una fogliata di libri
"Esercitarsi a morire. Mistica e filosofia" di Marco Vannini
La recensione del libro edito da Le Lettere, 244 pp., 20 euro
Cinquant’anni di studi hanno permesso a Marco Vannini di diventare uno dei massimi conoscitori della mistica. Le sue numerosissime pubblicazioni hanno tracciato alcune delle principali linee di ricerca riguardanti sia il fenomeno mistico in tutta la sua vasta complessità sia svariate figure che lo hanno incarnato: basti pensare, a questo proposito, alla decisiva rilevanza dei lavori che Vannini ha dedicato a Eckhart, il celebre maestro e predicatore renano vissuto fra il XIII e il XIV secolo. Tra gli argomenti che hanno costantemente interessato il nostro autore vi è quello concernente il rapporto fra mistica e filosofia, intorno al quale, non per caso, gravitano gli otto saggi raccolti in questo volume. La tesi di fondo che emerge dal libro, e che rappresenta una delle certezze fondamentali dell’autore, può essere espressa nei termini seguenti: mistica e filosofia indicano “in sostanza la medesima cosa: il distacco da se stessi”. L’etimologia del termine “mistica” rimanda al silenzio, non quello di colui che deve mantenere un segreto, bensì il silenzio interiore “che consiste nel mettere a tacere i propri pensieri … e perciò nel distacco, anche e soprattutto da ogni nostro preteso sapere”. L’amore di sé è la radice di ogni male e di ogni peccato, affermava Eckhart. A questo punto la filosofia può offrire uno straordinario aiuto alla mistica. Non fu forse Platone a sostenere nel Fedone che “quelli che filosofano rettamente, si esercitano a morire”? A commento di queste parole, scrive Vannini: “La morte di cui parla il filosofo è la separazione dell’anima dal corpo, e la filosofia consiste proprio nell’esercitarsi a questa separazione, in modo che l’anima possa affrancarsi dai vincoli della corporeità, ovvero dalle passioni, e l’intelligenza possa così muoversi liberamente verso la verità”. Secondo l’autore, la grande filosofia classica ebbe chiare queste certezze e, accanto a Platone, ricorda Pitagora, Aristotele e, soprattutto, Plotino, del quale è rimasta celebre la massima Áphele pánta (Distàccati da tutto). A giudizio di Vannini, non v’è dubbio che tali concezioni siano in sintonia con il Vangelo, ove sta scritto: “Disse allora Gesù ai suoi discepoli: Chi vuole seguirmi, rinunci a se stesso”. Dunque, esiste uno stretto legame tra filosofia e cristianesimo e, come afferma Massimo il Confessore, il grande teologo e profondo mistico greco del VII secolo, è opportuno “seguire la filosofia di Cristo, facendo della vita un esercizio di morte”.
Marco Vannini
Esercitarsi a morire. Mistica e filosofia
Le Lettere, 244 pp., 20 euro
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