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In questa tormentata vicenda delle mille riforme non è oramai importante stabilire chi vince o chi perde ma come scaricare le responsabilità nell’immediato perchè c’è sempre un appuntamento elettorale in…
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Suggerirei di boicottare l’economia brasiliana per la mancata estradizione di Battisti attraverso l’invio di Mario Monti con un contratto di lavoro a tempo determinato. In sei mesi con l’esperienza fatta…
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Nella rubrica del Foglio curata da Diana Zuncheddu il viaggio degli operai con la bandiera dei quattro mori che da anni protestano davanti Montecitorio Guarda la puntata
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Unn’è la pregiata collezione di sessantamila pellicole arrivata da New York a Salemi nel 2009? L'appello a Giuseppe Tornatore di Oliviero Toscani e Pietrangelo Buttafuoco Guarda la puntata
Zakor di Giulio Meotti
Cerazade di Claudio Cerasa
I'm with the band di G. Pompili & M. Pedersini
Cambi di stagione di Piero Vietti
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Una buona rubrica dovrebbe vivere di modestia nelle intenzioni, di bonarietà nelle critiche, dovrebbe essere cauta nel giudicare gli altri…
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San Paolo che nella Prima lettera ai Corinzi definisci il corpo “tempio dello Spirito Santo”, convinci qualche autorevole uomo di…
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Cosa hanno dovuto sentire le mie orecchie! Dunque: un capannello a Montecitorio.
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Adesso non snaturate le riforme. E’ l’auspicio che Antonio Catricalà rivolge con rispetto al Parlamento, che ha in corso l’esame del decreto sulle liberalizzazioni ispirato e scritto anche dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Catricalà osserva con qualche preoccupazione ben dissimulata “il grande assalto alle liberalizzazioni” descritto ieri dal Corriere della Sera.
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Non è ancora chiaro se funzionerà la mossa del presidente francese, Nicolas Sarkozy, che nella campagna elettorale per l’Eliseo intende avvalersi del sostegno pubblico della cancelliera tedesca, Angela Merkel, come suo “grande elettore”.
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Che farà dunque Cl in politica, o almeno i suoi liberi e laici politici? Milano e la Lombardia, ma pure l’Italia intesa come campo politico, da tempo vanno strette a Cl. L’offuscarsi dello schema bipolare, della stella polare del berlusconismo come scelta di campo “ragionevole”, sono elementi che dicono che il futuro del governatore e della sua folta pattuglia sarà tutto da inventare.
Leggi la prima puntata La tremenda solitudine di Formigoni in cima al Formigone di Maurizio Crippa
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Niente Vasto, niente Casini, niente Terzo polo, niente (o quasi) Di Pietro, niente derive neocentriste, niente Lingotto, niente veltronismo, niente renzismo ma in compenso molta socialdemocrazia, molto Miliband (of course, nel senso di Ed), molto François Hollande, molto Martin Schulz, molto socialismo europeo e, ovviamente, molto, moltissimo “modello Pse”.
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La settimana del sesso a Yale non è un festival della pornografia in senso stretto, ne è soltanto la sublimazione intellettuale a misura di Ivy League. Nemmeno William Buckley, autore nei primi anni Cinquanta di un fondamentale pamphlet insieme riflessivo e di denuncia sul secolarismo sciatto che dominava il campus del Connecticut, avrebbe previsto che su quel sostrato sarebbe nata una kermesse.
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Dove c’è un dittatore c’è anche George Galloway. L’istrionico politico britannico, che nel 2003 abbandonò il Labour blairiano in opposizione alla guerra in Iraq (Saddam Hussein era suo amico personale) per fondare un improbabile Partito del rispetto, non riesce a star fuori dalle magagne mediorientali. Vuol mettere il becco quando c’è da violare l’embargo a Gaza, quando c’è da difendere Hamas contro le accuse di terrorismo, soprattutto vuole urlare il suo orgoglio baathista e difendere quella Siria che, “come ho spesso detto, è l’ultimo castello della dignità araba”.
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Il circuito mediatico-giudiziario, quello mediatico-finanziario e quello mediatico-culturale ruotano attorno alle opinioni. Meglio conoscerle bene, dunque. E tutte. Ecco un collettore delle principali opinioni pubblicate dai quotidiani italiani e stranieri.
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