una fogliata di libri

I ventidue luoghi dello spirito

Nicoletta Tiliacos

La recensione del libro di Isabella Ducrot, Quodlibet, 128 pp., 14 euro

I luoghi dello spirito che Isabella Ducrot evoca in questa raccolta fatta di brevi racconti filosofici, di ricordi, di riflessioni, di versi, si manifestano quando la superficie e la profondità delle cose riescono a dialogare e a rivelare, come avveniva per Virginia Woolf nei suoi “momenti di essere”, prospettive inaspettate su di sé e sul mondo. A quei luoghi, che sono in grado di far vacillare e poi di riedificare la precaria costruzione che chiamiamo identità, si accede quasi sempre in modo inatteso, più che per intenzione, e l’occasione può essere un fatto minimo, scontato, futile. Il ricordo del nastro di gros-grain e velluto che la nonna portava al collo, e che la trasformava in una regina, muove all’improvviso i pensieri verso il bisogno filosofico di capire dove sia finito e che forma abbia preso, dopo la morte, il mondo di affetti e di grazia che la nonna incarnava.

 

Le parole pronunciate da una donna povera di mezzi e di rapporti, la cui esistenza è talmente monocorde da apparire derelitta – “Se dovessi tornare a nascere vorrei rivivere questa stessa vita”, dice invece un giorno, come in risposta a una domanda che nessuno le ha rivolto – possono provocare vertigini, minare per sempre il sistema di certezze che identifica la felicità con la ricchezza di avvenimenti, di relazioni, di occasioni di cui è possibile godere. Il tovagliolo nel quale i giovani novizi di un monastero buddista raccolgono avanzi di riso imbevuto di sugo nero, e che mettono sotto la veste, a contatto con la pelle, per conservare il calore del cibo fino a sera, dispiega inopinatamente di fronte agli occhi dell’autrice, in visita al monastero con un gruppo di amici, l’illusione su cui si basano certe convenzioni ritenute universali.

 

I ventidue luoghi dello spirito di Isabella Ducrot – lo stesso numero delle lettere dell’alfabeto ebraico già richiama qualcosa di concluso e di infinito – appaiono come altrettanti punti segnati su una mappa spazio-temporale; “mappa” è parola ricorrente nel libro, nel suo originario significato latino di tovagliolo, di quadrato di tessuto che protegge e che raccoglie qualcosa che può essere trascurabile (pochi avanzi di riso) ma rivelarsi vitale (è l’unico cibo che sfama i novizi). La limpida scrittura di Isabella Ducrot è un’avventura alla scoperta dei modi in cui la trama della realtà può lacerarsi e ricomporsi, rendendo insignificante quel che appariva essenziale, e viceversa. 

   

I ventidue luoghi dello spirito
Isabella Ducrot
Quodlibet, 128 pp., 14 euro

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