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L’art. 49 della Costituzione prevede che «tutti i cittadini hanno il diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere in modo democratico a determinare la politica nazionale». Attualmente i partiti…
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Sono tra quelli che giudicano giusto e doveroso ricordare coloro che lasciano la vita terrena. Di conseguenza per le persone che si distinguono per il loro operare va dato il…
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Cerazade di Claudio Cerasa
Cambi di stagione di Piero Vietti
Zakor di Giulio Meotti
Zeru tituli di Maurizio Crippa
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Michela Vittoria Brambilla ha fondato la Lega italiana per la difesa degli animali, ha dato vita alla campagna “Finalmente entro…
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Sono ovunque, sul posto di lavoro, a scuola, per la strada, persino in famiglia. Piaga sociale o caratteristica antropologica?. Comunque la vediate, eccovi alcune considerazioni imperdibili da rivendere prontamente sui leccaculo
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Ci sono i tram a Palermo. Ma non ci sono i vagoni. Laura Anello, ieri, sulla Stampa, ha fatto un delizioso racconto con il primo dei vagoni che arrivò in Sicilia, il 18 maggio di due anni fa, carrozza di testa di altri quindici vagoni giunti all’ombra di Monte Pellegrino. Doveva essere il tram, ma adesso è solo un deposito di ferraglia cellophanata.
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Più che i paragoni con Mario Monti, più che le similitudini con Beniamino Andreatta, più che gli accostamenti con Giulio Andreotti, più che i confronti con Pier Luigi Bersani, più che i parallelismi con Ciriaco De Mita e più che le analogie con Romano Prodi, il modo migliore per iniziare un articolo sulla storia di Enrico Letta senza aprire la bocca e cominciare subito a sbadigliare è quello di chiudere per un attimo i libri di politica, aprire al volo l’almanacco delle figurine Panini, andare alla lettera “T” e segnarsi rapidamente su un foglietto di carta un nome che tutti conoscerete e che ci tornerà utile per capire qualcosa in più sul percorso che ha portato il nostro presidente del Consiglio a guidare la prima grande coalizione della nostra repubblica: Giovanni Trapattoni.
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La Germania durante questa lunga crisi dell’economia non avrà brillato per leadership e inventiva, l’architettura istituzionale dell’euro sarà pure deficitaria e gestita da capi di governo che sembrano dei “sonnambuli”, come li dipinge la copertina dell’Economist di oggi, ma l’Italia non deve cercare scuse al di là dei suoi confini. Deve aggredire i propri problemi da sola, ripensando le sue “istituzioni” e alcune sue abitudini “culturali”. In sintesi, secondo Uri Dadush, direttore del programma di Economia internazionale al Carnegie Endowment for International Peace di Washington, si tratta di ammettere che è meglio “un po’ di giungla” oggi, cioè drastiche riforme pro libero mercato qui e ora, invece che una stagnazione garantita per i prossimi anni.
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Tutti in basilica. A parte il Cav., che gladiatorio e gradasso come sempre s’atteggia a Massimo Decio Meridio e scende nell’arena del Colosseo per sostenere Alemanno contro Commodo Marino – e a giusto coronamento si è piazzato sullo sfondo l’arco di Costantino: arco trionfale, si capisce, pure se “Europa” molto s’indigna e l’imperatore sbaglia: “I barbari sotto l’arco di Tito”. Quelle, casomai, erano farfalle. “Tutti al Colosseo con Berlusconi!”, recitava l’invito.
Rizzini La piazza insicura che attende Grillo per la terza volta
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“Allo stato attuale dei fatti, non penso di partecipare alla manifestazione”, ha annunciato ieri Frigide Barjot, portavoce della “Manif pour tous” che si oppone alla legge con cui in Francia, dal 23 aprile, sono state introdotte le nozze per le coppie dello stesso sesso, con la possibilità di adozione. Sulla mobilitazione convocata per domenica pomeriggio a Parigi, e preparata da centinaia di comitati spontanei in tutto il paese, pesa ora l’incognita Printemps français: nome che indica la galassia di piccoli gruppi della destra radicale, ostili al matrimonio gay ma anche – e fortemente – alla Barjot e alla sua leadership nel movimento.
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Ieri la Russia ha detto che il governo siriano è d’accordo “in principio” a partecipare alla conferenza di pace che si terrà a Ginevra entro le prossime due settimane. Per la prima volta rappresentanti del presidente Bashar el Assad siederanno a un tavolo con l’opposizione, in un incontro sponsorizzato da Stati Uniti e Russia. Il piano di pace Ginevra 2 ricalca il Ginevra 1, proposto il 30 giugno 2012 e prevede un cessate il fuoco a tempo indeterminato e la creazione a Damasco di un governo di transizione a cui affidare i poteri.
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Omar Bakri a quattro anni fu scelto tra ventotto fratelli e sorelle per dedicarsi ad Allah e all’ortodossia salafita. Omar era un bambino prodigio di Aleppo, in Siria, che il padre avviò agli studi nella grande moschea-università egiziana di al Azhar, “la radiosa”. Bakri sarebbe diventato “l’imam del Londonistan” e “l’ayatollah di Tottenham”, il più sorvegliato e noto dei fondamentalisti islamici inglesi. Sette anni fa Londra lo espulse in Libano, da dove continua a inneggiare al jihad, al martirio, alla guerra contro gli ebrei e gli “infedeli”. Ieri si è scoperto che Bakri è stato anche il “curatore” della conversione del terrorista di origini nigeriane che ha macellato un soldato nel cuore della capitale britannica.
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