regeni. Molti sventolano il vuoto articolo del New York Times, definito comicamente da Alessandro Di Battista “importante, serio, comunque interessante” con una singolare de-escalation. Infine quasi tutti invocano quella che ritengono la soluzione del problema: una commissione parlamentare di inchiesta, o almeno di indagine, con obbiettivo la Verità. Come se non fosse in corso una indagine della magistratura che ha bisogno di supporto politico e diplomatico, non di un doppione parlamentare di onorevoli che giocano a fare gli investigatori di fronte alle telecamere.

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Commenti all'articolo

  • fabriziocelliforli

    05 Settembre 2017 - 19:07

    non abbiamo bisogno . In alto i calici e viva Bordin viva!!

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  • gesmat@tiscali.it

    gesmat

    05 Settembre 2017 - 17:05

    Quando si dice:"passare sul cadavere del figlio". Che i Giuliani abbiano fatto scuola?

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  • luigi.desa

    05 Settembre 2017 - 09:09

    Core de madre. La signora Regeni consigliera comunale o provinciale rifondarola alla terribile notizia della morte del figlio -e si si sa la atroce modalità- più che il dolore potè la passione politica .fece subito una conferenza stampa . Ma non espresse la sofferenza del suo cuore ferito ma levò un j'accuse politico chiedendo al governo italiano di intervenire con l'Egitto con una azione d'urto violenta diplomaticamente e forse di più. La sinistra insorse al suo fianco come un sol uomo . Ecco se la caciarata fosse stata evitata e il governo italiano avesse potuto intervenire con una ferma e dura azione diplomatica senza riflettori forse qualcosa di positivo si sarebbe ottenuto. Oggi dopo qualche anno continua il balletto tra procure ,il ragno resterà nel buco ma forse la signora Regeni finirà in parlamento.

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  • guido.valota

    04 Settembre 2017 - 21:09

    Eh ma Bordin, non vorrà negare ai prodi rappresentanti della honestah al potere due o tre viaggetti in Egitto in business class. Magari scoprono anche le piramidi e la Sfinge.

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