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Dopo il diluvio

Leonardo Malaguti
Exòrma, 210 pp., 14,90 euro

28 Novembre 2018 alle 18:36

Dopo il diluvio

Leonardo Malaguti descrive il buio così: “Sembrava che l’aria brulicasse di una coltre fitta d’insetti”. Uno scrittore lo riconosci subito da pochi tratti precisi: se dice una e una sola cosa per tutta la vita, come ha scritto Piero Vietti su questo giornale; se ti stende dopo tre righe di incipit; se ti fa vedere qualcosa che conosci perfettamente in un modo in cui non l’avevi mai vista o pensata e che, da quel momento in poi, diventerà il solo in cui la vedrai e immaginerai (sarà complicato d’ora in avanti ritrovarsi al buio senza pensare d’essere immersi in una fittissima coltre d’insetti). Malaguti ha soltanto venticinque anni, quindi non si può ancora sapere se dirà una e una sola cosa per tutta la vita, ma per il resto ha tutte le carte in regola e questo suo romanzo uscito da poco per Exòrma è incredibile, sembra scritto da uno che scrive da decenni e ha vissuto ovunque e letto chiunque e non, come è, da un pischello di Bologna con alle spalle un unico quarto di secolo. La storia è questa: un piccolo ma autarchico paesello dove nessuno guarda il calendario, si allaga dopo molte ore di pioggia. E’ un disastro che era già capitato, una volta erano morti così tanti bambini e il dolore era stato tanto assurdo e impossibile da sopportare, che alcune delle loro madri si erano convinte che si fossero reincarnati in topi. Stavolta ci sono sì dei morti, ma i veri guai cominciano quando finisce il diluvio. Niente quiete dopo la tempesta. E’ come se fosse piovuta pazzia: s’incattiviscono tutti, un uomo mansueto diventa uno stupratore (“un orco divoratore di sottane”), un rabbino si suicida quando gli sgozzano la sua scrofa domestica, un ladro ruba rape, una bambina aggredisce un mendicante e, molto presto, non appena si scopre che i morti non li ha fatti la pioggia ma un assassino, la folla s’accanisce contro le prostitute di un assai benvoluto bordello, fino ad allora cuore pulsante dell’economia cittadina. Il commissario Van Loot cerca di fare chiarezza, tuttavia più va avanti nelle indagini e più vede solo “un nido fecondo di un grande ragno peloso”. Le comunità, a volte, impazziscono: non c’è modo di prevederlo, ma di ristabilire un ordine e arginare l’autodistruzione cannibale sì, però dipende da quanto gli individui di quelle comunità siano disposti a strigliare la propria responsabilità personale, a chiedere aiuto fuori, a collaborare con l’altro, a pensare all’interesse comune. Tutte cose che la comunità di Dopo il diluvio non riesce a fare ed è così che Malaguti, ambientando un grottesco fantasy in un posto e un tempo imprecisati, coglie e rappresenta il nostro tempo e la nostra Europa e l’indisponibilità che abbiamo, senza alcuna ragione valida, a impegnarci in qualcosa di diverso dall’aggressione di nemici inesistenti, o già sconfitti, o innocui, insomma poveri cristi. Le comunità, ogni tanto, perdono il senno e non ci sono previsioni di politologi, esperti, intellettuali, privilegiati, castisti i più disparati che possano impedirlo. 

 

DOPO IL DILUVIO
Leonardo Malaguti
Exòrma, 210 pp., 14,90 euro

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