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Gli interventi

Magistrati

Enrico Pagano

Sono chiamati solo ad applicare la legge ma , di fatto , stanno stravolgendo – senza alcun mandato popolare – le regole della società civile . L’affido di un minore…

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Quando tramonta "il sol dell'avvenir", senza aver fatto mai giorno

Michele Pizzuti, Roma

C'è una bieca similitudine di specie tra la nascita e la caduta del comunismo e la nascita nel '92 del Berlusconismo, finito in questi giorni con i servizi sociali, percepiti…

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Cercacasa
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nuovo cinema mancuso

GRAND BUDAPEST HOTEL

di Wes Anderson, con Ralph Fiennes, Tony Revolori, Tilda Swinton, Adrian Brody, William Dafoe
Andrea's Version di Andrea Marcenaro

Sbarluccica, il confronto serrato tra forcaioli. Primo forcaiolo: “In Italia c’è una giustizia a velocità variabile. Cittadini molto meno fortunati…

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Bordin Line di Massimo Bordin

“Stanno diventando tutti renziani” scriveva ieri sul Giornale Laura Cesaretti a proposito del Pd. A conferma della sua tesi si poteva leggere sull’Unità l’ex direttore Claudio Sardo che spiegava come solo Renzi abbia nel partito la forza di potersi permettere una sfida al “populismo giudiziario” come quella rappresentata dalla candidatura del professore Fiandaca.

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Manuale di conversazione di Andrea Ballarini

I quotidiani online

L’informazione via web sta diventando sempre più a pagamento, è un trend. Così ci si consola facendo uno zapping furioso tra gli articoli rimasti gratuiti. Che li avversiate o ne siate dei forsennati fruitori, non mancate mai di dire la vostra sui quotidiani online

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Piccola posta di Adriano Sofri

L’Isola del Giglio è a un tiro di fiocina dal porto di Piombino: un giorno di traino. Sul porto di…

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Preghiera di Camillo Langone

Si può pregare per la resurrezione di un bar? Non lo so però ci provo, l’uomo è sentimentale e basta…

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Il riempitivo di Pietrangelo Buttafuoco

I vecchi. Un mese fa, ma anche più, Silvio Berlusconi si fece fare la foto. Finalmente vecchio. Un ritratto tutto di rughe. “Mi piacciono i vecchi”, ha anche detto.

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la giornata
Speciale online

Arriva Renzi in busta paga

Meno tasse in Consiglio dei ministri. Schermaglie sul dl Lavoro

Questo pomeriggio verrà discussa in Consiglio dei ministri la norma più attesa del governo Renzi a quasi due mesi dall’insediamento: la riduzione dell’imposta sul reddito, l’Irpef, per i redditi più bassi. Sulla consistenza dei tagli e le relative coperture mancano i crismi dell’ufficialità ma, secondo le bozze del decreto legge, sono confermati gli 80 euro mensili in più nella busta paga. Gli sgravi partiranno da maggio. Le coperture per 6,7 miliardi arriveranno in  primis da: tagli alla Sanità (2,4 miliardi in due anni, più un taglio al Fondo sanitario nazionale), riduzione degli incentivi alle imprese, revisione della spesa, riorganizzazione della Pubblica amministrazione e aumento della tassazione delle rendite finanziarie. Sono misure contenute nel Def 2014 che ieri è stato approvato sia alla Camera sia al Senato insieme al rinvio di un anno del pareggio di bilancio strutturale.

