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una fogliata di libri - overbooking
Copertine e libri ai tempi dell'AI
Le autrici Stephanie Johnson ed Elizabeth Smither sono state espulse dall’Ockham Book Award per avere presentato opere prodotte con l’aiuto dell’intelligenza artificiale dicendo che tale contributo è consistito solo nella produzione delle copertine e non nella stesura del contenuto narrativo
Agli antipodi dell’editoria, il curioso caso di un premio letterario neozelandese ci fa capire cosa intendiamo quando pensiamo ai libri. Due autrici mai tradotte in italiano ma piuttosto in voga laggiù, Stephanie Johnson ed Elizabeth Smither, sono state espulse dall’Ockham Book Award per avere presentato opere prodotte con l’aiuto dell’AI. Tale contributo è però consistito solo nella produzione delle copertine – un gatto con denti umani, un angelo che benedice un treno – e non nella stesura dei contenuti narrativi (almeno, così dichiarano le autrici). Che non si debba giudicare un libro dalla copertina è un detto idiomatico di cui la stampa anglosassone sta abusando nel commentare l’episodio, probabilmente a sproposito: un libro infatti è la sua copertina, tanto quanto è il testo che contiene, la struttura dell’impaginazione, la carta su cui è stampato, etc.
Un libro è un oggetto specifico che non coincide con il contenuto verbale, quest’ultimo non potendo essere acquistato senza supporto materiale; è un’esperienza che coinvolge più sensi – lo sanno gli annusatori compulsivi di rilegature – al punto che ci arrabbieremmo se, al prezzo dell’edizione deluxe di un classico, ci venisse venduta, tanto il testo è identico, quella scabercia in cartaccia dalla copertina ributtante. Allo stesso modo, nell’affezionarci a un libro che ci ha segnato in gioventù, non riusciamo a scinderlo dall’incarnazione in cui ci è giunto per la prima volta fra le mani.
E’ senza dubbio sindacabile il criterio secondo cui un premio letterario ritenga squalificante il ricorso all’AI, per la semplice considerazione che tutta l’editoria passa attraverso il supporto tecnologico, almeno da quando Gutenberg ha fatto ciò che ha fatto; all’epoca, chissà, avrebbero squalificato i libri stampati a caratteri mobili. Gli organizzatori hanno tuttavia agito a rigor di logica: non partecipano gli autori (altrimenti sarebbe una gara podistica o un concorso di bellezza) né i testi astratti, bensì quei parallelepipedi lì che si chiamano libri. Fatto sta che, non so i gusti in Nuova Zelanda, ma sarebbe stato più giusto eliminare entrambi i libri perché le copertine, AI o non AI, santo cielo, sono orrende.