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una fogliata di libri - overbooking
Un po' deludente questo ballo di debuttanti
Anche per quest'anno l'Observer Review ha prodotto una selezione di brillanti promesse. Ma si tratta di tutta roba già piuttosto sentita, che poteva andare bene per la collezione dell’anno scorso, di dieci anni fa, di sempre
Non so se invidio davvero i recensori dell’Observer, che tradizionalmente trascorrono le vacanze di Natale a leggere in anticipo i romanzi degli autori che debutteranno nell’anno entrante. Il passaggio della testata alla nuova proprietà non ha scalfito l’abitudine. Se è senza dubbio accattivante il privilegio di scoprire in anteprima i bestseller di cui nessuno ha ancora idea, è altrettanto agghiacciante la prospettiva di una redazione invasa da stampe di file, plichi rigonfi, bozze con correzioni a penna, orride rilegature a spirale che denunciano come sotto il libro meglio confezionato si celi sempre un confuso embrione di parole e, ahinoi, di refusi. Fatto sta che anche per il 2026 l’Observer Review ha prodotto una selezione di brillanti promesse: otto, equamente ripartite fra maschi e femmine, da un novero limitato soltanto dal criterio di scrivere narrativa in inglese.
Come tutte le ricognizioni, più dei nomi (che sarà caso mai interessante rileggere fra qualche anno, per scoprire se i redattori ci hanno preso) contano le tendenze che emergono da questi esordi. Ebbene, il ballo dei debuttanti per quest’anno prevede la storia di una donna coraggiosa con un ritardo cognitivo, la storia di uomini che diventano adulti spacconi ma sono ancora immaturi e insicuri, la storia di una vittima di stalking, la storia di un gruppo di amiche adolescenti ribelli, la storia della comunità di un paesino industriale, la storia di una persona che va in crisi durante la pandemia e una storia di cui ci viene detto che è stata scritta mentre l’autrice era immersa nella vasca da bagno, circondata da candele e gatti (più che per la pubblicazione, c’è da congratularsi perché la casa non ha preso fuoco).
Tutta roba già piuttosto sentita, che poteva andare bene per la collezione dell’anno scorso, di dieci anni fa, di sempre. Fermo restando che, per fortuna, la qualità di un romanzo è data da come è scritto e non dal suo argomento, le trame dei debutti di quest’anno lasciano intuire come, per scegliere gli esordienti, le case editrici individuino spesso brillanti promesse già pronte a collocarsi sul gradino successivo della notoria scala arbasiniana. Pazienza, andrà meglio nel 2027.
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