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La storia del calcio in 50 ritratti

Recensione del libro di Paolo Condò edito da Centauria (160 pp., 19,90 euro)

23 Ottobre 2019 alle 20:02

La storia del calcio in 50 ritratti

Eravamo tutti buddisti, in quell’estate del 1994. E tutti devoti a Roberto Baggio. Chi non si ricorda di ciò che è successo in quel Mondiale, prima del rigore scagliato contro il cielo dal numero 10 azzurro, ne ha comunque nostalgia.

Comincia dal divin codino e da quel campionato del mondo “lontano, assurdo, drammatico e ruggente” il nuovo libro di Paolo Condò La storia del calcio in 50 ritratti, una carrellata sportiva, sentimentale e dichiaratamente arbitraria dei protagonisti del gioco più bello del mondo, con le illustrazioni di Massimiliano Aurelio. Sono tutti convocati: Franz Beckenbauer, Pelé, Leo Messi, Ronaldo, Johan Cruijff e ovviamente Diego Armando Maradona: “Ci sono tanti Maradona, gioiosi e amari esaltanti e deprimenti, da amore senza fine ma odiosi nei momenti di autodistruzione. E poi c’è un Diego irresistibile, che è quello del Mondiale ’86, del gol più bello della storia, del primo scudetto di Napoli”. Dall’epoca del bianco e nero, delle maglie scolorite, di campioni poveri ma belli, anzi bellissimi, fino all’altissima definizione. Da Alfredo Di Stefano a Cristiano Ronaldo, Condò racconta come il calcio ha conquistato il mondo. Era il 4 settembre 1955 quando a Oeiras, periferia di Lisbona, si è giocata Sporting Lisbona contro Partizan Belgrado, la prima partita della Coppa dei Campioni, vinta per le prime cinque edizioni dal Real Madrid. Sono passati più di sessant’anni da allora: è cambiato il mondo ed è cambiato il calcio. Negli stadi si è assistito al trionfo del catenaccio di Nereo Rocco all’avvento del calcio totale di Rinus Michels e del suo leggendario Ajax in cui tutti attaccano e tutti difendono e tutti, avversari compresi, si inchinano a Crujff. Anche se alla fine vince la Germania. E’ l’infanzia di tutti, i nostri primi amori e le nostre prime malinconie. C’è l’urlo di Marco Tardelli, la Coppa alzata al cielo da Paolo Maldini, lo sguardo fiero di Francesco Totti nonostante una carriera con pochi trofei e un destino avaro di gioie. Tutto per amore della propria maglia. E poi c’è Michel Platini, che a ventitré anni venne presentato come un buon tiratore di punizioni e poi divenne “Le roi”, tre palloni d’oro e la decisione di abbandonare per sempre il pallone troppo presto. “Non si divertiva più, se ne rese conto durante la sua ultima e un po’ anonima stagione e anziché mendicare un rinnovo di contratto che certamente gli sarebbe stato concesso preferì dire basta. Per non prendere in giro nessuno, a partire da se stesso”. A proposito di ritiri prematuri e dolorosi per i tifosi c’è quello del cigno di Utrecht: “La storia dello sport è piena di ingiustizie, ma ci si mette del tempo per rassegnarsi all’idea che Marco Van Basten abbia giocato fino a 28 anni soltanto, come un James Dean del football”. Viene voglia di riguardarsi il suo gol contro l’Unione sovietica durante la finale europea dell’88 (giudicato il secondo miglior gol mai realizzato) la parata più bella della storia, quella di Gordon Banks contro Pelè ai Mondiali del ’70, il coast to coast di Maradona, il Brasile dei cinque numeri 10, la squadra più forte di tutte. Abbiamo vissuto il secolo del calcio, siamo stati fortunati ad aver visto giocare Baggio e i suoi compagni. Nella buona e nella cattiva sorte.

 

La storia del calcio in 50 ritratti
Paolo Condò
Centauria 160 pp., 19,90 euro

Giorgia Mecca

E’ nata a Torino il 6 novembre 1989. La prima volta che ha visto la capitale, nel 2010, ha deciso  che quello sarebbe stato un buon posto in cui fermarsi. Ha studiato lettere alla Sapienza, prima antiche e poi moderne. Adesso vive tra Roma e Torino, rimpiangendole entrambe. Legge molti libri, alcuni li recensisce per il Foglio. Quando non è in treno, gioca a tennis e si diverte moltissimo.

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