una fogliata di libri

Una mosca attraversa mezza foresta

Giacomo Giossi

La recensione del libro di Herta Müller edito da Feltrinelli, 112 pp., 16 euro 

Nata in una famiglia di minoranza tedesca del Banato rumeno, Herta Müller, vincitrice del premio Nobel per la Letteratura nel 2009, vive in Germania dal 1987 e ha sempre scritto in lingua tedesca traducendo nella sua poetica sia letteraria che saggistica una critica profonda rivolta a una società come quella tedesca mai del tutto in grado – dal suo punto di vista – di fare i conti con il nazismo. A differenza di come spesso capita con i discorsi più o meno istituzionali o le conferenze tenute da scrittori di fama, Herta Müller non perde mai mordente e sagacia, non insegue nessuna forma di dolciastro buon senso, ricercando invece – partendo sempre da se stessa – le contraddizioni che segnano in maniera drammatica, all’interno delle società, la situazione esistenziale di quelle che ancora oggi vengono definite minoranze. Con "Una mosca attraversa mezza foresta. Storie di regime, esilio e libertà" (nella traduzione di Margherita Carbonaro), uscito originariamente in Germania nel 2023 per i settant’anni dell’autrice, Müller raccoglie nove discorsi e un monologo (che dà il titolo alla raccolta) con cui sviluppa quel passaggio troppo spesso semplificato e mai davvero approfondito, digerito e analizzato, che vede l’Europa passare dai regimi totalitari a una forma diffusa di democrazia. Non è sufficiente per Herta Müller fermarsi alla data del 9 novembre 1989, giorno della caduta del Muro di Berlino per dare per chiusa e risolta una storia precedente fatta di violenza e totalitarismo che è proseguita senza alcuna discontinuità dal nazismo fino ai regimi comunisti del Dopoguerra. Per Müller è necessario entrare nelle pieghe della retorica politica e di come la società abbia rimosso ingiustizie e abusi rendendoli in alcuni casi perenni e quasi ovvi e in altri casi rimuovendo ogni forma di memoria, come una dimenticanza apparentemente casuale. 

La raccolta di saggi della premio Nobel diviene così l’occasione per un’analisi della lingua e su come il suo mutare possa cambiare radicalmente lo stato mentale delle persone e la vita reale di tutti i giorni. Come, cioè, una società del controllo che fu prima ideologica e militare possa riproporsi ora in chiave tecnologica (e sempre per mano militare) trasformando la stessa tecnologia in un elemento totalmente immateriale, fluido, ma anche per questo fortemente ideologico. L’autrice non esprime una banale nostalgia per il passato, ma si concentra su un futuro percepito come un pericolo se non come un obbligato destino di condanna. Sotto il suo sguardo, i lettori possono così percepire uno stato delle cose che vede declinare l’Europa e i suoi cittadini verso una costante incertezza, che altro non è che lo stato  di una sostanziale incoscienza diffusa.

    

Herta Müller
Una mosca attraversa mezza foresta
Feltrinelli, 112 pp., 16 euro 

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