Una fogliata di libri

Java Road

Andrea Frateff-Gianni

La recensione del libro di Lawrence Osborne, edito da Adelphi, 209 pp., 19 euro

Scorrono sinuosi i libri di Lawrence Osborne, tra atmosfere decadenti, giovani espatriati viziatissimi, cacciatori di avventure, Martini cocktail, completi bianchi di lino leggeri e cadaveri, che di colpo fanno il loro ingresso in scena. Così, all’improvviso, come se nulla fosse, che ci si trovi tra i casinò di Macao, in lussuosi palazzi di vetro a Bangkok, in delle case vacanza su alcune isole greche ultra chic o in qualche polverosa strada del Marocco. In Java Road, ultima fatica letteraria del nostro affezionato appena arrivata sugli scaffali delle librerie per Adelphi, siamo a Hong Kong, in un recente passato (forse il 2019), che profuma di disordini, gas lacrimogeni e regimi oppressivi. Un luogo dove è facile incontrare insospettabili vicini di casa vagare durante la notte “in canottiera bianca e con un coltello da macellaio in pugno” o osservare per le strade giovani incappucciati con i vestiti impregnati di cloroacetofenone.

Protagonista della storia questa volta è Adrian Gyle, oscuro giornalista inglese di mezza età in esilio esistenziale a Hong Kong, “un egregio signor nessuno” che a un certo punto, alla ricerca della verità, verrà coinvolto in una spericolata indagine su una ragazza scomparsa. Indagine che metterà in gioco prima la sua reputazione, poi l’amicizia con un suo vecchio compagno di studi a Cambridge (un rampollo proveniente da una delle più ricche famiglie di Hong Kong) e, infine, la sua stessa vita. Osborne è un autentico fuoriclasse nello spiazzare le aspettative del lettore: quando pensi di trovarti alle prese con un’ordinaria storia contenente un seducente triangolo amoroso non corrisposto, lui cambia improvvisamente marcia e, di colpo, sei nel bel mezzo di un noir, catapultato in quella zona grigia popolata da fantasmi al confine tra realtà e illusione. “Nelle mie notti più lunghe sognavo di morire in un ospedale di qui, poi di risvegliarmi e tornare alla mia vita precedente, senza rendermi conto di non essere più reale”. Paragonato dalla critica a Graham Greene, per affinità elettive e stiloseria varia, questa volta Osborne, con Java Road, si avvicina molto, per atmosfere e intreccio, a un altro mostro sacro della letteratura inglese come W. Somerset Maugham, componendo un romanzo tagliente e vivo che se da un lato si legge come un thriller, dall’altro appare come un dettagliato trattato sociologico che illustra le contraddizioni di un paese in rivolta attraverso i tic e le nevrosi dei componenti dell’alta società.

 

Java Road

Lawrence Osborne

Adelphi, 209 pp., 19 euro

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