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Leggo sul “Corriere web” che il Sig. Napolitano si è commosso per ben "due volte" nella giornata del ricordo. Cosa può fare la vecchiaia: quello che la ragione non fece…
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Ricordo che durante l’intervallo della proiezione del film Schindler’s list, una signora vicina guardò l’ora e disse al marito “è presto, sono solo le nove. Dopo andiamo al thailandese”. Credo…
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Dell’inverno al Foglio parleremo un’altra volta. Intanto ecco quel che abbiamo letto questa settimana.
I'm with the band di G. Pompili & M. Pedersini
Cerazade di Claudio Cerasa
Cambi di stagione di Piero Vietti
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Certo che bisogna dare 'priorità di cittadinanza' ai figli degli immigrati per come dice Gianfranco Fini, ma per motivi diversi da quelli genericamente umanitari.
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Angelino Alfano si è quasi alzato in piedi, tanto era il trasporto emotivo: “Sembriamo il partito dei confusi. Questo governo non lo si può criticare, e sostenere, allo stesso tempo. Dobbiamo starci dentro, convinti”. Durata fino all’una di notte, la cena di giovedì sera, evocativa dei diciott’anni della “discesa in campo”, tra fotografie e filmati d’amarcord, per Silvio Berlusconi e i gran gerarchi del Pdl è stato il momento dei lunghi discorsi. Come per “i reduci” cantati da Gaber, “ripartire da zero e occuparsi un momento di noi / affrontare la crisi, parlare, parlare e sfogarsi / e guardarsi di dentro per sapere chi sei”.
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Per Niccolò Ghedini, legale dell’ex presidente del Consiglio, la condanna di Silvio Berlusconi nel processo Mills “è stata già decisa e arriverà senz’altro, prima di quello che il tribunale di Milano ritiene essere il termine della prescrizione”. A quel punto “ricorreremo in Appello, dove si aprirà un processo già prescritto. Una sentenza che due giorni dopo sarà comunque prescritta – la prescrizione si matura addirittura durante il deposito delle motivazioni – serve soltanto a una cosa: poter dire ‘abbiamo condannato Berlusconi’”.
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Parlano in lingua farsi, quando indicano la data del giorno usano il calendario giusto, quello persiano prescritto dal sultano Jalal, hanno in mano tesserini iraniani. Giovedì sera è sembrato che fosse saltato il segreto del medio oriente meglio custodito negli ultimi dieci mesi – l’arrivo e la presenza di truppe dell’Iran in Siria per aiutare il governo di Damasco a reprimere con la violenza delle armi la ribellione.
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Non c’è nulla di più frustrante, nel sospettoso mondo dei genitori, della constatazione che i bambini altrui si comportano meglio dei propri. Non si buttano per terra in preda alle convulsioni se la risposta è “no”, aspettano che la madre abbia finito una conversazione fra adulti prima di pretendere attenzioni, non vivono di sacchetti di patatine con dentro la sorpresa a ogni ora del giorno.
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“La morte di milioni è stata trasformata in intrattenimento popolare e in una forma di liturgia teologica, persino in una banale piattaforma di educazione civica”. Alvin Rosenfeld, storico americano dell’Università dell’Indiana e pioniere di fama negli studi sull’antisemitismo, è durissimo con i guardiani della memoria dell’Olocausto. Ha scritto un libro, “The end of the Holocaust”, la fine dell’Olocausto, per denunciare e sviscerare la “volgarizzazione”, la “banalizzazione” e i rischi dietro a questa dittatura della memoria.
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