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L’Italia comincia a battere moneta

Il governo, senza strepiti, rinvia il pareggio di bilancio. S’incrina la linea totalmente remissiva sull’austerity Ue. Ma il Nobel Stiglitz, al Foglio, dice che ci condizionerà ancora “l’approccio mistico di Berlino” alla crisi

L’Italia raggiungerà il pareggio di bilancio, ma lo farà nel 2016 invece che nel 2015. Ieri il Parlamento, oltre al Documento di economia e finanza (Def), ha approvato la linea decisa dal governo rispetto agli impegni europei. Senza strepiti eccessivi, ma quello dell’esecutivo è un cambio di passo innegabile. Il governo tecnico di Mario Monti aveva fatto di tutto – riuscendoci – per abbassare il rapporto deficit/pil sotto il 3 per cento e uscire dalla procedura d’infrazione per deficit eccessivo. Enrico Letta nel 2013 aveva preferito ostentare un eccentrico ottimismo sui tassi di crescita italiani, salvo poi rendersi conto che il risanamento fiscale non era stato all’altezza delle aspettative e vedersi quindi costretto da Bruxelles a rinunciare in extremis alla minima flessibilità di bilancio cui originariamente Roma aveva diritto.

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di Marco Valerio Lo Prete   –   @marcovaleriolp

Frusta, regole e rigore

Un Brunetta da battaglia contro i pasticci del Def e quelli con l’Europa

Il capogruppo di FI alla Camera vota contro. E spiega che per contrattare sul debito con l’Ue servono prima riforme

“E che titolo vuoi fare? L’unico è: basta con la televendita”. Esausto dopo aver mulinato fendenti per tutto il giorno contro le manovre economiche di Matteo Renzi e di Pier Carlo Padoan (“il decreto monstre che stanno presentando è addirittura incostituzionale, tanto è enorme e disomogeneo”), dopo aver tempestato le agenzie di comunicati allarmati sul Def e i numeri della maggioranza (“è come diceva Gandhi: prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono. Poi vinci. Io sono già alla fase tre”) il capogruppo di Forza Italia alla Camera, Renato Brunetta, ricapitola temi e motivi di una opposizione così fiera. E così lontana, a uno sguardo d’insieme, dal clima collaborativo sulle riforme di recente ribadito da Silvio Berlusconi e Renzi.

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di Maurizio Crippa

Dopo le nomine

L’arrivo di Moretti ribalta i piani di Finmeccanica

Se il “buco” Ansaldo Breda resta, fioccano ipotesi choc sull’aerospazio

Nelle bozze del Documento di economia e finanza, alla voce privatizzazioni, Finmeccanica non è neppure nominata. Lo sono Poste, Enav, Eni, Fincantieri, alcune società delle Ferrovie, oltre che il solito patrimonio immobiliare. Il tutto per un importo cifrato nello 0,7 per cento del pil dal 2014 al 2017. La cessione di quote e aziende di Finmeccanica, soprattutto delle controllate Ansaldo, era invece stata dettagliata da Enrico Letta nel 2013 in un calendario che prevedeva la dismissione di Ansaldo Breda e Ansaldo Sts in un unico pacchetto perché solo la seconda, quotata in Borsa, è profittevole mentre Breda, che costruisce e ripara carrozze ferroviarie, perde 500 milioni. Ansaldo Energia è transitata sotto la Cassa depositi e prestiti.

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Cent’anni di similitudine

E di parentele. Il capolavoro di Gabriel García Márquez è un’autobiografia travestita da romanzo

Non solo l’Italia ha i suoi campanilismi tra “polentoni” e “terroni”. In Colombia le sfottiture reciproche tra esuberanti “costeños” della regione caraibica e sussiegosi “cachacos” della regione andina sono abbastanza simili: salvo il particolare che là è il nord che sta a sud, e viceversa. E una prima storia per spiegare alcuni curiosi retroscena su un mito letterario del XX secolo parla appunto di un ventenne “costeño”. Un giovanotto allampanato con i baffetti, una capigliatura ribelle e una faccia da indio, che una famiglia complicata ha mandato a studiare Diritto nella fredda e compunta Bogotá. Anni dopo, nel romanzo che lo trasformerà appunto nel citato mito letterario, la descriverà come “una città lugubre per le cui viuzze di pietra traballavano ancora, in notti da incubo, le carrozze dei vicerè.

