Una fogliata di libri

La verità della vita

Maurizio Schoepflin

La recensione del libro di Lev Nikolaevicč Tolstoj. Castelvecchi, 44 pp., 7 euro

Narratore tra i maggiori di ogni tempo, il russo Lev Nikolaevicč Tolstoj, vissuto fra il 1828 e il 1910, si occupò pure di questioni filosofiche, religiose e pedagogiche. Una vibrante testimonianza dell’ampiezza dei suoi interessi ci è data da una lettera pubblicata nel 1902 sulla rivista francese “Chaiers de la Quinzaine” e ora edita per la prima volta in italiano in questo volumetto, che accoglie pure una Prefazione di Charles Péguy e un’Introduzione di Romain Rolland, che è il destinatario della missiva tolstojana, datata 4 ottobre 1887. Fin dalle prime righe, la lettera assume toni particolarmente appassionati, richiamando innanzitutto l’attenzione sul fatto che il disprezzo per il lavoro manuale è una grave pecca della società contemporanea. A questo riguardo, anche i cristiani cadono spesso in contraddizione, preferendo sfruttare il lavoro delle classi povere: “Non crederò mai – scrive Tolstoj – alla sincerità delle convinzioni cristiane, filosofiche o umanitarie di una persona che fa svuotare il proprio vaso da notte a un servo”.

 

E poco dopo, prendendo chiaramente spunto dal Vangelo, afferma: “La formula morale più semplice e breve è essere serviti dagli altri il meno possibile e servire gli altri il più possibile. Pretendere il meno possibile dagli altri e dare loro il più possibile”. Soltanto la coscienza di far del bene ai propri simili dona all’uomo la felicità autentica; di qui la valorizzazione tolstojana del lavoro manuale – “piantare un albero, allevare un vitello, pulire un pozzo”. Ciò vale in modo particolare per l’artista, che, se vuole essere autenticamente tale, deve dimostrarsi pronto a sacrificare tempo ed energie per la propria vocazione, rinunciando a comodità e privilegi e non inseguendo alcun vantaggio materiale. Oggi – si chiede Tolstoj – qual è lo stato dell’attività artistica e scientifica? La risposta non è incoraggiante: “Il falso ruolo svolto nella nostra società dalle scienze e dalle arti deriva dal fatto che i sedicenti popoli civilizzati, guidati da studiosi e artisti, sono una casta privilegiata come i sacerdoti”. Secondo Tolstoj, arte, scienza e religione sono inficiate da una deleteria mentalità dogmatica che sta a loro fondamento e che rende necessaria una forte critica di ogni superstizione. L’arte ha smarrito la sua vocazione morale, si è allontanata dal popolo ed è stata ridotta a un gioco per minoranze privilegiate. E’ dunque necessario che essa recuperi la sua funzione originaria e che si riavvicini alla gente semplice.


Lev Nikolaevicč Tolstoj
La verità della vita
Castelvecchi, 44 pp., 7 euro

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