una fogliata di libri

L'abolizione dell'uomo

Carlo Marsonet

La recensione del libro di Clive Staples Lewis edito da Adelphi, 107 pp., 12 euro

Gli appassionati del catalogo Adelphi e i lettori di C. S. Lewis (1898-1963) hanno di che gioire. L’editore ha infatti appena pubblicato la Trilogia cosmica (Lontano dal pianeta silenzioso, Perelandra, Quell’orribile forza) riunita in volume unico. Un vero e proprio classico della fantascienza che orienta l’uomo nella comprensione di ciò che il mondo è: una lotta tra Bene e Male. Un “viaggio nello spazio” come sarebbe poi stato un “viaggio nel tempo” quello scritto dall’amico J.R.R. Tolkien, e cioè Il Signore degli Anelli: due saghe insuperate per profondità e bellezza contenutistica (ma anche stilistica). Ma Adelphi, che ha nel catalogo altri testi di Lewis (Diario di un dolore e Il cristianesimo così com’è), ha pure pubblicato da poco "L’abolizione dell’uomo", con traduzione di Edoardo Rialti. Un libro esile per la sua lunghezza, ma potente per l’argomento e il modo con cui viene affrontato. Si tratta, in estrema sintesi, di un invito rivolto a chi si occupa di educazione, segnatamente quella elementare, affinché non vengano allevati bambini, e dunque futuri adulti, senza bussola interiore. Ma il volume è molto di più: Lewis cerca di mostrare come senza princìpi primi permanenti a cui rifarsi e aggrapparsi, l’uomo diventa una vela in balia della tempesta. In pratica, un oggetto guidato dalle circostanze, dagli eventi e dagli imbonitori. 

Per Lewis, la missione degli educatori moderni “non è abbattere giungle, ma irrigare deserti. La giusta difesa conto i falsi sentimenti è instillare sentimenti giusti. Affamando la sensibilità dei nostri alunni – prosegue l’Autore – non facciamo che renderli prede più facili del prossimo propagandista in arrivo”. La persona, fin dalla più tenera età, non deve infatti essere concepita come una scatola vuota da riempire di ciò che risulta di moda in un dato momento storico ovvero di ciò che risulta utile in vista di altri fini. L’educazione è essa stessa un fine in sé: fornisce quell’ossatura individuale di base senza la quale non potrebbe nemmeno esistere la libertà responsabile richiesta a un uomo maturo. 
E qui entra in gioco quello che Lewis chiama il “Tao”: possiamo chiamarla, come fa lo stesso Autore, “dottrina del valore oggettivo”, oppure Tradizione, o anche permanent things, à la T. S. Eliot. La sostanza è la medesima: è la fonte dalla quale partire per essere uomini. E’ la bussola interiore che consente di discernere il Bene dal Male, ciò che è giusto da ciò che non lo è. Per essere soggetti agenti, e non oggetti agiti.

  

Clive Staples Lewis
L’abolizione dell’uomo
Adelphi, 107 pp., 12 euro

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