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di Maurizio Stefanini

One man show a Mosca

Putin ha una coreografia perfetta per spiegare che l’Ucraina è Nuova Russia

Il presidente russo a reti unificate dice che il reset è finito e che ha il potere di colpire Kiev (anche se non vorrebbe)

Una regia perfetta, meglio delle Olimpiadi di Sochi. Alla sua dodicesima linea diretta con i russi, quattro ore a reti unificate, Vladimir Putin è un “one man show”, l’unico in Russia a essere al centro dell’attenzione, indicare la via, punire, premiare e intrattenere, l’ultima istanza di milioni di russi che gli hanno inviato domande, suppliche, esortazioni, lamentele e ringraziamenti. Ma se negli anni precedenti appariva come un incrocio tra supermanager e Babbo Natale, stavolta, al massimo storico della popolarità, è il padre della nazione che ha riportato a casa la Crimea. Circondato da tutto il suo pantheon di divinità minori: dai poliziotti Berkut che dopo aver sparato sul Maidan sono passati con la Russia, agli intellettuali firmatari di appelli di regime, a Edward Snowden che fa una domanda in inglese e mette in imbarazzo il presidente che non vuole ammettere di non aver capito.

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di Anna Zafesova   –   @zafesova

Elite degenere

La sbornia collettiva di un campus dell’Ivy League infanga il blasone della classe dirigente

Dartmouth è la più piccola università dell’Ivy League, un gioiello ultraselettivo nel mezzo dei boschi del New Hampshire con 250 anni di storia, severo motto latino (“Vox clamantis in deserto”) e tutto l’apparato classico delle istituzioni dell’élite, dalle società segrete al coro maschile a cappella. I seimila studenti che la frequentano sono destinati  a far parte della classe dirigente americana assieme ai loro pari che escono da Harvard o Yale con cappello, toga e preziosissimo titolo in cornice, tutti allevati nella prestigiosa ambientazione del New England. Da Dartmouth sono usciti ministri, governatori, deputati, economisti, dirigenti d’azienda, trader di Wall Street  e pure attori di Hollywood.

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di Mattia Ferraresi   –   @mattiaferraresi

Lo spogliatoio è un luogo sacro, ricordatevi la Lazio pistolera del ’74

Per me Icardi è un traditore. Va a casa di Maxi López, gioca a fare l’amico e poi gli frega la donna, questo è tradimento. Ai nostri tempi se qualcuno osava guardare la donna di un compagno, nello spogliatoio ci mettevamo a turno per prenderlo a pugni”. C’è qualcosa di spaesante e inattuale nella sentenza con cui Diego Armando Maradona ha aperto e chiuso il caso Icardi vs. Maxi López. Ciò che è perturbante, in queste parole, è il fatto che il Pibe de Oro ha ragione. Tutti lo sanno, tutti lo percepiscono, pochi riescono a confessarlo apertamente.

di Adriano Scianca

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Signor capo della Polizia, non dica mai più cretino a uno dei suoi

Se lo sbirro ha sbagliato, pagherà. Ma nessuno ha il diritto di dileggiarlo

Che un poliziotto possa essere cretino è sicuro (più la categoria è vasta, più comprensibilmente la patologia è diffusa). Che il poliziotto di Roma sia cretino non è ancora detto. Nonostante il capo della Polizia, prefetto Pansa, abbia appunto detto – è un cretino, venga avanti! Il prefetto della capitale, prefetto Pecoraro, per non far torto prefettizio al collega prefetto Pansa suddetto, l’ha messa così: trattasi, nel caso dello sbirro artificiere, di comportamento “apparentemente inspiegabile”. Per non dire, e a voler essere maligni nell’intervista a Repubblica la cosa si potrebbe pure intendere, che “apparentemente inspiegabile” sia piuttosto la parola usata da Pansa.

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di Stefano Di Michele

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