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La congiura dei Fieschi

Gabriella Airaldi
Salerno, 139 pp., 12 euro

11 Aprile 2019 alle 12:48

La congiura dei Fieschi

“Il Moro ha fatto il suo dovere, il Moro può andare”, era una frase che Adolf Hitler amava ripetere. Era un riferimento a Muley Asen “il Moro”: un birbante che passa da un fronte all’altro nel corso della tragedia di Friedrich Schiller La congiura del Fiesco a Genova, rappresentata per la prima volta nel 1784. In effetti si trattava di un personaggio inventato, così come erano abbondantemente romanzate le vicende storiche di contorno. Ma il particolare dà l’idea del modo in cui attraverso i secoli è rimbalzata la memoria di quella notte del 2 gennaio 1547 in cui fallì il tentativo di golpe della famiglia di Fieschi contro Andrea Doria: padre padrone della Repubblica di Genova e Capitano generale della flotta imperiale nel Mediterraneo e nell’Adriatico. Un personaggio talmente passato alla leggenda da essere ricordato nei nomi non solo di navi, ma perfino di squadre di calcio.

 
Nella congiura fu tra gli altri ucciso Giannettino Doria: amato nipote di Andrea. Ma nella città dove secoli dopo sarebbe poi nato Paolo Villaggio quando si consumò questo delitto il golpe era già fallito, in stile quasi fantozziano. Capo del complotto era infatti Gian Luigi Fieschi, che per meglio dissimulare le proprie intenzioni poco prima dell’azione era andato a visitare Giannettino, prendendo in braccio i suoi figli. Ma durante il pur vittorioso attacco alle navi dei Doria in Darsena cadde in acqua da una passerella e annegò sotto il peso dell’armatura, senza che i suoi uomini nella confusione se ne accorgessero. Tanto il piano era preparato bene, che andò avanti con la precisione di un cronometro. Solo quando ormai erano padroni della città i golpisti realizzarono che il capo era morto. I rematori musulmani che i ribelli avevano liberato ne approfittarono per squagliarsela, mentre Andrea Doria scatenava una vendetta durissima. Sul momento bollata come un’azione malvagia mossa dall’invidia, in epoca romantica la congiura sarebbe stata rivalutata in chiave libertaria. Specialista di Storia mediterranea e delle relazioni internazionali e docente di Storia medievale all’Università di Genova, Gabriella Airaldi usa un linguaggio spesso suggestivo nel ricostruire una di quelle “notti in cui la storia si fa mito”. Ma cerca di inquadrare il tutto nell’ambito di un regolamento di conti tra vecchie e nuove aristocrazie, nel momento in cui Andrea Doria stava delineando il nuovo blocco sociale all’origine di un “secolo genovese”.

 

LA CONGIURA DEI FIESCHI
Gabriella Airaldi
Salerno, 139 pp., 12 euro

Maurizio Stefanini

Romano, classe 1961, maturità classica, laurea in Scienze Politiche alla Luiss, giornalista dal 1988. Moglie, due figli. Free lance impenitente, collabora col Foglio dalla fondazione. Di formazione liberale classica, corretta da radici contadine e da un'intensa frequentazione del Terzo Mondo. Specialista in America Latina, Terzo Mondo, movimenti politici comparati, approfondimenti storici. Ha pubblicato vari libri, tra cui “I nomi del male”, ritratto dei leader dell’asse del Male, "Ultras - Identità, politica e violenza nel tifo sportivo da Pompei a Raciti e Sandri", "Da Omero al rock. Quando la letteratura incontra la canzone" e ultimo "Alce Nero un «beato» tra i Sioux". Parla cinque lingue; suona dieci strumenti (preferito, fisarmonica).

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